Mastropasqua (Inps): con la certificazione online arrivano le prime statistiche sulle malattie. Ancora problemi con le ricette elettroniche

Silvio Campione | 16/05/2011 21:44

Superata la soglia dei dieci milioni di certificati online: dalla data di attivazione della nuova procedura, il totale dei certificati trasmessi raggiunge, infatti, la cifra di 10.280.351 unità. In Lombardia sono stati spediti 2.351.702 di documenti, 1.360.650 nel Lazio, 877.872 in Veneto, 813.436 in Sicilia, 778.321 in Emilia Romagna, 757.125 in Campania, 604.817 in Piemonte, 479.742 in Toscana, 444.563 in Puglia, 351.831 in Calabria, 267.700 nelle Marche, 200.585 in Liguria, 190.626 in Abruzzo, 178.036 in Sardegna, 165.704 in Friuli Venezia Giulia, 118.927 in Umbria, 111.713 in Provincia di Bolzano, 99.473 in Provincia di Trento, 67.786 in Basilicata, 34.171 in Molise e 25.571 in Valle d'Aosta.

 Sugli effetti della trasmissione telematica, il presidente dell’Inps Antonio Mastropasqua, come ha dichiarato ultimamente, non ha dubbi: “Con i certificati medici on line si può avviare un processo di conoscenza inimmaginabile ai tempi della compilazione cartacea - spiega -. E’ uno dei vantaggi dell'operazione avviata un anno fa dal ministro Brunetta, che produce nuove opportunità di tipo sociale. Per tutte le Regioni potremo disporre di un'ampia e completa base statistica omogenea, con informazioni sulle patologie denunciate, e sui connessi fenomeni di assenza dal lavoro, fino a una lettura dell'assenteismo. Il codice nosologico identifica la patologia e quindi consente di archiviare informazioni essenziali di tipo socio-sanitario. È possibile conoscere durata e frequenza delle assenze per malattia, produrre confronti tra pubblico e privato e tra diversi territori”. Ed ecco i dati:  “Il Lazio è la regione che con Sicilia e Basilicata mostra una sensibile differenza tra eventi di malattia nel settore pubblico, rispetto a quelli del settore privato; mentre il numero dei giorni è sotto la media nazionale. Insomma nel Lazio ci si ammala spesso, ma per poco tempo. Ma è solo l'inizio, molto altro si potrà scoprire con l'aumento dei dati”. Sul trasferimento dei dati alla Regione Mastrapasqua dice: “Siamo in una fase sperimentale. La messa a regime dipenderà dai ministeri competenti, dall'Inail e dalla Regioni. Occorreranno delle convenzioni che l'Inps è disposto a stipulare non appena ci saranno le indicazioni ministeriali”. La collaborazione tra Inps ed Enti locali potrà dare risultati eccezionali. “Oltre a individuare frequenza e durata delle malattie, potremo disporre di informazioni importanti sulla dipendenza dei fenomeni dell'età e dal settore produttivo di appartenenza del lavoratore in malattia. emerge ad esempio che agricoltura e costruzioni sono i settori in cui il numero medio di malattie è basso, ma presentano una durata media particolarmente lunga (rispettivamente 14 e 10 giorni). Il numero delle malattie inoltre cresce col crescere della dimensione dell'impresa. Gli enti locali potranno acquisire notizie di grande interesse per definire programmi socioassistenziali, oltre che sanitari. Le patologie insorgenti possono essere codificate e rubricate”. L’altra innovazione introdotta da Brunetta, le ricette online, sembra invece soffrire ancora: dallo scorso 5 marzo si è chiusa la fase sperimentale e in Gazzetta ufficiale, come si ricorderà, è stato pubblicato l'ennesimo decreto Tremonti. Dice che per le ricette che non necessitano di visita (febbri da sedare con la Tachipirina, insonnie da gestire con il Tavor, malori cronici su cui il medico è ampiamente informato) il paziente o un suo parente potranno andare a ritirare direttamente in farmacia la prescrizione: il medico o il pediatra invieranno la mail certificata con il codice a barre e il paziente potrà acquistare il farmaco esibendo la tessera sanitaria, presto dotata di un chip. Quindi, il ministero (Tesoro e Salute) potrà accedere al controllo in tempo reale in modo da poter stilare statistiche e verificare in tempo reale consumi e prescrizioni. Il Governo con questa novità è certo di risparmiare due miliardi di euro subito e 12 miliardi a regime: "Entro la fine dell'anno tutti i medici di famiglia lavoreranno online", affermano a Palazzo Vidoni. Ma non sarà facile tener fede all'annuncio. La sperimentazione è stata un mezzo disastro (Piemonte e Campania), ma la prima regione che ha provato la sua tenuta elettronica in via ufficiale, la Val d'Aosta, questo dal primo aprile, ha offerto risultati confortanti: il 62 per cento dei medici ha inviato ricette senza problemi e solo il quattro per cento si è arenato. C'è già un primo calendario che, nella sua applicazione a due velocità, ha chiesto a sette regioni e una Provincia autonoma (Bolzano) di attivarsi fra il primo maggio e il primo ottobre. Fra le sette, per dire dell'incertezza sul risultato, ce ne sono tre commissariate causa problemi irrisolti di bilancio: Molise, Campania, Calabria. La Lombardia è fuori da questo calendario perché possiede un sistema unificato gestito dalla Regione ed è considerata online di fatto. Anche l'Emilia Romagna, chiamata alla prova da due settimane, ha già un sistema informatico unico. Così la Toscana. I medici di base lamentano: "Il sistema è macchinoso, pieno di falle. E a noi mancano linea adsl e software". Il sindacato chiede inutilmente di far slittare i termini di avvio: "In otto Regioni su venti il nuovo sistema di certificazione online non è a regime". E c’è chi vuole un finanziamento per la banda larga e per i  computer compatibili. "Io viaggio tutto il giorno in cinque ambulatori lontani tra loro e non posso perdere tempo con i problemi tecnici", dice Fiorenzo Corti, segretario della Federazione medici di famiglia in Lombardia. Serve un linguaggio informatico comune, altrimenti un'ecografia epatica non si potrà leggere, e ci vorrà personale che organizzi il lavoro”. "Se passo la giornata a rispondere a ottanta mail, creare il codice per la farmacia, scrivere report sui flussi finanziari per il ministero del Tesoro, quando visito il paziente?". Da Napoli, città critica per eccellenza, i sindacati segnalano che non è facile immaginare la sanità elettronica quando per i medici di base lo stipendio è in ritardo di tre mesi: nella Asl 1 mancano persino gli addetti alla contabilità. Dal dicastero di Brunetta le repliche sono ferme: "Le cose andranno rapidamente a posto ed entro il 2012 tutta la sanità dovrà essere online". Il ministro ha inviato un report al presidente dell'Emilia, Vasco Errani, in cui s'ipotizzano risparmi fino a 12,4 miliardi, "l'11,7 per cento dell'intera spesa sanitaria". I funzionari ministeriali spingono in avanti il progetto: oltre alle ricette, per posta elettronica si potranno avere le richieste degli esami di laboratorio, i loro risultati, una diagnosi, una lastra. E l'intero fascicolo sanitario del paziente. Al solito, alla proposta innovativa il ministro Brunetta affianca la sanzione possibile: ai medici che non faranno online almeno l'80 per cento delle ricette potrà essere decurtato lo stipendio fino all'1,5 per cento e in alcuni casi sarà sospesa la convenzione. Intanto, per rimanere sul filone della sanità elettronica, anche il Piemonte parte con il nuovo sistema di verifica dell’esenzione in base al reddito. Non sarà infatti più necessario autocertificare di volta in volta il possesso dei requisiti, ma, secondo quanto previsto dal DM Tremonti, il codice di esenzione verrà riportato sull’impegnativa direttamente dal medico che prescrive la prestazione. Il riconoscimento del diritto all’esenzione verrà rilevato attraverso la presenza del nominativo in un elenco fornito dall’Agenzia delle entrate alla Regione, alle Asl e ai medici di famiglia e aggiornato il 1° aprile di ogni anno. Per il 2011, al fine di evitare disagi ai cittadini, la Regione Piemonte ha deciso di provvedere a livello centrale a produrre e a inviare via posta a tutti gli assistiti inseriti nell’elenco ministeriale  - 673 mila persone - il certificato di esenzione da esibire al medico prescrittore, valido fino al 31 marzo 2012. In caso di mancato ricevimento, chi ritenga di aver diritto all’esenzione del reddito può recarsi all’Asl, che emetterà un certificato provvisorio sulla base di un’autocertificazione, cui seguiranno i relativi controlli sulla veridicità della condizione dichiarata. Dal 1° agosto, senza certificato, non sarà più possibile usufruire dell’esenzione. Clicchi qui per essere informato.

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