Cgil, sit-in dei medici contro il decreto Calabrò sul biotestamento. Sono sempre meno gli italiani a favore della legge

Redazione DottNet | 18/05/2011 09:43

biotestamento sindacato

Sit in dei medici in camice bianco mercoledì 18 a piazza Montecitorio, in occasione della votazione in aula alla Camera del Ddl Calabro', organizzato dalla all'interno della campagna Cgil - FpCgil ''Io non costringo, curo''. La manifestazione è stata indetta ''per dire no ad una legge che impone ai medici di non rispettare le volontà dei cittadini e il codice deontologico e che mortifica la professionalità degli operatori sanitari trasformando per legge idratazione e nutrizione artificiale in pane e acqua''.

In piazza si raccoglieranno ulteriori adesioni per l'appello dei medici e degli operatori sanitari per la libertà di scelta sul testamento biologico e contro l'accanimento terapeutico, con primi firmatari Ignazio Marino, Umberto Veronesi e Amato De Monte, promosso dalla Fp-Cgil e dalla Fp-Cgil Medici. L'appello ha superato le 10.000 adesioni che il 27 aprile 2011 sono state consegnate al Presidente della Camera Gianfranco Fini. Intanto calano gli italiani a favore di una legge sul testamento biologico e della pratica dell'eutanasia. Rispetto al 2010, in cui l'81,4% voleva una legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, nel 2011 il numero è sceso al 77,2% (-4,2%), mentre sono aumentati decisamente i contrari, saliti dal 3,3% al 14,2%. Sono alcuni dei dati contenuti nel rapporto Eurispes 'Cultura della salute e testamento biologico', pubblicato sul sito della Federazione degli ordini dei medici. Aumenta dunque il popolo dei contrari al contestato ddl sul biotestamento, anche se il rapporto non spiega le ragioni di quest'inversione di tendenza. L'indagine rileva comunque come la maggior parte dei favorevoli al testamento biologico sia di sinistra (87,5%), seguiti da chi non ha alcuna appartenenza politica (80,1%), da chi è di centro-destra (76%), centro-sinistra (75,6%) e centro (64,9%). Nel caso fosse introdotto il testamento biologico, secondo il 72,8% degli italiani, il medico non potrebbe ignorare la volontà espressa dalla persona, mentre il 14,8% (13,9% nel 2010) ritiene che il medico potrebbe agire in maniera difforme. Calano, anche se dell'1,2%, i favorevoli all'eutanasia, che rappresentano il 66,2% del campione, contro il 67,4% del 2010 e il 68% del 2007. Aumenta così il fronte dei contrari, passato dal 21,7% del 2010 al 24,2% del 2011, e diminuisce quello degli indecisi (dal 10,9% al 9,6%). A propendere maggiormente per la 'dolce morte' sono gli uomini (67,9% contro il 64,6% delle donne), e soprattutto i giovani tra i 18 e 24 anni (75,3%) e tra i 25 e 34 anni (70,9%). Man mano che l'età avanza cala il fronte dei favorevoli: lo è il 67,5% degli adulti tra i 35 e 44 anni, il 67,7% dei 45-64enni e il 53,7% degli over 65enni. A livello politico tra chi è di sinistra si registra il boom dei favorevoli all'eutanasia: sono l'82%. Fra chi non si riconosce in alcuna posizione politica il 69,6%, si dice favorevole alla 'dolce morte' percentuale che scende al 66% fra i votanti di destra, al 63,1% dei militanti di centro-sinistra, al 57,9% di chi sta al centro e al 54,% di quelli di centro-destra. A due anni dal suo arrivo alla Camera, il ddl Calabrò potrebbe ricevere il voto finale da parte dei deputati entro le prossime sedute (per poi passare nuovamente al Senato). Il provvedimento, infatti, salvo modifiche del calendario dell'ultimo minuto, torna in Aula a Montecitorio mercoledì mattina, con l'esame e il voto degli emendamenti, e l'intenzione dichiarata dalla maggioranza e dal governo resta sempre quella di portarlo a casa il prima possibile. Ma la distanza resta con le opposizioni, che, tranne l'Udc, da più parti continuano a sostenere che quella della maggioranza è una norma ''sbagliata'' e che sarebbe stato meglio andare verso una versione leggera, una 'soft law'. Per Pd e Idv, ma anche per Futuro e Libertà, che ha presentato un unico emendamento sostitutivo dell'intero testo, infatti, non serviva una normativa che, come spiega Antonio Palagiano, capogruppo Idv in commissione Affari Sociali, ''burocratizza il testamento biologico''. Era meglio, con le parole dell'ex ministro della Salute, Livia Turco, studiare un testo ''ispirato al diritto mite, cioè a una legislazione che non sia intrusiva ma di indirizzo e non ponga divieti ed ostacoli''. Anche per Fli le regole fissate dal provvedimento sono ''troppo rigide'' ed era preferibile ''una soluzione non normativa o una soft law'' incentrata sul rapporto di fiducia medico-paziente e tra medico e familiari per orientare le scelte sul fine vita, ''in una esatta equidistanza dall'accanimento terapeutico e dall'eutanasia''. Per la maggioranza, come hanno ribadito piu' volte il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, e il relatore del provvedimento, Domenico Di Virgilio, il testo è ''un punto alto di mediazione'' e non è affatto ''ideologico''.