Malattie digestive, dall'ospedale al territorio col filtro dei medici di famiglia. La patologia colpisce un italiano su cinque. E la maggioranza sbaglia medico

Silvio Campione | 17/05/2011 19:36

"Spostare il 50% delle attività di medicina specialistica in gastroenterologia dall'ospedale al territorio", potenziando il 'filtro' dei medici di famiglia per evitare il 'tilt' nell'assistenza ai malati con patologie digestive. Questa la missione degli esperti della Sige (Societa' italiana di gastroenterologia), dell'Aigo (Associazione italiana gastroenterologi ospedalieri) e della Sied (Societa' italiana di endoscopia digestiva), che il 7 giugno illustreranno a Roma, nella sede del ministero della Salute, il nuovo modello organizzativo per far fronte a un'emergenza in crescita. Accessi impropri che moltiplicano gli esami inutili, alimentano lunghe liste d'attesa e si traducono in enormi costi sociali ed economici. Non solo: il malato curato nella corsia sbagliata vive meno e peggio. Per gli esperti, serve, dunque, un'alleanza con il mondo della medicina generale per addestrare nuova figura: "Il gastroenterologo delle cure primarie". "La nostra idea - spiega Gianfranco Delle Fave, presidente Sige - è quella di prevedere, nell'ambito del riordino delle Scuole di specializzazione, la possibilità per i futuri medici di dedicare un anno alla formazione nell'assistenza gastroenterologica sul territorio. Con la possibilità, per esempio, di riconvertire a presidi assistenziali sul territorio gli ospedali per cui si è decisa la chiusura".
Intanto le malattie digestive colpiscono un italiano su 5, con circa 2 milioni di ricoveri ospedalieri l'anno (10 milioni di giornate di degenza), di cui meno del 10% nel reparto giusto. La maggior parte dei pazienti 'si perde' tra unita' di medicina generale, chirurgia o malattie infettive. Stomaco e intestino tallone d'Achille per sempre più italiani. Uno su 5 digerisce male o soffre di vere e proprie patologie dell'apparato che ha il compito di assorbire gli alimenti. Ma per scoprire il suo problema e iniziare una cura, meno di un malato su 10 arriva al gastroenterologo: 9 su 10 finiscono dal medico sbagliato. Un'emorragia di pazienti che si traduce in esami e terapie inappropriate, liste d'attesa che si allungano e costi impropri che lievitano. "Il rischio è l'esplosione del sistema".

Così gli esperti di Sige (Societa' italiana di gastroenterologia), Aigo (Associazione italiana gastroenterologi ospedalieri) e Sied (Societa' italiana di endoscopia digestiva), dal 23 al 27 maggio organizzano la prima Settimana delle malattie digestive. L'obiettivo e' "fare cultura anche fuori dall'ospedale, sul territorio". Per restituire al gastroenterologo i suoi malati.
L'obiettivo è "fare cultura anche fuori dall'ospedale, sul territorio". Per restituire al gastroenterologo i suoi malati. L'iniziativa, sostenuta da Nycomed, è stata presentata  a Milano e coinvolgerà oltre 50 centri specialistici del Belpaese. Contattando un call center attivato ad hoc, 8 mila medici di famiglia selezionati lungo la Penisola, forniti di un'apposita carta dei servizi che detta il percorso di accertamento da seguire e 'mappa' le strutture dedicate, invieranno ai centri partecipanti i pazienti con sospetta patologia digestiva. "In linea di massima ogni centro offrirà 5 visite al giorno per 5 giorni", riassume il presidente della Sige Gianfranco Delle Fave, 'regista' del progetto. All'insegna del motto 'Con il medico per il paziente', la speranza è quindi quella di raggiungere oltre un migliaio di possibili malati. Scopo finale: inaugurare "un nuovo modello organizzativo fondato su un collegamento tra ospedale e territorio", spiega Delle Fave.Calano gastrite e ulcera, crescono colon irritabile e altre malattie infiammatorie intestinali. Stabile la colite ulcerosa, mentre preoccupano cancro colorettale ed esofago di Barrett, e sembra in aumento il morbo celiaco. Questo il 'borsino' delle malattie che colpiscono il cosiddetto "secondo cervello" del corpo umano, in parte legate ai cattivi stili di vita (alla sbarra dieta scorretta, fumo, alcol e stress), ma in parte anche alla genetica. Ogni anno causano in Italia circa 2 milioni di ricoveri, 10 milioni di giornate di degenza in ospedale e 82 mila morti. "Insieme alle patologie cardiovascolari - sottolinea Delle Fave - quelle digestive rappresentano la prima causa di ricorso alle strutture sanitarie. In sintesi, sono la prima ragione per cui ci si ammala, si va in ospedale e alla fine si muore. Ricordiamo poi che il 25-27% di tutti i tumori parte proprio dall'apparato digerente. Ma il vero problema è che, mentre un cardiopatico su 2 viene curato dal cardiologo, appena un paziente con malattie digestive su 10 viene visitato dal gastroenterololgo". Nel caso delle patologie digestive "solo l'8-9% di tutti i ricoveri avviene nei reparti specialistici", conferma Santo Monastra, presidente dell'Aigo. Gli altri 'bypassano' il gastroenterologo e arrivano alle unità di "medicina, chirurgia, malattie infettive e altro ancora. Con un costo enorme per il Servizio sanitario nazionale e per gli stessi pazienti che, com'è stato dimostrato, curati nel reparto appropriato vivrebbero di più e meglio". Ma perché gli italiani con lo 'stomaco debole' si perdono per strada? Da un lato la colpa è dell'abuso dei pronto soccorso. "All'estero sono praticamente vuoti, mentre da noi a intervalli di pochi minuti passa un ambulanza", osserva Delle Fave. Inoltre, aggiunge, "oggi il medico di famiglia non riesce più a fare da filtro. E' schiacciato da mille incombenze burocratiche e amministrative, è chiamato a occuparsi un po' di tutto" quando invece "non si può essere tuttologi", avverte Monastra. Luigi Familiari, presidente della Sied, punta infine il dito contro "quella che possiamo chiamare una forma di medicina difensiva". Nell'era dell'autodiagnosi online, spesso 'ispirata' da siti Internet che di scientifico hanno poco o nulla, i malati si presentano dal medico credendo di sapere già ciò di cui hanno bisogno. "E purtroppo la tendenza è di accontentarli sempre e comunque - riflette Familiari - Ormai non si fa più ciò che è necessario, bensì quello che comporta meno rischi legali". Anche per questo, per 'ridare al gastroenterologo ciò che è del gastroenterologo', è "indispensabile creare e diffondere su tutto il territorio italiano una cultura gastroenterologica", insistono i numeri uno di Sige, Aigo e Sied. A maggior ragione alla luce dei successi raggiunti da questa branca della medicina. "Oggi, per esempio, sopravvive a 5 anni più del 70% dei malati di cancro al colon-retto, killer numero uno fra i tumori del sistema digerente", evidenzia Delle Fave. Senza contare "la grande rivoluzione dell'endoscopia - dice Familiari - Nata come strumento di diagnosi, è sempre di più anche un mezzo di intervento ultra-precoce" che fa del gastroenterologo un camice bianco "a metà fra il medico e il chirurgo". Il 'viaggio virtuale' nelle viscere, infatti, non permette solo di guardare dentro l'addome con la stessa precisione con cui un dermatologo può esaminare la pelle: "Con l'endoscopia digestiva oggi si può intervenire senza aprire il paziente in quasi tutte le patologie dell'apparato digerente". Asportando lesioni millimetriche anche prima che diventino un cancro.

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