Il rischio clinico, da problema a opportunità, convegno a Roma col ministro Fazio organizzato da Merqurio

Redazione DottNet | 21/05/2011 19:10

E’ in programma il 24 maggio alle ore 9 presso la biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, Sala degli atti parlamentari, (Piazza della Minerva 38, Roma) il convegno, organizzato da Merqurio con la collaborazione dello studio legale Cirese e di Astrazeneca, con il patrocinio del Senato, di Federsanità Anci e di Fiaso: “Il rischio clinico, da problema ad opportunità”.Aprirà i lavori il senatore Antonio Tomassini, presidente XII Commissione Igiene e Sanità. Tra i relatori ci saranno i senatori Dorina Bianchi, membro della XII Commissione Igiene e Sanità, Michele Saccomanno, membro della XII commissione igiene e sanità e membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale e Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, nonché membro della Commissione Igiene e sanità.

 Sono inoltre previsti interventi di  Carlo Lusenti, membro Commissione Salute Conferenza delle Regioni e delle Province  Autonome, di  Piero Ciccarelli, presidente di Federsanità Marche e direttore dell’Asur, Fulvio Moirano, direttore dell’Agenas, di Stefano Biasioli  e Alberto Catalano, il primo segretario generale della Confedir-Mitpa e membro del CNEL, il secondo presidente della Speme e direttore dell’Asl Sa3,  di Guido Broich (Coordinatore Sanitario Regionale del Gruppo Policlinico di Monza), di Marco  Rapellino (responsabile dell’Accreditamento e Formazione, area Qualità, AReSS Piemonte e coordinatore della Commissione Rischio Clinico dell’Assessorato alla Salute della Regione Piemonte), di Massimo Fabi (presidente dell’Area Vasta Emilia Nord e Coordinatore Regionale FIASO per l’Emilia-Romagna). Non mancherà il contributo dei presidenti delle società scientifiche  Sigo e Siapec, rispettivamente  Giorgio Vittori e Gian Luigi Taddei, del presidente dell’Ordine dei Medici Amedeo Bianco, di magistrati (Vincenzo Roselli, presidente della prima sezione penale della Corte di Appello di Roma),  di responsabili di associazioni tra cui Maurizio Maggiorotti (presidente A.m.a.m.i., medici accusati di malpractice) e Francesca Moccia coordinatrice del Tribunale dei diritti del malato e di giuristi (Vania Cirese, avvocato cassazionista e docente di Diritto Sanitario). Chiuderà i lavori Lucio Battistotti, responsabile della Rappresentanza in Italia della Commissione europea Il saluto finale sarà riservato al ministro della Salute Ferruccio Fazio.

La situazione in Italia

I casi di contenzioso sollevati annualmente nelle aule di giustizia per ottenere il risarcimento dei danni da parte dei pazienti si aggirano intorno ai 13.000 casi. All’accusa di “malasanità” corrisponde un atteggiamento difensivistico del medico, che tende a nascondere, e non analizzare, l’errore che diventa reiterabile dallo stesso agente o dai colleghi. Sembra un paradosso, ma se da una parte i medici sono perseguitati dall’incubo del processo che può instaurarsi contro di loro in qualunque momento e per qualsiasi caso, dall’altra, con questo pseudorimedio, d’inflazione del contenzioso, i pazienti non conseguono comunque né la tutela del diritto alla salute in ambienti protetti,  né congrui risarcimenti per i danni patiti. La gestione del rischio e dell’indennizzo in ambito sanitario consentirebbe il miglioramento della qualità in termini di assistenza ed efficacia delle cure, prevenzione degli eventi avversi, proprio perché l’errore non è sempre e solo “errore medico” ma anche “errore del sistema” e l’obiettivo non può che essere duplice: salvaguardare la sicurezza del paziente e dell’operatore sanitario. Il “risk management” può diventare l’utile strumento preventivo più che difensivo, del governo clinico (controllo di gestione, sistemi di controllo della qualità, ecc), prevedendo l’identificazione del rischio negli atti rivolti al paziente, identificando soluzioni mirate caso per caso, al fine della sua riduzione e/o eliminazione. Attualmente non esiste a livello sanitario italiano, un’esperienza omogenea e disciplinata in tema e i singoli aspetti, spesso non collegati tra loro, hanno avuto più il profilo della ricerca clinica che quello di effettiva risoluzione del problema degli “eventi avversi” (es.: farmacovigilanza, infezioni nosocomiali). Mentre negli atri paesi (Gran Bretagna e Olanda) vengono elaborati programmi per la prevenzione del rischio e le strutture sanitarie vi si adeguano, vengono pubblicati manuali per gli ospedali ad uso dei rilevatori su come segnalare e descrivere l’evento avverso, non è disponibile nel nostro paese una banca dati, né a livello nazionale, né a livello regionale, sui rischi e sugli eventi avversi in campo clinico (l’unica banca dati riguarda la somministrazione dei farmaci). Servono competenze specifiche e un approccio organizzativo al problema. L’invito è ad abbandonare comportamenti persecutori nei confronti dei medici, per seguire atteggiamenti più costruttivi, che portino a ridisegnare un sistema di assistenza che riduca al minimo l’errore medico. Gli errori, nella maggior parte dei casi, sono oggi dovuti ad inadeguatezze strutturali o procedurali, in minor misura a negligenze o leggerezze personali. Quel che serve è una diffusa cultura del risk management, fondata su metodi scientifici di raccolta dell’errore medico.  Ne dovrebbe derivare un’organizzazione in grado di segnalare le aree di maggior criticità e i fattori (umani e tecnologici) che determinano più frequentemente l’evento avverso.  L’errore è connaturato alla medicina, come a tutte le attività umane, ma per troppo tempo si è dato alla società, ai cittadini, un’informazione basata su un’illusoria infallibilità delle cure.  Per ridurre l’incidenza dell’errore “medico” occorre rompere il legame ingiusto e pericoloso che impedisce ai medici di ammettere la propria fallibilità e ai pazienti di accettare la propria invulnerabilità: il paradosso del miglioramento dell’attuale livello di qualità è che solo individuando gli errori e le loro cause e non biasimando o sanzionando si potrà diminuire la frequenza dei danni.

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