Convegno sul rischio clinico organizzato da Merqurio, Studio Cirese e Astrazeneca: sinergia tra medico e paziente per ridurre le complicanze. Ma Fazio raggela tutti: il Ddl difficilmente andrà avanti. Reazioni da parte di Marino e Tomassini

Silvio Campione | 25/05/2011 11:38

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Comunicazione col malato, ddl sul rischio clinico, errori medici e assicurazioni. Il convegnoorganizzato a Roma il 24 maggio da Merqurio con la collaborazione dello studio legale Cirese e di Astrazeneca, con il patrocinio del Senato, di Federsanità Anci e di Fiaso dal titolo “Il rischio clinico, da problema ad opportunità” ha offerto una vasta panoramica sul risk management in Italia. Ma arriva la doccia fredda del ministro Ferruccio Fazio che raggela tutti con il suo annuncio sul Decreto che è bloccato e che “sarà difficile portare avanti”. Ma andiamo per ordine.

 I lavori si aprono con  Antonio Tomassini, presidente XII Commissione Igiene e Sanità che, dopo aver illustrato il Ddl sul rischio clinico con i suoi aspetti relativi in particolare al rapporto medico-paziente, si è soffermato sulla necessità di regolamentare dal punto di vista legislativo gli aspetti legati appunto al rischio soprattutto in relazione alle problematiche assicurative. L’argomento è stato poi approfondito da Michele Saccomanno, membro della XII commissione igiene e sanità e membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale e da Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, nonché membro della Commissione Igiene e sanità: “La durata dei consulti, l'ascolto e l'attenzione per la salute emotiva del paziente sono gli elementi cruciali che aiutano il medico a stabilire un rapporto di fiducia e a diminuire il rischio di eventuali denunce - spiega  Marino -. Secondo uno studio del Journal of American Medical Association (Jama) i consulti medici che durano meno di quindici minuti suscitano diffidenza nel paziente, mentre basterebbero solo tre minuti in più per iniziare a costruire una positiva alleanza terapeutica". E sempre per il Journal of American Medical Association, ha proseguito l'esponente del Pd, "72% dei medici interrompe la prima frase del paziente dopo 23 secondi, quando ai pazienti non interrotti bastavano solo 6 secondi in più per completare il concetto". In sostanza, è la tesi di Marino, "una buona comunicazione medico-paziente è essenziale per provare a prevenire il rischio clinico". Carlo Lusenti, membro Commissione Salute Conferenza delle Regioni e delle Province  Autonome, ha invece illustrato l’esperienza della sua regione in materia di rischio clinco: “L’Emilia Romagna  ha fatto passi da gigante in tal senso – ha affermato l’assessore regionale alle Politiche sociali -. Molti gli interventi in tema di prevenzione ospedaliera che hanno in parte ridotto gli eventi più gravi”. Via via si sono succeduti Piero Ciccarelli, presidente di Federsanità Marche e direttore dell’Asur, Fulvio Moirano, direttore dell’Agenas, di Stefano Biasioli  e Alberto Catalano, il primo segretario generale della Confedir-Mitpa e membro del CNEL, il secondo presidente della Speme e direttore dell’Asl Sa3,  di Guido Broich (Coordinatore Sanitario Regionale del Gruppo Policlinico di Monza) “Un gruppo privato dove abbiamo investito molto sulle nuove tecnologie – dice Broich -. Un macchinario di ultima generazione dà maggiori garanzie di affidabilità r quindi riduce il rischio. Le regioni dovrebbero incentivare le strutture che fanno investimenti di questo tipo”. Non è mancato il contributo dei presidenti delle società scientifiche  Sigo e Siapec, rispettivamente  Giorgio Vittori e Gian Luigi Taddei, del presidente dell’Ordine dei Medici di Roma Mario Falconi.  Francesca Moccia coordinatrice del Tribunale dei diritti del malato ha snocciolato i dati sulle denunce: “Il 70% dei cittadini che negli ultimi 16 anni si sono rivolti al servizio di consulenza del Tribunale dei Diritti del Malato-CittadinanzAttiva hanno segnalato presunti errori diagnostici o terapeutici”, dice Francesca Moccia. “Presunti errori che hanno riguardato nello specifico 3 settori, l'oncologia, l'ortopedia e la ginecologia. Si tratta di errori diagnostici o terapeutici - aggiunge Moccia facendo riferimento al rapporto 2010 dell'associazione -, che hanno mantenuto un trend in crescita negli anni, con una flessione di 8,6 punti percentuali nel 2008 seguita da un'immediata ripresa nel 2009 del 6,4%, che ha portato il dato nel 2009 al 74%. Un dato significativo, che dimostra la maggiore consapevolezza sul tema che spinge il cittadino ad effettuare maggiori segnalazioni. Tra le altre segnalazioni legate alla sicurezza del paziente troviamo al secondo posto i problemi relativi al sangue infetto (16,9% la media dei 16 anni, ma in calo nel 2009: 8,6%), e al terzo le infezioni nosocomiali, che segnano un trend in crescita: erano il 3,3% nel 1996 e sono diventate il 10,2% nel 2009”. Vania Cirese, avvocato cassazionista e docente di Diritto Sanitario, ha esposto la situazione in Italia: “I casi di contenzioso sollevati annualmente nelle aule di giustizia per ottenere il risarcimento dei danni da parte dei pazienti si aggirano intorno ai 13.000 casi. All’accusa di “malasanità” corrisponde un atteggiamento difensivistico del medico, che tende a nascondere, e non analizzare, l’errore che diventa reiterabile dallo stesso agente o dai colleghi”. “Sembra un paradosso – continua il legale -, ma se da una parte i medici sono perseguitati dall’incubo del processo che può instaurarsi contro di loro in qualunque momento e per qualsiasi caso, dall’altra, con questo pseudorimedio, d’inflazione del contenzioso, i pazienti non conseguono comunque né la tutela del diritto alla salute in ambienti protetti,  né congrui risarcimenti per i danni patiti”. “La gestione del rischio e dell’indennizzo in ambito sanitario – conclude il suo intervento Cirese -, consentirebbe il miglioramento della qualità in termini di assistenza ed efficacia delle cure, prevenzione degli eventi avversi, proprio perché l’errore non è sempre e solo “errore medico” ma anche “errore del sistema” e l’obiettivo non può che essere duplice: salvaguardare la sicurezza del paziente e dell’operatore sanitario”. Quindi è stata la volta di Fazio, chiamato per la conclusione del convegno: “Il ddl (uno schema di testo unificato non ancora incardinato n.d.r.) - spiega il ministro  - è di difficile percorribilità per quanto attiene uno dei punti principali, quello della messa in carica alle aziende in modo omogeneo e per così dire concordato delle assicurazioni". “Al di la di eventuali problemi di sostenibilità  economica –precisa Fazio - esistono problemi tecnici legati al nodo delle assicurazioni che lo rendono complicato e obiettivamente di difficile soluzione. Sono 6 mesi che ci lavoriamo, non dico che non sono ottimista, ma al momento un accordo non si è ancora trovato". La reazione non si è fatta attendere: “Il ministro ci ha assicurato che il disegno di legge sul 'rischio clinico' vedrà la luce in questa legislatura", ribatte Marino. “In Commissione Sanità abbiamo chiesto l'intervento del ministro Fazio proprio perché eravamo preoccupati sull'iter del provvedimento - sottolinea in proposito Marino - e Fazio ci ha assicurato che gli ostacoli che sembravano giungere dalla commissione Bilancio verranno sollevati e che questa legge sarà approvata in questa legislatura". Una legge, specifica poi l'esponente del Pd, che "personalmente ritengo importantissima, perché il fatto di chiedere a tutte le strutture sanitarie di avere un'assicurazione e quindi di diminuire la conflittualità che oggi spesso si determina tra medico e paziente avrà un effetto molto positivo sulla salute dei cittadini e sul modo in cui vengono praticate le cure mediche". "Chiederò subito al presidente Antonio Tommasini una verifica delle affermazioni del Ministro e, se sarà necessario, una sua nuova convocazione affinché spieghi il cambiamento di posizione su un tema di centrale interesse per tutti i medici del nostro Paese". "Sono fortemente sorpreso e preoccupato - afferma - per le dichiarazioni del ministro della Salute sul disegno di legge sul rischio clinico. Appena un mese e mezzo fa in Commissione Igiene e Sanità, il ministro chiamato a riferire sul tema aveva espresso una posizione del tutto diversa, assicurando che il ddl avrebbe avuto un percorso veloce". Marino sottolinea che "questo testo è importantissimo e non dovrebbe prevedere alcuna spesa per lo Stato. Il suo esame in Commissione è in stato avanzato, dato che sono stati già presentati tutti gli emendamenti e stiamo aspettando da mesi il parere della Commissione Bilancio". Non si sottrae al commento Tomassini: “Rimango sorpreso dalle dichiarazione rilasciate dal ministro Fazio relative ai problemi tecnici ed economici che presenterebbe il ddl sul rischio clinico, già incardinato in Commissione. Una legge improcrastinabile e non onerosa per le casse dello Stato”. “Il ministro si è sempre dichiarato favorevole ad una legge in sintonia con il ddl 50 di iniziativa parlamentare in cui iter è in avanzata fase e per il quale già ci sono emendamenti giacenti presso la Commissione Bilancio di palazzo Madama – incalza Tomassini -. Sono sicuro che il ministro si batterà, come ha fatto fino ad ora, per la promulgazione di una legge ormai improcrastinabile e che non presenta oneri per le casse dello Stato. Tutte le aziende sanitarie, infatti, sono già in possesso di assicurazioni contri i rischi professionali del personale sanitario”. “Siamo dunque aperti ad ogni nuovo suggerimento - conclude Tomassini - perché riteniamo che questo importante disegno di legge contribuirà sensibilmente a diminuire la conflittualità tra medico e paziente che si sentirà in questo modo più tutelato”.

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