Convegno 1 / Psichiatria, Bristol Myers Squibb in collaborazione con Merqurio presenta il portale Implementis

Medicina Generale | Redazione DottNet | 31/07/2008 16:06

Mercoledì 21 maggio si è svolto presso la Sala Atti Parlamentari del Senato il convegno “La psichiatria del nuovo millennio progressi ed innovazioni”. L’evento, patrocinato da Federsanità Anci, con la collaborazione di Bristol-Myers Squibb e della Merqurio Servizi, è stata anche l’occasione per presentare il portale Implementis che nasce come aggregazione, informazione e supporto per vivere con minor disagio le complesse problematiche della malattia mentale.

Il portale web, disponibile in 11 lingue, servirà ad affrontare i disagi legati alle malattie psichiatriche, a dare informazioni e supporto a famiglie, pazienti e associazioni di volontariato. www.implementis.eu, è stato sviluppato dalla Eufami (European Federation of Associations of Families of Mentally Ill People), l'associazione europea delle famiglie con persone malate di mente, in collaborazione con Bristol-Myers Squibb. L'iniziativa intende migliorare la conoscenza dei benefici che derivano dall'accesso alle cure e di rimuovere lo stigma, spesso conseguenza di queste patologie. Il sito è suddiviso in 10 aree principali: si va dalla valorizzazione del ruolo dei pazienti e dei caregivers, all'elaborazione di programmi e all'allocazione di risorse a livello nazionale affinchè la salute mentale sia un priorità per tutte le istituzioni. Nel corso del convegno si sono alternati, tra i relatori, Antonio Aprile (Direttore Generale INRCA Marche), Mariano Bassi (Presidente Società Italiana Psichiatria - Coordinatore dell’Area Città del Dipartimento Salute Mentale, Azienda USL di Bologna), Pier Luigi Canonico (Professore Ordinario di Farmacologia - Facoltà di Farmacia e Direttore DISCAFF Università del Piemonte Orientale), Laura Fabrizio (Presidente Società Italiana Farmacisti Ospedalieri e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie), Pier Natale Mengozzi (Presidente Nazionale di Federsanità Anci), Francesca Moccia (Coordinatore Nazionale Tribunale per i Diritti del Malato Cittadinanzattiva), Angelo Picardi (Reparto Salute Mentale, Centro Nazionale di Epidemiologia Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità), Pierluigi Scapicchio (già Presidente della Società Italiana di Psichiatria), Alberto Siracusano (Presidente Società Italiana Psichiatria - Professore Ordinario di Psichiatria Direttore della Clinica Psichiatrica Università di Roma Policlinico Tor Vergata), Lisa Wilson (Health Research Manager - International Longevity Centre – London). La legge 180 di riforma dell'assistenza psichiatrica, che quest'anno compie 30 anni e che è passata alla storia per aver fissato la chiusura dei manicomi, "è intoccabile. E' una legge quadro tecnicamente inattaccabile e per questo, nonostante i numerosi tentativi, nessuno è mai riuscito a riformarla. Ma ha bisogno di essere modernizzata e adattata ai tempi di oggi". Parola di Pierluigi Scapicchio, past presidente della Società italiana di psichiatria (Sip). "Oggi però - ha detto l'esperto a margine dell'incontro - è come se avessimo 21 normative diverse, una per ogni Regione e provincia italiana, e dovremmo studiare cosa cambiare in ognuna di queste realtà territoriali. Non è dunque modificabile la qualità dei principi contenuti nella legge Basaglia, bensì l'organizzazione assistenziale: dobbiamo cambiare il funzionamento dei dipartimenti di salute mentale per una ragione molto banale e cioè perchè la società odierna non è più quella di una volta. Una società globalizzata, disgregata, liquida, come dicono alcuni, non può essere uguale a quella di 30 anni fa. La rete territoriale di assistenza regge il peso degli anni, ma occorre modificarla su un piano di struttura e di funzione per soddisfare la domanda sociale attuale. In parole povere non possiamo limitarci a essere meri gestori di posti letto in ospedale, pochi e rapidi nel transito, ma dobbiamo modificare il concetto di residenzialità, evitando che i malati siano lasciati a loro stessi ricreando una situazione simile ai vecchi manicomi. Bisogna integrare problematiche sociali e sanitarie, come è avvenuto col nuovo ministero del Welfare, e avere un soggetto istituzionalmente forte che sovrintenda a questo genere di problemi, senza far ricadere le responsabilità sugli operatori".
Per quanto riguarda le famiglie con malati molto gravi, che non accettano di essere curati e creano problemi difficili da risolvere, "non si può pensare nè alla coercizione - assicura lo psichiatra - nè di abbandonare queste persone e i loro cari. Bisognerebbe pensare a percorsi ad hoc per questo genere di situazioni". E per quanto riguarda alcune cliniche private esistenti in Italia, dove le condizioni di vita dei pazienti sono ai limiti della sopportazione, tanto da essere state ribattezzate strutture 'lager', Scapicchio dice: "in una rete residenziale così ampia come quella italiana si può trovare di tutto, da cliniche paradisiache a centri fatiscenti, dove vige l'abbandono dei malati. In questo caso - afferma Scapicchio - è il dipartimento di salute mentale ad avere la responsabilità, perchè non controlla queste strutture. Non fa il suo lavoro". "E' necessario fare modifiche alla legge 180 - fa eco il presidente della Società italiana di psichiatria, Alberto Siracusano - soprattutto considerando i cambiamenti della malattia mentale in generale. Nella maggior parte dei casi oggi i disturbi non sono più cronici, ma specifici. Regna la depressione, l'anoressia e occorre fare più attenzione ai primi segnali di problemi, cercando di sviluppare il collegamento fra medicina generale e psichiatria". "In questi anni - ha spiegato Pier Natale Mengozzi, presidente di Federsanità-Anci - c'è stata un'interpretazione abbastanza flessibile della chiusura dei manicomi. In alcune Regioni sono stati studiati e messi a disposizione servizi alternativi veri, mentre soprattutto al Sud il problema dei manicomi è stato semplicemente rimosso". Intanto le malattie mentali colpiscono fra il 5 e l’8 per cento degli italiani: ansia, depressione, disturbi alimentari e schizofrenia sono le sindromi più diffuse. A 'fotografare' il fenomeno è stato Angelo Picardi del Reparto salute mentale del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità. "Per quanto riguarda la schizofrenia - ha ricordato l'esperto - si stima che quattro italiani su mille ne siano colpiti. Il disturbo bipolare insidia invece l'1% dei nostri connazionali e la depressione, secondo lo studio Esemed (European Study of the Epidemiology of Mental Disorders), ha colpito nell'ultimo mese di osservazione l'1,5% delle persone, due volte di più le donne". Anche l'ansia miete molte 'vittime': "sempre nell'ultimo mese di analisi dell'Esemed - precisa Picardi - l'ansia ha colpito il 2,2% degli italiani, quattro volte di più le donne, gli attacchi di panico lo 0,3%, l'agorafobia lo 0,2%. Mentre invece i disturbi alimentari fanno penare almeno un volta nella vita l'1,2% degli italiani, in particolare lo 0,4% per anoressia, lo 0,3% per bulimia e lo 0,3% per il 'binge eating', le abbuffate di cibo". L'esperto ha ricordato che "i disturbi mentali aumentano di dieci volte il pericolo di pensieri e comportamenti suicidi: in Europa ogni anno 58 mila persone si tolgono la vita, un numero superiore a quelle che muoiono per incidenti stradali, omicidi e persino infezioni da Hiv. Gli studi ci confermano che il 10% dei malati di schizofrenia tenta il suicidio, mentre la depressione, in particolare, fa crescere di 22 volte il pericolo di togliersi la vita ed è la quarta causa di disabilità al mondo per l'adozione di stili di vita non sani o pericolosi, che conseguono a stato patologico. E proprio le abitudini che si adottano quando si è depressi - ha concluso Picardi – aumentano il rischio di altre malattie come tumori, diabete o obesità".
Molte famiglie di pazienti, soprattutto nei casi di patologie più gravi, si sentono abbandonate e denunciano l'impossibilità di seguire e gestire i familiari malati. Una situazione che riguarda, secondo gli ultimi dati del Tribunale per i diritti del malato (Tdm), il 25% delle famiglie che si sono rivolte al Tdm per evidenziare disservizi nell'assistenza psichiatrica. Dunque, hanno osservato gli esperti il vero problema da affrontare è la disomogeneità dei servizi sul territorio, mentre vanno salvaguardati da ''ogni possibile attacco'' la 'cornice' della legge ed il parametro attorno al quale essa ruota, ovvero la tutela della libertà e dignità del malato. Su tutti, pesano in particolare i problemi delle famiglie: ''Il 2,2% delle segnalazioni pervenuteci nel 2007 - ha sottolineato Francesca Moccia del Tdm - riguardano la salute mentale: di queste, il 25% sono segnalazioni di famiglie che denunciano l'insostenibilità dell'assistenza a casa del congiunto malato, contro l'8% del 2006''. Ed ancora: il 20% delle famiglie di malati psichiatrici rivoltesi al Tdm ha denunciato difficoltà nell'accesso alle strutture pubbliche e il 13% casi di malpractice.
 

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