Snami, con la ricetta online il medico perde anche 16 ore al giorno. E il sindacato prepara il click day. Smi, sciopero dei medici del Lazio

Silvio Campione | 26/05/2011 18:58

L'arrivo della ricetta elettronica, la cui introduzione è prevista già dal 2012, potrebbe 'costare' al medico di famiglia fino a 16 ore al giorno, perse davanti al pc per compilare e spedire le prescrizioni. In media, infatti, sono 100 le ricette quotidiane di un camice bianco di famiglia e, in alcuni casi, possono essere necessari anche 10 minuti per prepararne una digitale, basandosi sull'esperienza del certificato online. Lo spiega Gianfranco Breccia, vicesegretario organizzativo del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), al margine, a Firenze, della conferenza stampa di presentazione del congresso nazionale che si aperto a Montecatini Terme (Pt).

La burocrazia telematica, secondo Breccia, "toglie tempo alla cura e all'assistenza dei pazienti, soprattutto perché il sistema non è abbastanza efficiente, su tutto il territorio nazionale, per permettere l'invio veloce dei dati. Un'esperienza che stiamo già facendo con le certificazioni di malattia online". Secondo Breccia il 30-35% dei medici italiani non può contare ancora oggi sulla banda larga e, in alcuni paesini soprattutto montuosi, anche le chiavette per le connessioni non hanno campo.
"Questo significa - aggiunge - non poter adempiere agli obblighi e non per mancanza di volontà del medico. Il problema, inoltre, anche quando la banda larga è presente è che molti casi la trasmissione e' lenta. Abbiamo calcolato fino a 10 minuti persi per l'invio". E per tutto questo l'appuntamento con la ricetta digitale preoccupa particolarmente lo Snami, che ricorda i problemi avuti con il certificato elettronico.
 "Nei giorni più pesanti - aggiunge Angelo Testa, presidente Snami - un medico arriva a compilare 10-12 certificati di malattia al massimo. Le prescrizioni sono in media un centinaio al giorno. Se il sistema Inps va in affanno quando la certificazione online tocca i suoi pericoli di picco, che accadrà con le ricette?". La rivoluzione della sanità elettronica, in sostanza, non può correre facendo finta che i problemi infrastrutturali del Paese non esistano. Secondo una recente ricerca, ricorda infine Breccia, l'Italia è al penultimo in Europa per velocità di connessione in banda larga, con 3,4 Mb al secondo. I Paesi Bassi viaggiano a non meno di 5 Mb. Stesso ritardo per la copertura: in teoria l'Adsl raggiungerebbe il 96% della popolazione, in realtà da un'indagine dello scorso anno risulta che siamo fermi all'87%. Intanto lo Snami propone il click day, cioè una giornata completamente dedicata a testare le novità di burocrazia telematica richieste al medico di famiglia, per mettere alla prova i sistemi e valutarne l'affidabilità rispetto alle esigenze sia dei camici bianchi che prescrivono sia dei pazienti. È una giornata che servirà a sottolineare che i camici bianchi "non si oppongono all'innovazione e alla sanità elettronica ma solo alla mancanza di un'adeguata preparazione strutturale", spiega Angelo Testa, presidente dello Snami. Tanti i temi telematici al centro dell'appuntamento congressuale del sindacato Snami: a partire dalla certificazione elettronica che "non ha - spiegano i medici del sindacato - ancora risolto tutti i problemi che ne hanno travagliato l'arrivo", fino alle molte novità in arrivo. Come flusso informatico e 'patient summary', ossia la trasmissione periodica ad altre regioni dei dati di prescrizioni e cartelle cliniche dei pazienti, previsto nell'ultima convenzione di medicina generale, e la ricetta digitale, che il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta vorrebbe introdurre dal 2012. I medici di famiglia non sono contrari alle innovazioni, come ha ribadito lo Snami, ma chiedono soltanto che il passaggio dalla carta alla realtà elettronica avvenga "senza approssimazioni".
"L'esperienza della certificazione di malattia online - continua Testa - insegna che la digitalizzazione funziona e fa risparmiare solo se le infrastrutture tecniche sono state collaudate adeguatamente altrimenti, disfunzioni e inefficiente innescano l'effetto contrario, si spreca più tempo di prima e a risentirne è l'attività  clinica, ossia la qualità dell'assistenza ai pazienti". L'e-healt insomma deve camminare un passo alla volta, secondo lo Snami. Da qui nasce l'operazione 'Clic Day'. "Alla vigilia del via ufficiale dei prossimi progetti di sanità elettronica - aggiunge ancora Testa - sottoporremo strumenti e infrastrutture a un collaudo operativo, ovvero al 'Clic day': i nostri medici - un gruppo che sarà scelto in base alla distribuzione geografica e rappresentativo di tutti i camici bianchi - si connetteranno al sistema e simuleranno una giornata di piena attività per mettere alla prova collegamenti e apparati informatici. Se il collaudo darà risultati positivi saremo i primi a sposare l'innovazione". In caso contrario "misureremo dati alla mano che cosa non va e cosa bisogna mettere a posto perché la telematica sia veramente d'aiuto senza ricadute sui pazienti. Sarà il nostro contributo a una digitalizzazione della sanità a misura di medico, a una rivoluzione telematica che faccia realmente l'interesse dei cittadini e di chi li cura", conclude Testa.

Smi, scioperano i medici del Lazio

I medici di famiglia del Lazio pronti ad incrociare le braccia. Lo Smi del Lazio e Intesa sindacale hanno infatti indetto, per il 3 giugno, una giornata di sciopero. Salvo che nella riunione prevista per lunedi' con i vertici regionali non si arrivasse ad un'intesa. Tra i motivi della protesta: l'attivazione delle linee Adsl per l'invio della certificazione medica online, la validita' annuale della ricetta rossa e l'attivazione di una piattaforma informatica comune per i medici di medicina generale.
"Tutte promesse - si legge in una congiunta dei sindacati - disattese da parte della Regione Lazio che, dopo aver siglato il Protocollo d'intesa per la medicina generale lo scorso 28 dicembre 2010 (che prevedeva l'applicazione dei punti in questione entro il 30 aprile), non ha onorato gli impegni presi con i sindacati medici".
Da qui il ricorso allo sciopero. "Dopo un ulteriore incontro presso l'assessorato alla Sanita', per tentare di ricucire il rapporto con i medici di medicina generale e in assenza di un'apertura da parte della Regione in merito alle nostre richieste - afferma Paolo Marotta, vice segretario regionale Smi Lazio - abbiamo deciso di proclamare, per il prossimo 3 giugno, uno sciopero generale della categoria". E aggiunge: "Speravamo in uno spiraglio da parte dei vertici regionali sulle questioni ancora in stand-by. E invece abbiamo constatato che, ad oggi, non e' stato fatto alcun cambiamento o modesto passo avanti.
Il problema che maggiormente ci preoccupa e' che la salute pubblica, in questo modo, viene inesorabilmente mortificata. Basti pensare che non abbiamo neanche chiesto l'immediato pagamento delle spettanze che ci sono dovute dal 2009 ma, almeno, come previsto dal Protocollo d'intesa, una facilitazione nei confronti della popolazione". Ma le richieste dei sindacati - secondo Marotta - sono state puntualmente disattese. "La validita' annuale della ricetta rossa; le linee Adsl (che sono a costo zero per la Regione); la possibilita' di avere una piattaforma informatica comune per tutti i medici di medicina generale, anche per rendere la cartella elettronica dei pazienti una realta' non solo teorica. Invece tutto e' caduto nel dimenticatoio. Motivo per cui siamo costretti a farci 'ascoltare' proclamando uno sciopero che non avremmo voluto indire, soprattutto per evitare disservizi alla popolazione gia' fortemente provata da un periodo economico finanziario molto complesso". Marotta spera pero' fino all'ultimo in un'intesa con la Regione.
"Auspichiamo - conclude - che entro il 3 giugno la Regione Lazio dia un segnale positivo, perche' i medici del Servizio sanitario nazionale sono sempre e comunque dalla parte del cittadino. E, proprio per questo, non accettiamo nella maniera piu' assoluta che non vengano rispettati i patti".
 Secondo Intesa sindacale, "la Regione non rispetta gli accordi e gli impegni sottoscritti con le organizzazioni sindacali, non fornisce ai medici gli strumenti per l'informatizzazione di fatto rendendo impossibile la creazione di una piattaforma digitale comune per la medicina generale. Se anche nella riunione del 30 maggio, dopo gli altri infruttuosi tentativi messi in atto per giungere ad una soluzione e non recare ulteriori disagi ai cittadini, la Regione non riuscira' a garantire lo sblocco della situazione, divenuta insostenibile per la categoria, Intesa sindacale partecipera' alla giornata di protesta programmata per il prossimo 3 giugno".

La mappa della sanità elettronica in Italia: i dati Aiop

Controllo dei pazienti a distanza, cartelle cliniche on-line, risultati di analisi in rete: le tecnologie hanno completamente trasformato il concetto di cura e assistenza sanitaria. Attualmente in Italia circa il 7 per cento del Pil è assorbito dalla sanità, una percentuale destinata ad aumentare, che rischia di compromettere da un lato le finanze pubbliche, dall'altro, considerata la necessità di ridurre le spese, l'efficienza del nostro sistema sanitario che pur nelle forti differenze regionali viene considerato oggi uno dei migliori al mondo.
Una risposta può arrivare da un maggiore sviluppo della "sanità elettronica": di questo si è discusso nel corso del convegno "La sanità del futuro. La sfida dell'e-health", che si è tenuto a Torino, promosso dai giovani imprenditori dell'Aiop, Associazione italiana ospedalità privata, e realizzato in collaborazione con Uehp - Union Europe'enne de l'hospitalisation Prive'e, con l'"Osservatorio Ict in sanità" della School of Management del Politecnico di Milano e con il patrocinio del Politecnico di Torino. In Italia gli investimenti in Ict delle strutture sanitarie, pubbliche e private, raggiungono in media l'1,05 per cento (pari a 920 milioni di euro) della spesa complessiva. Una forte differenza si registra tra il Nord e il Sud: gli investimenti, infatti, sono concentrati per il 79 per cento dei casi tra le strutture del Nord, dove la spesa in Ict e' di 21 euro pro capite contro i soli 9 euro per abitante nel Sud e nelle Isole. Anche se destinati ad aumentare nei prossimi 3 anni, tali investimenti risultano limitati e la sanità elettronica è una sfida ancora tutta da giocare soprattutto se si tiene conto che laddove è maggiore l'utilizzo degli strumenti di informazione e comunicazione tecnologica in sanità cresce la soddisfazione dei cittadini sulla qualita' dei servizi ed è minore la spesa sanitaria procapite. Ad esempio, in Regioni quali Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna - caratterizzate da una bassa spesa pubblica procapite per la sanità e da un'elevata qualità percepita del servizio sanitario - si registra un livello di investimenti in Ict tra i più elevati. Mentre, dall'altro lato, Regioni come il Lazio e il Molise - contraddistinti da un'alta spesa pubblica procapite e da un tasso di soddisfazione ai minimi livelli - la spesa per l'e-health è tra le più basse (Fonte: IV Osservatorio Ict in Sanita').  La sanità elettronica, secondo l'Aiop, è dunque un settore chiave che può aumentare l'efficacia nella gestione e nell'offerta di sanità, contribuendo alla razionalizzazione delle spese e realizzando il concetto di medicina centrata sul paziente.
Nel corso dell'incontro è intervenuto tra gli altri Martin Curley, direttore di Intel Labs Europe, network di 22 laboratori e con circa 900 ricercatori in Europa e senior principal engineer di Intel Corporation, la più grande multinazionale produttrice di microprocessori. Curley ha offerto un quadro sugli investimenti in tecnologie per la salute in Europa dove ad esempio si distinguono la Gran Bretagna (investimenti pari a 1,48 per cento, la Finlandia, 1,46 per cento, Belgio e Irlanda 1,1 per cento, Francia 0,8 per cento, Germania 0,6 per cento, seguono Italia, Spagna e Austria, con lo 0,4 per cento, il Portogallo, 0,3 per cento e la Grecia 0,2 per cento).

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