Medico di medicina generale, pronte le linee guida per la cura del diabete. L'importanza del professionista

Diabetologia | Silvio Campione | 27/05/2011 09:51

Le prime linee guida dedicate al medico di medicina generale per la cura del diabete mellito di tipo 2 sono state presentate al XVIII Congresso nazionale Amd (Associazione medici diabetologi), in svolgimento a Rossano Calabro. Sono 3 milioni (4,9 per cento della popolazione) gli italiani con diabete; almeno un altro milione di concittadini lo ha, ma ancora non lo sa: per un totale di 4 milioni. A questi si aggiungono altri 2,65 milioni di cittadini che soffrono di alterata intolleranza al glucosio, l'alterazione del controllo della glicemia che precede la malattia, il che porta a stimare che nel 2030 le persone con diabete diagnosticato in Italia supereranno i 5 milioni.

I costi della malattia sono raddoppiati negli ultimi 10 anni: alla fine del secolo scorso, il diabete pesava sulle casse dello Stato per circa 5 miliardi di euro, pari al 6,7 per cento della spesa totale per la sanita', oggi si sfiorano i 10 miliardi, circa il 9 per cento della spesa sanitaria.
Ogni anno il diabete provoca, sempre in Italia, 18.000 decessi, 75.000 infarti cardiaci, 18.000 ictus, 20.000 insufficienze renali croniche, 5.000 amputazioni degli arti inferiori. "Sono dati - ha detto Sandro Gentile, presidente Associazione medici diabetologi - che ormai da anni fanno riflettere sulla necessità di agire prontamente sia sul fronte della prevenzione della malattia, perché il diabete di tipo 2 può essere prevenuto con uno stile di vita alimentare corretto e sconfiggendo la sedentarietà, sia su quello della cura e dell'assistenza, per prevenire le sue conseguenze e complicanze, che i numeri testimoniano essere devastanti". Il diabete sta diventando un'emergenza anche per il medico di famiglia. Secondo i dati della Società italiana di medicina generale (Simg, VI Rapporto Health Search), il 5,3 per cento delle visite eseguite negli ambulatori del medico di famiglia riguarda il diabete, secondo solo all'ipertensione (15,5 per cento).
"Tuttavia - ha spiegato Gerardo Medea, responsabile Area metabolica della Simg -, la classifica si inverte, se consideriamo il numero medio delle visite effettuate ogni anno. La persona con diabete frequenta in media l'ambulatorio del medico di medicina generale 7,57 volte in un anno.
Produce, in assoluto il maggior carico di lavoro per ognuno di noi". Medea ha aggiunto come, tra gli assistiti del medico di medicina generale, le persone con diabete rappresentino già oggi una percentuale piu' elevata rispetto alla media nazionale, con il 6,7 per cento. "Le società scientifiche della diabetologia, Amd e Sid (Societa' italiana diabetologia), hanno stretto una forte alleanza con la società scientifica delle medicina generale, per la condivisione del problema diabete e delle modalità con cui affrontarlo", ha ricordato Carlo Giorda, presidente eletto Amd. "La soluzione è la messa a punto di percorsi di diagnosi, terapia e assistenziali che vedano la sinergia tra gli oltre 650 Servizi specialistici di diabetologia del Servizio sanitario nazionale che fanno capo ad Amd e l'ambulatorio del medico di famiglia, dal quale prima poi tutte le persone con diabete devono transitare", ha proseguito. In questo contesto si inserisce la realizzazione, in collaborazione tra Amd, Sid e Simg, degli "Standard italiani per la cura del diabete mellito di tipo 2 per la medicina generale" ossia le linee guida destinate al medico di famiglia per come - auspicabilmente - prevenire la malattia, diagnosticarla, curarla per evitare le complicanze. Contiene inoltre le raccomandazioni per l'identificazione e la diagnosi del diabete gestazionale e per la gestione del diabete in gravidanza, oltre a tutte le norme relative all'ottenimento dell'invalidità civile per gli assistiti con diabete che ne abbiano diritto. Intanto, le forti oscillazioni dei valori della glicemia danneggiano gli organi, in particolare il cuore. E' quanto emerge da uno studio italiano che sarà pubblicato su Diabetes Care, realizzato da un gruppo di diabetologi dell'universita' Tor Vergata di Roma. Secondo i ricercatori, nonostante un controllo glicemico ottimale (riscontrato con l'esame dell'emoglobina glicata ovvero il valore medio della glicemia negli ultimi due mesi), nei 26 pazienti con diabete di tipo 2 arruolati, ''ad un maggior livello di oscillazioni della glicemia nell'arco delle 24 ore - ha sottolineato Simona Frontoni, coordinatrice della ricerca e responsabile degli standard di cura della societa' italiana di diabetologia - corrisponde una maggior probabilita' di alterazioni del ventricolo cardiaco sinistro, quello che deve dare la spinta in circolo al sangue e che e' compromesso nei pazienti con scompenso cardiaco''. ''Si tratta di danni cardiaci iniziali - ha proseguito Frontoni - quasi certamente dovuti a uno stress ossidativo diretto dell'iperglicemia sulle pareti dei vasi. Sappiamo infatti che gli incrementi eccessivi di glucosio provocano danni all'endotelio''. Da qui la conclusione a cui sono giunti gli esperti, che l'altalena' dei valori della glicemia puo' ''danneggiare direttamente gli organi''.

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