Emergenza camici bianchi, in Lombardia si lavora sulla formazione. Lazio: prorogati i contratti ai precari. In Emilia si tagliano gli stipendi, nuove riforme in Friuli

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 30/05/2011 09:44

L'emergenza 'camici bianchi' in Lombardia, particolarmente preoccupante per gli specialisti, non risparmierà neppure i medici di famiglia. Entro il 2016 quelli attivi in regione saranno circa 500 in meno rispetto ai 7 mila di oggi, che nei loro studi assistono ogni giorno 300-400 mila persone. Questa la previsione diffusa da Fiorenzo Corti, segretario regionale lombardo della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), durante un convegno organizzato al San Raffaele di Milano da Fimmg Lombardia in collaborazione con Sifmed e Metis.

 Il futuro si gioca tutto, per la Fimmg, "sull'impegno nella formazione dei medici delle scuole di medicina generale, che rappresentano il futuro della nostra professione", dice Corti. "Secondo le nostre proiezioni - spiega il direttore regionale Sanità della Lombardia, Carlo Lucchina - il calo dei medici di famiglia non comincerà prima del 2015-2016. E' una questione già all'attenzione della Regione - assicura - insieme alla prossima carenza di specialisti, che rappresenta un problema nell'immediato". Secondo Lucchina, però, arginare la perdita di medici di famiglia sarà più semplice: "Confido che riusciremo a farvi fronte - sostiene - grazie alle scuole di formazione che preparano i candidati". Dalla Lombardia al Lazio: è stato raggiunto  l'accordo tra la Regione Lazio e tutte le organizzazioni sindacali della dirigenza medica e del comparto sanitario che prevede la proroga dei contratti a tempo determinato fino al 31 dicembre 2011 e la sottoscrizione del regolamento sulla mobilità. Il provvedimento, secondo i sindacati, oltre a contenere procedure precise per la trasparenza e l'imparzialità dei processi di riorganizzazione e razionalizzazione del sistema sanitario regionale, introduce norme stringenti sulle pari opportunità, un criterio di precedenza per le lavoratrici ed i lavoratori con figli in età scolare ed altre norme di salvaguardia. 'Dopo l'importante accordo per la salvaguardia dei posti di lavoro e dei livelli di assistenza del San Raffaele - spiega la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini - con questa intesa, sottoscritta da tutte le sigle sindacali, abbiamo mantenuto un ulteriore impegno garantendo attenzione al lavoro precario nel comparto sanitario. Con questo accordo si aggiunge un altro tassello fondamentale nell'ambito dell'attuazione del piano di rientro e si compie un ulteriore passo in avanti nel percorso che porterà all'assorbimento completo del lavoro precario. Continueremo a lavorare - aggiunge Polverini - su altri tavoli relativi ad altrettante questioni cruciali, nell'ambito di un percorso partecipato e condiviso che fino ad oggi ha prodotto risultati significativi per questa Regione'. Anche la sanità emiliano-romagnola è costretta a tirare la cinghia. Tempi duri, in particolare, per il personale a partire dai tagli ai "trattamenti economici più elevati". Quelli che superano i 90.000 euro lordi annui saranno limati del 5% per la parte eccedente e fino ai 150.000 euro, mentre la riduzione sarà del 10% per la parte superiore ai 150.000 euro. E' tutto scritto nella delibera regionale, attualmente in esame nelle commissioni di competenza, che fissa la quota di finanziamento 2011 per il sistema sanitario regionale. In uno degli allegati alla delibera ci si sofferma lungamente sulla sostenibilità economico finanziaria del sistema. Nel 2011, si legge, le direzioni aziendali dovranno verificare con cadenza trimestrale il rispetto dell'obiettivo, mentre a settembre è fissata una verifica straordinaria. Se in un trimestre si sfora, bisognerà presentare un piano per riallinearsi nel trimestre successivo. Il mancato rispetto degli impegni, sentenzia la delibera, "è motivo di decadenza dei direttori generali". In Friuli si parla, invece, di riforme: secondo l'Amministrazione regionale 'i tempi sono maturi per una forte riforma istituzionale della sanità'. La conferma – secondo la Giunta regionale - è venuta in occasione del decimo convegno di medicina interna promosso dalla Fadoi (Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti), che si è concluso all'Azienda Ospedaliero Universitaria 'Santa Maria della Misericordia' di Udine, presente l'assessore alla Salute e alla Protezione sociale Vladimir Kosic. “La riforma non può che passare - è stato detto - da un rafforzamento della medicina territoriale, dando perciò un ruolo e poteri più incisivi ai Distretti ma anche alla Conferenza permanente dei sindaci, in modo da raccordare meglio il sistema sanitario con quello sociale. Il punto di partenza di questo intervento istituzionale 'molto forte' e 'ineludibile' deve essere l'analisi dei bisogni reali dei cittadini, non la percezione emotiva della salute o la difesa di rendite di posizione, per arrivare così a coniugare qualità e sostenibilità delle prestazioni. Nel percorso di riforma, la Regione - è stato confermato - intende coinvolgere e chiedere il contributo di tutti gli attori del sistema sanitario.

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