Dai medici del Veneto arriva una proposta: no alla sostituibilità dei generici nei trattamenti cronici negli over 75. Ma gli anziani sono restii all’assunzione di farmaci

Geriatria | Silvio Campione | 30/05/2011 12:12

Dal Veneto arriva una proposta dai medici di famiglia: negare la sostituibilità dei farmaci generici nei trattamenti cronici degli 'over75'. "Una proposta condivisa da Federfarma – informa la Federazione italiana medici di famiglia Veneto - e che mira a garantire maggiore tutela della compliance terapeutica. A trarne beneficio saranno in primis i pazienti ultra75enni, spesso a disagio nel mare magnum di confezioni, forme, colori di medicinali cosiddetti 'equivalenti' in terapie croniche. L'appello ai farmacisti è dunque di mantenere la prescrizione decisa dal medico di famiglia, che eviterebbe il disorientamento di cui i pazienti fragili e sottoposti a più di una terapia cronica sono le prime vittime: nomi e colori delle confezioni di medicinali che cambiano di frequente, variazioni negli eccipienti del farmaco generico rispetto all'originale che possono causare problemi di assorbimento nel paziente".

"Un tavolo di concertazione tra medici di famiglia e Federfarma - ha detto Lorenzo Adami, segretario Fimmg Verona, tra i promotori della richiesta di accordo tra Fimmg Veneto, Federfarma e Regione - è già stato attivato. Il secondo passo deve andare verso una collaborazione fattiva per evitare il rischio che farmaci sostituiti creino complicazioni nei pazienti fragili. A noi medici il compito di stampare la dicitura 'non sostituibile' sulle ricette di tutti i pazienti a rischio, ai farmacisti il rispetto della nota e la tempestiva comunicazione di eventuali criticità al medico". "L'ipotesi presentata è molto interessante e credo ci siano tutti i presupposti per l'ufficializzazione dell'accordo - ha detto Marco Bacchini, presidente di Federfarma Veneto - che porterà farmacisti e medici di famiglia a condividere un percorso verso la non sostituibilità dei generici con altri farmaci equivalenti, per la tutela dei pazienti identificati come fragili". Ma gli anziani hanno anche altri problemi, relativi all’assunzione di farmaci, soprattutto per quanto riguarda gli effetti collaterali.  Il dato, in pubblicazione a fine giugno sugli Archives of Internal Medicine, la dice lunga sulla propensione a prendere farmaci da parte delle fasce di età più alte della popolazione. La maggior parte degli intervistati dalla geriatra americana ha spiegato di aver paura degli effetti collaterali delle medicine e di non voler prendere neppure una pastiglia in più oltre quelle già prescritte. E anche se gli eventi avversi ipotizzati in questo caso potrebbero essere derubricati a piccoli fastidi, nulla da fare, la pillola proprio non va giù. Non di rado, come è stato rilevato in Italia gli anziani smettono di prendere le medicine o si auto-riducono i dosaggi. Un fai da te che spesso non fa che peggiorare la situazione, perché cambiare gli schemi terapeutici può aumentare proprio il rischio degli effetti indesiderati. Va detto che le paure degli anziani non sono del tutto campate per aria: il loro metabolismo è rallentato; reni e fegato non lavorano più come una volta. I farmaci, eliminati peggio e più lentamente, possono perciò restare più a lungo in circolo a dosaggi maggiori, aumentando davvero la probabilità di eventi avversi. C’è anche da dire che gli anziani tendono a bere e mangiare poco: una scarsa idratazione può peggiorare l’escrezione dei farmaci, la riduzione dell’apporto di proteine dalla dieta può sbilanciare gli equilibri dei molti medicinali che "viaggiano" nel sangue legati alle proteine, aumentandone la quantità libera di agire e provocare "guai".  Se a questo si aggiunge che gli anziani spesso non prendono un medicinale soltanto, ma magari 7 o 8 pillole diverse, perché oltre ad avere la pressione alta hanno una bronchite cronica, l’artrosi o uno scompenso cardiaco, si capisce perché la probabilità di interazioni ed eventi avversi legati ai farmaci sia inesorabilmente più alta fra gli over 65. I cui timori sono alimentati anche da elementi meno tangibili. Un ruolo importante in tal senso lo gioca l’informazione: La paura degli effetti collaterali a volte deriva dalla scarsa comunicazione fra medico e paziente. Se il medico spiega i vantaggi del farmaco e informa anche dei disturbi che potrebbero presentarsi, l’anziano li vive come "incidenti di percorso" non troppo preoccupanti; se invece il malato non viene informato, anche il più piccolo intoppo diventa angoscioso e ci si chiede perché è successo, che cosa accadrà.  L’altro "pilastro" per una terapia efficace e seguita nel modo giusto senza troppe preoccupazioni da parte dell’anziano è l’appropriatezza della prescrizione. Gli anziani hanno quasi sempre più di un problema, spesso cronico, da affrontare. Se per ogni malattia ci si attiene alle linee guida sarà fatale ritrovarsi a prendere una grossa quantità di medicine. Nell’anziano invece bisogna fare una "scaletta" di priorità, intervenendo prima su ciò che compromette molto la qualità della vita quotidiana, poi su quello che può influenzare la durata della vita. Valutazioni  rimesse alla sensibilità e alla capacità del medico di base o del geriatra, che devono fare una sintesi delle condizioni dell’anziano e scegliere dove e come intervenire con maggiore incisività: gli studi scientifici da questo punto di vista non ci aiutano, perché nella maggior parte dei casi non abbiamo informazioni precise applicabili agli anziani. Il motivo è presto detto: la maggioranza delle sperimentazioni dei farmaci è condotta su persone di meno di 65 anni che, di solito, non hanno altre malattie a parte quella per cui si somministra il farmaco sotto esame. I risultati degli studi, che servono a decidere le modalità di prescrizione del medicinale e ne specificano gli eventi avversi, sono perciò ben lontani dal rispecchiare quello che può succedere nella realtà di un ambulatorio dove il farmaco sarà dato a un settantenne che come minimo ha un paio di malattie croniche. Lo studio Salute e Benessere nell’anziano, promosso dalla SIGG, che ora conta i dati di oltre un milione e 600 mila anziani, dimostra che al crescere dell’età cala la quota di pazienti trattati con i farmaci, ma anche che questa discriminazione basata sull’anagrafe è un errore grossolano. Perfino gli over 85 traggono gli stessi, se non maggiori, vantaggi dalle cure. Con benefici anche economici: il ricovero in ospedale, esclusi i farmaci, costa dai 500 ai 700 euro al giorno.

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato