Batterio killer: l’Ue contrattacca, più controlli. Intervista con l'esperto Franco Pirovano

Silvio Campione | 07/06/2011 07:53

Estendere ed approfondire i controlli nel nord della Germania, nell'area dove il batterio killer, E.coli ha fatto già alcune decine di vittime: è il 'Leimotiv' che - dall'Italia alla Commissione europea - è stato rilanciato al Consiglio dei ministri della salute dell'Ue dominato – ieri a Lussemburgo - dalla crisi sul batter killer. Insomma, l'Europa passa al contrattacco e chiede alla Germania di fare ancora più ricerca per poter identificare l'origine del batterio. Per l'Italia, il ministro per la salute Ferruccio Fazio parla della '' necessità di un'indagine sanitaria a tappeto nella zona del Lander settentrionale, proprio per verificare la possibilità di contaminazione in sede di produzione e di confezionamento di prodotti agricoli''.

Anche la Commissione europea sostiene un approccio globale alla crisi quindi chiede ''delle analisi batteriologiche sul terreno ed epidemilogiche'', per capire il percorso del batterio sui prodotti e sull'uomo. Berlino ha assicurato che è pronta a fare la propria parte per poter dare una risposta la più veloce possibile alle attese degli europei. Le autorità tedesche stanno lavorando in stretta collaborazione con la task force formata da esperti comunitari per accelerare le ricerche sul campo. Al momento però, ha confermato il sottosegretario alla salute Annette Widmann-Mauz, non e' stato ancora possibile fare un legame certo tra il batterio 0104 e i germogli sotto esame che comunque non sono stati esportati nel resto dell'Europa. Il commissario Ue alla salute Johan Dalli ha tenuto a confermare che ''l'epicentro dell'epidemia si trova nelle vicinanze di Amburgo, e che 11 Stati membri sono stati colpiti (non l'Italia ndr), collegati tutti in qualche modo con la situazione in Germania''. La situazione si sta stabilizzando - ha aggiunto - l'incidenza diminuisce giornalmente e indicherebbe che la contaminazione si sta riducendo. Quella che vediamo ora è la contaminazione del passato, ma bisogna restare molto prudenti''. Dalli, senza mai citare la Germania, ha anche messo in guardia: ''Non bisogna giungere a delle conclusioni premature e, in caso di contaminazione è necessario, fin dai primi indizi, un maggior coordinamento in Europa''. E proprio il ministro spagnolo, Leire Pajin, ha dichiarato ''come sia stato inopportuno, e non solo inopportuno,'' prendere (nel caso dei cetrioli spagnoli ndr) delle posizioni che poi si sono rivelati non suffragate dai fatti''. Alla Spagna che chiede una revisione del sistema europeo di allerta rapido Dalli ha risposto che si potrà migliorare ad esempio il coordinamento''. E comunque che, in materia di allerta europea ''bisogna procedere sulla base di prove scientifiche, e quindi bisognerà vedere in futuro il momento in cui fare scattare l'allarme''. A chi parla di critiche Dalli risponde: ''Facile giudicare con il senno di poi, abbiamo tutti gli strumenti in Europa per garantire la sicurezza alimentare e devono essere utilizzati in modo giusto''. Dunque, chi si aspettava una rapida soluzione del giallo dell'epidemia di E. Coli e' rimasto deluso: le prime analisi sui germogli di soia tedeschi - i principali sospettati dopo i cetrioli spagnoli - hanno dato esito negativo. Non solo: il governo regionale della Bassa Sassonia (nordovest) ha messo in guardia che i risultati di tutti i test non si conosceranno in tempi brevi, sottolineando che la ricerca della fonte dell'epidemia si sta dimostrando ''molto difficile''. Di fatto, quindi, le autorita' sanitarie tedesche sono al punto di partenza, ma per il governo federale l'avviso su insalate e germogli vari rimane. Anche se la Commissione Ue fa sapere che per ora non c'e' una ''specifica allerta europea'' sui germogli di soia. Le analisi riguardano per 40 campioni prelevati dalle serre di un'azienda di Uelzen (Bassa Sassonia) che produce 18 tipi diversi di germogli. Le autorita' sanitarie sono al lavoro da giorni e finora sul totale dei campioni a disposizione ben 23 sono risultati negativi, ha annunciato un portavoce del ministro dell'Agricoltura del Land. Le ricerche della fonte dell'infezione, ha spiegato, sono difficili, anche perche' sono gia' passate diverse settimane dallo scoppio dell'epidemia, che risale almeno a meta' maggio. Gli ulteriori esami previsti, ha proseguito il portavoce del ministro, verranno realizzati in collaborazione con l'istituto federale per la valutazione dei rischi (BfR), ma la ricerca della fonte dell'infezione si sta dimostrando ''molto difficile'', ha messo in guardia. Tuttavia, il ministro federale dell'Agricoltura - Ilse Aigner - non ha dubbi: le analisi sui germogli costituiscono una ''pista importante che deve essere seguita con forza'', ha detto l'esponente conservatore durante una conferenza stampa. ''Per il governo - ha tenuto a precisare -, la lotta contro la (Escherichia Coli Enteroemorragica) Ehec ha la massima priorita'''. La Aigner ha confermato che i primi test ''non hanno indicato la presenza del batterio''. Nonostante questo, ha detto, ''l'Istituto Robert Koch e l'istituto federale per la valutazione dei rischi si attengono alle loro raccomandazioni di evitare di mangiare cetrioli, pomodori, insalate e germogli di cereali crudi''. Intanto, in Europa il numero di vittime e' fermo da ieri a quota 22, di cui 21 in Germania, mentre il quadro aggiornato del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie mostra solo un lieve aumento dei casi a un totale di 2.333 (inclusi quelli piu' gravi di sindrome emolitica uremica) rispetto ai precedenti 2.263. I paesi colpiti sono sempre 12. Nell'area di Amburgo, una delle piu' colpite della Germania settentrionale, inoltre, il ministro della Sanita' della citta'-Land, Cornelia Pruefer-Storcks, ha parlato oggi di una situazione piu' ''rilassata''. Ma la caccia alla fonte continua, anche da parte della stampa tedesca. Dopo la notizia del ristorante di Lubecca pubblicata sabato dal quotidiano locale Luebecker Nachrichten, il tabloid Bild scrive oggi che le autorita' sanitarie stanno esaminando anche un possibile collegamento con l'Asia. Le confezioni di germogli misti commercializzate dall'azienda di Uelzen, infatti, contenevano anche germogli che sarebbero stati importati dalla Cina.

Sull’argomento abbiamo sentito un esperto: Franco Pirovano è il titolare della micro srl,  ed è anche consulente nel settore delle fermentazione industriale. Un esperto, dunque, di batteri e di  microbiologie, core business della Micro, azienda che si è allargata anche nel settore delle analisi  alimentari, degli integratori e dei cosmetici.

C’è molto allarme in Germania e in Nord Europa per il batterio che ha già fatto diverse vittime. Qual è la situazione in Italia?

Direi che in Italia non è il caso di preoccuparci: il problema è relegato alla Germania e in particolare alla regione a Nord dove si sono avuti i primi casi. Ma occorre precisare alcuni particolari.

Dica.

L’escherochia coli non si trasmette per via aerea, ma solo via oro-fecale. Infatti quando si vuole verificare la potabilità dell’acqua le analisi puntano sull’identificazione del batterio.

Eppure la diffusione è stata notevole.

Certo, ma questa virulenza così elevata sembra sia stata causato dal mutamento del patrimonio genetico del ceppo che è diventato più resistente agli antibiotici. Vorrei sottolineare, però, che chi ha avuto conseguenze così gravi aveva evidentemente una situazione pregressa già compromessa.

Pare comunque che tutto sia partito dai germogli di soia.

 Penso che si debba parlare più di contaminazione crociata, partita cioè dal confezionamento con altri ortaggi. E infatti i germogli sono stati assolti alla fine. La trasmissione è dovuta all’inquinamento del prodotto con concimi organici: il coli è un batterio che arriva dagli animali a sangue caldo. In questo caso si è trattata di verdura non lavata bene, ma si tratta solo di un’ipotesi. Sarebbe per esempio utile ottenere la tracciabilità della verdura, così da poter verificare tutti i passaggi, per capire da dove è venuto il batterio e come si è diffuso. 

Quali precauzioni da adottare?

Lavarsi sempre bene le mani, sfregandosi bene tra pollice e indice, facendo attenzione anche agli anelli.

Ma è un  rischio che si corre anche con le insalate imbustate, molto diffuse in Italia, per esempio?

E’ un prodotto che viene ben lavato e dove viene controllata con grande attenzione tutta la filiera. Gli esami sono eseguiti con molta attenzione, per cui non c’è da preoccuparsi. Qualcuno per eccesso di scrupolo la lava prima di servirla a tavola, un’ulteriore precauzione che serve solo a dare maggiore tranquillità. 

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