Cresce il mercato dei farmaci senza obbligo di prescrizione. L'Italia è quarta in Europa

Farmaci | Silvio Campione | 10/06/2011 09:05

Inizio di anno incoraggiante per i farmaci che non richiedono prescrizione. Il primo trimestre 2011 ha infatti fatto registrare, anche in considerazione della stagione influenzale, consumi in crescita dell’1,2%, con un fatturato in aumento del 4,4%. Un risultato positivo dopo la contrazione del 3,8% dei volumi del 2010 che, secondo l’Anifa (l’Associazione delle aziende dell’automedicazione), anche a causa di una stagione influenzale in ritardo rispetto al 2009.

 

“La ripresa del mercato da gennaio a marzo, con poco più di 85,1 milioni di confezioni, permette solo in parte di recuperare la pesante flessione dell’anno scorso”, osserva l’Anifa presentando i dati, spiegando che “da aprile 2010 a marzo 2011 (c.d. anno mobile), infatti, si ha una contrazione dell’1,7% dei volumi (318,8 milioni di confezioni)”. Con riferimento alle due categorie di farmaci che costituiscono l’insieme dei farmaci da banco, vale a dire i farmaci di automedicazione (Otc) per i quali è consentita la pubblicità al grande pubblico e i farmaci Sp, per i quali, invece, la pubblicità è vietata, nel primo trimestre si osservano trend differenti: mentre le specialità Otc diminuiscono dell’1,0% (62,2 milioni di confezioni), gli Sp, grazie all’aumento dei consumi di farmaci antinfluenzali, mostrano una crescita del 7,8% (23 milioni di confezioni). Sull’anno mobile, si confermano, seppure in miglioramento, i trend di chiusura dell’anno con una contrazione di entrambe le categorie di farmaci pari all’1,1% per gli Otc (238,5 milioni di confezioni) e al 3,5% per gli Sp (80,3 milioni). Sul versante dai fatturati, nel primo trimestre si registra una crescita complessiva del 4,4% per un giro d’affari di 591,6 milioni di euro. Gli Otc (437,5 milioni) hanno avuto un aumento del 2,9% mentre gli Sp (154,1 milioni di euro) dell’8,9%. Sui 12 mesi, anche grazie all’effetto di alcuni switch di prodotto nell’area dell’apparato digerente, si assiste ad una crescita del 2,3% per una spesa complessiva di 2.203 milioni di euro di cui il 75,5% (1.663 milioni di euro) è generata dagli Otc e il restante 24,5% (540 milioni di euro) dagli Sp. Con riferimento ai canali distributivi, non si rilevano nei primi tre mesi del 2011 variazioni significative relativamente alle quote di mercato: la farmacia rimane il canale di acquisto privilegiato dagli italiani con il 92,1% del mercato a volumi e il 93,0% a valori. In termini di trend, mentre la parafarmacia continua a crescere sia sul versante dei consumi che su quello della spesa (+9,6% e +12,5% rispettivamente), la Grande distribuzione organizzata (Gdo) è in flessione con una tenuta dei fatturati (-0,4%) e una contrazione dei volumi (-3,6%) mentre la farmacia recupera la flessione della fine dell’anno scorso erodendo, seppur di misura, quote di mercato alla Gdo.

Il mercato europeo dei farmaci senza obbligo di prescrizione supera i 26 miliardi di euro, e rappresenta il 14,8% del mercato farmaceutico complessivo.
Osservando le dimensioni dei vari mercati del Vecchio continente, si nota che Germania e Francia sono i piu' significativi con un valore di mercato di circa 5,6 e 5,3 miliardi di euro e una quota cumulata che raggiunge il 41,8% del mercato europeo. La Gran Bretagna sviluppa il terzo mercato, con un giro d'affari di quasi 4 miliardi di euro e una quota di mercato del 15%. Solo quarta l'Italia, insieme alla Polonia, con vendite di circa 2,2 miliardi di euro e una quota a livello europeo dell'8,4%. Sono i dati resi noti oggi a Roma, in occasione del congresso annuale dell'Association of European Self-Medication. Anche se il nostro Paese e' fra quelli piu' rilevanti in valori assoluti, le dimensioni del mercato tricolore dei farmaci senza obbligo di prescrizione sono, in realta', pari a meno della meta' rispetto a quelle dei principali Stati europei di riferimento, mentre il mercato dei medicinali etici, pur essendo inferiore, ha dimensioni maggiormente allineate a quelle di Germania, Francia e Gran Bretagna. Per comprendere l'estensione dei mercati farmaceutici e' infatti utile considerare, oltre ai valori assoluti, anche il rapporto tra ampiezza del mercato italiano e degli altri Paesi europei con riferimento alle due classi di medicinali, con e senza obbligo di prescrizione. In particolare, guardando al mercato 'non prescription', si osserva che il rapporto tra mercato italiano e mercato tedesco, francese e inglese e' pari rispettivamente a 0,41, 0,39 e 0,56, mentre per il mercato dei farmaci etici tale rapporto e' pari a 0,51, 0,70 e 0,96. Valori che evidenziano dunque come il mercato dei farmaci senza obbligo di prescrizione in Italia sia decisamente meno sviluppato rispetto a quello dei piu' rilevanti Paesi Ue (poco piu' di un terzo di quello tedesco e francese e quasi il 60% di quello inglese) pur essendo questi Paesi molto simili all'Italia sia dal punto di vista economico, sia da quello sociale. Cio' che emerge e' soprattutto una spesa procapite e una quota di mercato farmaceutico piu' bassa (quota su un mercato che gia' e' di molto inferiore rispetto a quello di altri Paesi). Fra gli altri elementi critici del mercato italiano, rilevano gli esperti intervenuti al congresso, il fatto che sotto il profilo regolatorio il nostro Paese e' caratterizzato da una tendenziale minore propensione allo 'switch' da etico a Sop.
Un secondo elemento critico e' la presenza di farmaci Sop per i quali non e' possibile fare pubblicita' al pubblico: l'Italia e' l'unico paese Ue, insieme alla Spagna, in cui vi sono farmaci Sop non rimborsabili per i quali non e' possibile effettuare promozione diretta ai cittadini. Alla prudenza regolatoria si aggiunge la tradizionale propensione a utilizzare, se possibile, i prodotti etici rimborsati dal Servizio sanitario nazionale, propensione particolarmente marcata nelle Regioni del Sud. Quanto alle aziende italiane, nel 2009 hanno operato nel settore (produttori e distributori) 207 imprese prevalentemente al Centro Nord. Quasi il 50% delle industrie del settore ha in portafoglio sia farmaci Otc che Sop, mentre il 30% ha come 'core business' i soli medicinali di automedicazione. Il 54% della produzione (diretta e indiretta tramite terzisti) e' realizzata in Italia.
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