Elevate dosi di metadone aumentano il rischio cardiovascolare: pubblicati i risultati di uno studio del Beth Israel Medical Center di New York

Redazione DottNet | 10/06/2011 10:48

I pazienti in trattamento con dosi elevate di metadone presentano un aumento del rischio cardiovascolare. E’ il risultato di uno studio presentato in occasione dell’ultimo meeting dell’American Pain Society. Secondo Ricardo Cruciani del Beth Israel Medical Center di New York, che ha coordinato lo studio, esiste un effetto dose dipendente sull’intervallo QTc nei pazienti in terapia con una dose di metadone superiore ai 120 mg/die. I pazienti in trattamento con la dose più elevata del farmaco hanno mostrato infatti un aumento superiore dell’intervallo QTc rispetto a quelli in trattamento con una dose dai 10 ai 120 mg/die del farmaco.

L’intervallo QT esprime il tempo necessario al miocardio ventricolare per depolarizzarsi e ripolarizzarsi. Il QT dipende dalla frequenza cardiaca ovvero, maggiore è la frequenza, minore è il QT. In caso di intervallo QT troppo corto o troppo lungo, esiste il rischio di aritmia ventricolari minacciose per la vita. L’intervallo QTc è il QT corretto per la frequenza cardiaca. Secondo gli autori dello studio, i pazienti con un aumento del QTc superiore ai 500 millisecondi sono ad alto rischio di tachiaritmie ventricolari fatali. Gli uomini con un aumento del  QTc maggiore dei 430-450 millisecondi e le donne con un aumento di più di 450-470 millisecondi sono a rischio di aritmie. Il metadone viene normalmente usato per il trattamento delle dipendenze da oppiacei ma ultimante viene prescritto anche per la terapia del dolore cronico. Lo studio presentato al meeting dell’American Pain Society ha valutato l’utilizzo del farmaco nella terapia del dolore. Secondo gli autori dello studio, nella cura delle dipendenze da oppiacei il farmaco viene normalmente somministrato alla dose da 40-60 mg/die mentre nella terapia del dolore i medici tendono a prescrivere dosi più elevate del farmaco. Nello studio, gli esperti hanno suddiviso 39 pazienti con dolore cronico, con età superiore ai 50 anni, ad alto rischio cardiovascolare, in base alla dose di metadone utilizzata e valutato i risultati di un singolo elettrocardiogramma e di quelli ottenuti con il monitor Holter, un apparecchio che misura la frequenza cardiaca nelle 24 ore. Dalle analisi è emerso che i pazienti in trattamento con dosi superiori ai 120 mg/die del farmaco presentavano un aumento significativo  dell’intervallo QTc ed erano ad alto rischio di aritmie. Inoltre, il singolo elettrocardiogramma ha identificato 15 pazienti con un aumento dell’intervallo QTc, rispetto a 20 pazienti identificati attraverso il monitor Holter. Entrambi i metodi hanno però identificato lo stesso numero di pazienti con tachiaritmie ventricolari. Il monitor Holter ha identificato un numero doppio di pazienti che presentavano un aumento dell’intervallo QTc a mezzogiorno, rispetto all’elettrocardiogramma. Questo indica che una singola rilevazione non è sufficiente per identificare i pazienti a rischio. Secondo gli autori, il rischio cardiovascolare associato all’utilizzo di dosi elevate del farmaco non viene preso in considerazione da tutti i medici. Fino al 2006 l’Fda aveva raccomandato una dose iniziale del farmaco pari a 80 mg/die, dose che per alcuni soggetti a rischio potrebbe essere letale. Tale raccomandazione è successivamente stata ridotta a 30 mg/die.

Bibliografia: American Pain Society (APS) 30th Annual Scientific Meeting: Poster 374. Presented May 20, 2011

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato