Lombardia, dal modello per la Bpco un progetto per i malati cronici

Pneumologia | Redazione DottNet | 10/06/2011 16:25

Ha fatto emergere diagnosi sommerse di Bpco (broncopneumopatia cronica ostruttiva), aiutato tabagisti 'irriducibili' ad abbandonare il vizio e ha contribuito a rallentare la progressione della malattia nei pazienti attraverso il loro monitoraggio costante. Sono i risultati della 'declinazione lombarda' del progetto nazionale Quadro, sviluppato in 6 Asl lombarde (Cremona, Lodi, Milano 1, Milano 2, Brescia, Lecco) a partire dal 2008, per arrivare a una gestione appropriata dei percorsi di salute per i pazienti con Bpco, attraverso la corretta diagnosi e terapia.
 

Fulcro del progetto: il lavoro di squadra fra Asl e medici di medicina generale, un modello che la Regione Lombardia intende sviluppare in futuro, applicandolo alla cronicita' in generale. Non a caso il progetto Quadro, i cui risultati sono stati presentati oggi a Milano, e' stato definito dall'assessore alla Sanita' della Regione Lombardia, Luciano Bresciani, un 'antenato' del progetto Creg (basato su un Drg della cronicita' per remunerare un percorso definito di diagnosi e cura su misura), previsto nelle 'regole di sistema' dettate dal Pirellone per il 2011 e pronto a partire in via sperimentale in 5 Asl lombarde. Il progetto Quadro si e' sviluppato in diverse tappe: l'identificazione di una coorte potenziale di pazienti con Bpco e la verifica della reale prevalenza di questi malati, la rilevazione dei loro dati clinici e dell'abitudine al fumo per i pazienti tabagisti, la predisposizione di una serie di interventi, dall'educazione terapeutica alle vaccinazioni, dalle terapie ai ricoveri. I medici di medicina generale coinvolti sono poco meno di mille.
A tirare le somme dei risultati l'assessore Bresciani: "Con il nuovo percorso abbiamo ottenuto dei risultati molto significativi. Ci siamo resi conto che si riesce a fare la diagnosi prima, e con una gestione appropriata si riesce a rallentare la progressione verso situazioni di maggiore disabilita'", spiega. I medici di famiglia sono piu' preparati a riconoscere e gestire la malattia, strumenti come la spirometria vengono utilizzati meglio, e il counselling antifumo ha contribuito a convincere molti pazienti a dire addio alla sigaretta (per esempio, nell'Asl Milano 1 ha fatto questo percorso il 75% dei pazienti e il 69% e' diventato non fumatore).

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