Rapporto Cedap sulla nascita in Italia: mamme a 32 anni, il 37% dei parti è col cesareo. I padri partecipano attivamente

Redazione DottNet | 11/06/2011 18:48

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Le mamme italiane partoriscono intorno ai 32 anni (contro i 29 delle donne di cittadinanza non italiana), in prevalenza negli ospedali pubblici, hanno una scolarità medio-alta nel 45,3% dei casi mentre nel 59% hanno una occupazione lavorativa. E' la fotografia che emerge dall'VIII Rapporto Cedap sulla nascita in Italia, pubblicato dal ministero della Salute. Ecco nel dettaglio i principali risultati.

- PIU' PARTI NEL PUBBLICO: L'88,4% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici, l'11,4% nelle case di cura e solo lo 0,2% altrove.

- AUMENTANO NATI DA MADRI STRANIERE: Nel 2008 il 16,9% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana (15,9% nel 2007). Tale fenomeno è più diffuso al centro-nord dove quasi il 20% dei parti avviene da madri non italiane; in particolare, in Emilia Romagna, quasi un quarto delle nascite è riferito a madri straniere.

- ITALIANE PARTORISCONO A 32 ANNI: L'età media della madre è di 32,4 anni per le italiane mentre scende a 28,9 anni per le cittadine straniere. Riguardo invece al primo figlio l'età media è superiore a 31 per le donne italiane e a 27 per le straniere. 

- SCOLARITA' MEDIO ALTA: Delle donne che hanno partorito il 45,3% ha una scolarità medio alta, il 34,8% medio bassa ed il 19,9% ha conseguito la laurea. Fra le straniere prevale invece una scolarità medio bassa (45,6%).

- 6 DONNE SU 10 LAVORANO: il 59% delle donne che hanno partorito ha un'occupazione lavorativa, il 31,8% sono casalinghe e il 6,6% sono disoccupate o in cerca di prima occupazione.

- 37,8% PARTI AVVIENE CON CESAREO: il Rapporto conferma il "ricorso eccessivo" all'operazione chirurgica. In media, il 37,8% dei parti avviene con taglio cesareo, con un'elevata propensione nelle case di cura accreditate in cui si registra il 60,5% dei parti contro il 34,8% negli ospedali pubblici.

 Guidano la respirazione, tengono la mano, massaggiano a richiesta e incoraggiano tra una contrazione e l'altra. Alcuni addirittura, presi dall'emotività, si esibiscono in consigli non richiesti mentre altri girano filmini e immortalano il taglio del cordone ombelicale con il click di un telefonino. Sono i papà del XXI secolo, che sfatando i luoghi comuni che li vogliono paurosi ed imbranati svolgono un ruolo attivo in sala parto, partecipando a pieno titolo al travaglio del partner. A certificare quella che sembra essere diventata una tradizione ci ha pensato l'VIII Rapporto Cedap secondo il quale nel 92,03% dei casi la donna ha accanto a se' al momento del parto (sono esclusi i cesarei) il padre del bambino, nel 6,7% un familiare e nell'1,25% un'altra persona di fiducia. Numeri impensabili rispetto ad un recente passato, quando il ruolo del padre si fermava ad una nervosa passeggiata lungo i bui corridoi di un ospedale, con una sigaretta tra le mani, in attesa di buone notizie. Una presenza cresciuta in modo verticale proprio negli ultimi anni visto che solo nel 2006 la percentuale dei padri presenti in sala parto era solo del 60%. "E pensare che fino al Seicento le donne partorivano in casa, aiutate dall'ostetrica, che era la donna più povera e più anziana del paese, mentre gli uomini consideravano tutto questo trambusto come una scocciatura e se ne andavano a bere in osteria", ricorda con ironia il ginecologo del Cristo Re, Giovan Battista Serra, che però continua a mettere dei paletti sul ruolo del papà. "Io dico sempre che bisogna farli entrare solo se sono tranquilli, considerato che sono estranei alla cultura del sangue, che invece le donne hanno imparato ad assimilare grazie alle mestruazioni sin dall'infanzia". Secondo l'esperto, infatti, la scelta non deve essere condizionata dal desiderio del partner: "alcuni uomini rimangono talmente traumatizzate dall'atto in se da soffrire in seguito anche di problemi sessuali". Più in generale comunque, prosegue Serra, sono molte le abitudini dei padri che si vanno consolidando in sala parto, "dai consigli più banali, al filmino, che serve a conservare un ricordo importante ma anche a scaricare la tensione, fino al rituale molto bello del taglio del cordone ombelicale, gesto simbolico che sottintende un'assunzione di responsabilità". E per finire, conclude il ginecologo, "può anche succedere che scatti un sentimento di invidia dell'uomo nei confronti della donna: a me è capitato che mentre le donne avevano le contrazioni l'uomo aveva coliche addominali. Un modo chiaro per mettersi al posto della moglie".