Tremonti, Italia prima grazie a medici e infermieri. Cozza: ma taglia i fondi. Umbria regione virtuosa per la spesa sanitaria. Male il Sud

Silvio Campione | 14/06/2011 21:03

 

'Grazie ai nostri medici e infermieri in un grafico sulla Sanita' che ho visto ieri, l'Italia era al primo posto e gli Stati Uniti all'ultimo'. In un passaggio del suo intervento all'assemblea della Confartigianato, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha lodato in questi termini la sanita' nazionale. 'Per favore - ha poi aggiunto - facciamo tutte le critiche che vogliamo ma cerchiamo di non suicidarci, non c'e' ragione.
Lo sport nazionale per cui quando si va all'estero si parla male del proprio paese e' inaccettabile'.'Il Ministro Tremonti parla pur sempre dello stesso Sistema sanitario nazionale al quale ha tolto 1,5 miliardi di euro di finanziamenti nel solo 2011 e al quale, secondo indiscrezioni giornalistiche, potrebbe sottrarne altri 6 con la prossima manovra'. E' la replica di  Cecilia Taranto, segretaria nazionale Fp-Cgil e Massimo Cozza, segretario nazionale Fp-Cgil Medici, commentando l'intervento del titolare dell'Economia che ha elogiato la sanita' italiana. I due sindacalisti si dicono 'stupiti favorevolmente' dalla dichiarazione del Ministro Tremonti. Lo prendiamo come un ravvedimento'. 'I medici e gli infermieri che il Ministro ringrazia, quelli che garantiscono uno dei servizi sanitari piu' efficienti al mondo, sono gli stessi - aggiungono Taranto e Cozza - a cui non e' stato rinnovato il contratto e che operano in condizioni sempre piu' disagiate, in primo luogo a causa del blocco del turn over e del precariato. Quanto al paragone con gli Stati Uniti, conveniamo con Tremonti: pubblico è meglio'.

 

Intanto secondo Rapporto Saniregio2 del Cerm è in Umbria che si verifica la migliore capacità di controllo della spesa e qualità dei servizi. L’unica Regione a stare al passo è il Friuli Venezia Giulia, che non dovrebbe comunque mettere in atto correttivi per rientrare nei livelli di spesa e di qualità efficienti.Le Marche sono quasi allineate allo standard per quanto riguarda la spesa, e staccate solo marginalmente sulla qualità dallo standard umbro. Ma per il resto di Italia, qualche intervento correttivo sarebbe necessario ovunque. Anche in Emilia Romagna, Lombardia e Toscana, che hanno gap contenuti sulla spesa (1%, 1,% e 2,4% rispettivamente), ma un po’ più evidenti sulla qualità (7,5%, 9,9% e 3,1).Sono Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Lazio, comunque, le Regioni più critiche, cioè quelle dove il gap di efficienza e di qualità risulta particolarmente acuto. La Campania, in particolare, dovrebbe ridurre la spesa di oltre il 33% e aumentare la qualità di quasi il 90%, per emulare in tutto e per tutto l’Umbria. La Sicilia dovrebbe ridurre la spesa di oltre il 24% e aumentare la qualità anch’essa di quasi il 90%. La Puglia dovrebbe ridurre la spesa di quasi il 24% e aumentare la qualità di oltre il 96%. La Calabria dovrebbe ridurre la spesa di poco più del 15% e aumentare la qualità di oltre il 132% (un più che raddoppio). Il Lazio, infine, dovrebbe ridurre la spesa di quasi il 13% e aumentare la qualità di oltre il 76% (un ritardo che va soppesato anche alla luce della mobilità in ingresso nel Lazio).Tradotti in valori assoluti e aggregati, la Campania dovrebbe liberare risorse per oltre 3,4 miliardi di euro/anno. La Sicilia per oltre 2,1 miliardi. La Puglia per quasi 1,8 miliardi. Il Lazio per quasi 1,5 miliardi. La Calabria per oltre 560 milioni. Su quest’ultimo dato incide la relativa minor popolosità della Regione rispetto alle altre quattro. Nel complesso, le cinque Regioni più devianti potrebbero liberare risorse per circa 9,4 miliardi di euro/anno, più del 77% delle risorse.In Piemonte, Veneto e Liguria i due gap (spesa e qualità) iniziano ad ampliarsi pur rimanendo in range nettamente migliori della media Italia: per la spesa i gap sono, rispettivamente, del 3,1%, del 5,2% e del 7%; per la qualità, del 4,2%, del 7,5%, e del 28,2%. La Liguria, tuttavia, si rivela Regione borderline sotto entrambe le dimensioni: è l’ultima, nell’ordine in cui si sta facendo l’elenco, con gap di spesa ad una sola cifra percentuale; se si escludono i casi del Trentino Alto Adige e della Valle d’Aosta, è l’ultima con un gap di efficienza non macroscopico (dopo la Liguria c’è un vero “gradino” di qualità).Le rimanenti Regioni hanno tutte gap di spesa a doppia cifra, che vanno dal 10,4% del Trentino Alto Adige al 15,3% del Molise. Tra queste, solo due hanno un buon livello di qualità, il Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta. Il primo con un gap di qualità del 6,4%, la seconda del 16,3%. Ma se spendono troppo per ottenerlo. A livello aggregato, la loro devianza risulta comunque contenuta (soprattutto se paragonata ai casi più inefficienti), perché si tratta di realtà di dimensione geografica e popolosità medio-piccole. Il Trentino Altro Adige potrebbe liberare risorse per circa 227 milioni di euro/anno, la Valle d’Aosta per circa 36 milioni.Tutte le altre Regioni, Sardegna, Abruzzo, Basilicata, Molise, abbinano consistenti gap di spesa (tutti a doppia cifra) a consistenti gap di qualità (rispettivamente, 75%, 61,3%, 75,4%, 63,9%). A livello aggregato, esse potrebbero liberare 377 milioni di euro/anno la Sardegna, 301 milioni l'Abruzzo, 145 milioni la Basilicata, e 99 milioni il Molise.In pratica, se tutte le Regioni si posizionassero sulla frontiera efficiente e condividessero le stesse performance dell’Umbria (la Regione benchmark, appunto), si potrebbero risparmiare oltre i 12 miliardi di euro, equivalenti a circa lo 0,8% del Pil. Risorse che, sottolinea il Cerm, "nel solo Ssn conterebbero per oltre il 37% di quanto la Pubblica Amministrazione annualmente dedica ai programmi di investimento, inclusi quelli riguardanti il sistema sanitario. Una quota di primaria importanza, soprattutto di fronte alle esigenze di rinnovamento ad ampio spettro delle infrastrutture del Paese".

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