Bene le vendite dei farmaci equivalenti: più 17% annuo

Redazione DottNet | 17/06/2011 14:00

Nel periodo compreso tra il 2006 e il 2010, a fronte di un mercato stagnante, la spesa per medicinali 'unbranded' e' cresciuta del 17% medio annuo, con quella per prodotti 'di marca' (ancora coperti da brevetto o a brevetto scaduto) diminuita di quasi l'1% all'anno. Quindi, in generale, non si puo' dire che i medicinali 'unbranded' in Italia non stiano crescendo. Tenendo conto che il mercato nel suo complesso e' fermo, il loro comparto sta registrando una crescita significativa".

 

E' quanto ha affermato all'assemblea di Federanziani all'interno del Sanit Pierluigi Antonelli, membro del comitato di Presidenza di Farmindustria. "La quota italiana di 'unbranded' piu' bassa di quella degli altri Paesi - ha rilevato Antonelli - deve tenere conto del livello medio dei prezzi, che in Italia sono i piu' bassi d'Europa. Un piccolo differenziale dei prezzi, da un lato, rende meno conveniente per i pazienti optare per i generici rispetto all'off patent' di marca, dall'altro rende piu' difficile alle stesse aziende genericiste entrare sul mercato. Ne e' una prova un dato di Ims che mostra come il mercato rimborsabile 'fuori brevetto' sia in Italia superiore all'85% delle confezioni (un dato paragonabile al dato europeo), mentre quello che vede la presenza del generico ammonta al 56% (dati Assogenerici). Ne consegue che c'e' una parte rilevante di mercato 'genericabile' dove i genericisti non entrano perche' le condizioni (prezzi, costi, ampiezza di mercato) non lo rendono conveniente"."I medicinali equivalenti - ha proseguito - possono rappresentare uno strumento per generare risparmi da reinvestire nel sistema del farmaco, ma questo nel rispetto della prescrizione del medico, senza creare mercati 'protetti' ed evitando provvedimenti distorsivi della concorrenza. Va infatti sempre riconosciuto il valore della proprieta' intellettuale e del marchio che, oltre a essere elemento di fiducia per il paziente, testimonia l'impegno delle imprese, che spesso fanno ricerca anche dopo la scadenza del brevetto. Infine, una considerazione sul tema dei biosimilari: anche se, come sostiene l'Ema, non sono assimilabili agli equivalenti, possono consentire risparmi, ma sempre adottando adeguate cautele e opportune procedure di farmacovigilanza, a garanzia dei pazienti e per non vanificare i vantaggi di un loro corretto uso". Clicchi qui per essere informato.

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