In aumento i casi di tumore alla prostata, ma sono in arrivo nuovi farmaci. Cure su doppio binario

Redazione DottNet | 22/06/2011 19:56

E' il cancro alla prostata il tema centrale del XXI congresso Nazionale della Siuro (Società italiana di urologia oncologica) che si è aperto ieri a Napoli. La patologia sarà affrontata sotto diversi aspetti a cominciare dalla presentazione di un nuovo farmaco per la cura del tumore alla prostata, il Degarelix che, dopo un lungo iter burocratico internazionale e poi nazionale, è da una settimana in commercio in Italia con il nome di Firmagon: 'Questo nuovo farmaco - spiegano i vertici della Siuro - non elimina le fonti della produzione del testosterone, ma ha un'azione antagonista, che evita ciò che avviene oggi con i farmaci in uso cioè l'innalzamento iniziale del testosterone prima che se ne stabilizzi la soppressione definitiva'.

Un passo in avanti, quindi, per una popolazione di pazienti che in Italia è in continuo aumento: il cancro alla prostata è il più frequente tra i tumori maschili con un'incidenza del 12% ed ogni anno nel nostro Paese si registrano 43.000 casi con 9.000 decessi: ogni anno sono 23.000 i nuovi casi, il 20% dei quali viene scoperto quando già è allo stadio di metastasi. Il tumore alla prostata è al terzo posto tra le cause più frequenti di morte neoplastica (7460 morti nel 2006) con tassi di mortalità che negli ultimi anni scendono al nord e al centro ma restano stabili al sud: secondo lo studio internazionale Eurocare, dal 1995 al 1999 la sopravvivenza a cinque anni è stata del 57% per Salerno e del 73% per Napoli. Il congresso di Napoli sarà quindi l'occasione per un confronto tra i diversi specialisti che condivideranno le recenti innovazioni che, come il nuovo farmaco, vengono soprattutto dall'estero, segnatamente dagli Usa, anche se la ricerca in Italia procede nonostante i pochi fondi come spiega il presidente del Siuro, ordinario di urologia e direttore della clinica urologica del Sant'Orsola-Malpighi di Bologna, Giuseppe Martorana: 'La situazione della ricerca in Italia è buona, abbiamo colmato in parte il gap con gli Usa anche se permane una distanza a causa della scarsità di risorse che vengono investite nel settore. Manca una mentalità adatta, perché investire in ricerca in Italia sembra quasi un investimento a perdere mentre è utile e produttivo se mirato'. 'Il cancro alla prostata è la prima patologia neoplastica maschile, superando colon e polmoni dal punto di vista dell'incidenza del tumore', precisa Vittorio Altieri, docente alla facoltà di medicina dell'università di Salerno e primario di endourologia e urologia oncologica del policlinico della Federico II, che affronta il problema della prevenzione: 'Attualmente in Campania non viene svolto uno screening sui maschi di una certa età, tranne a Salerno, perché è in dubbio al momento dal punto di vista scientifico se il costo-beneficio sia favorevole, cioè se lo stato debba investire nel cercare di far emergere i casi che sono subclinici perché il tumore della prostata non è particolarmente aggressivo dal punto di vista biologico, perché è un tumore che clinicamente può essere controllato nel tempo e infatti la Siuro ha promosso un protocollo internazionale che si prefigge di controllare i pazienti attraverso una sorveglianza attiva che in Campania coinvolge attualmente, nella fase iniziale, una ventina di pazienti'. Curare il cancro alla prostata con la chirurgia o altre terapie, ma seguire i pazienti anche con un supporto psicologico per i danni collaterali come l'impotenza. Ecco il doppio binario che ha illustrato oggi a Napoli, in occasione del XXI congresso nazionale della Societa' italiana di urologia oncologica (Siuro), Riccardo Valdagni, vicepresidente della Siuro e direttore del programma prostata all'Istituto nazionale dei tumori di Milano. ''Un paziente con un tumore alla prostata - spiega Valdagni - viene sottoposto a trattamento chirurgico o radioterapia o ormonoterapia: questi tre trattamenti sono molto efficaci ma hanno effetti collaterali potenziali che non influenzano solo la sfera fisica del paziente ma anche quella psicologica e sessuale. E' chiaro che una disfunzione erettile incide sulla persona ma anche sulla coppia e quindi e' inevitabile che, se vogliamo offrire un processo di cura integrato, ci siano esperti al fianco del chirurgo o dell'oncologo radioterapista. Bisogna pensare ad andrologi, psicologi in ambito sessuale e esperti di patologie della coppia''. Sulla prevenzione dei danni collaterali Valdagni sta studiando anche dei percorsi ad hoc, diversi per ogni paziente: ''In generale si stanno facendo molti passi avanti: per ridurre i disturbi collaterali. A Milano stiamo poi cercando dei modelli di anticipazione sul singolo paziente delle tossicita' che potrebbe avere, per poter poi correggere le terapie o eliminarne alcune o favorire una terapia rispetto all'altra''

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