Convegno 3 / Radiologi, il 23% delle apparecchiature è obsoleto

Medicina Generale | Redazione DottNet | 31/07/2008 16:10

Solo il 44% delle attrezzature radiologiche di cui usufruiscono gli italiani è giovane, con meno di 5 anni alle spalle, e quindi 'uptodate', cioè al passo con le migliori tecnologie oggi disponibili. Ben il 23% ha oltre 10 anni di vita e alcuni impianti di radiologia tradizionale sono anche 'over-40'. A passare ai 'raggi X' queste apparecchiature è il censimento in corso delle strutture di radiodiagnostica e neuroradiologia.

Presentati in occasione del 43/imo congresso nazionale che aperto a Roma dal presidente della Società Italiana di Radiologia Medica (SIRM) Roberto Lagalla, i dati dicono che, soprattutto per gli apparecchi usati per le mammografie, bisognerebbe innovare il 'parco macchine' nazionale. Su 2808 apparecchiature rilevate finora, il 12% è rappresentato da tomografie computerizzate, di cui il 67% acquisito negli ultimi cinque anni; il 5% da risonanze magnetiche, di cui il 61% negli ultimi 5 anni; il 5% da mammografi, di cui solo il 35% acquisito negli ultimi 5 anni. Nondimeno la 'vetustà' delle apparecchiature, periodicamente sottoposte a controlli fisici e dosimetrici, assicura Lagalla, non mette assolutamente a rischio la salute degli italiani, nè aumenta la loro esposizione a raggi. Di certo però, sottolinea, più lo strumento è nuovo, sofisticato, digitale, maggiore è la risoluzione dell'immagine che da esso si ottiene e quindi la possibilità di anticipazione diagnostica. E' pur vero che oggi l'avanzamento tecnologico corre veloce, dunque gli strumenti divengono 'obsoleti' sempre più rapidamente da quando si inizia a usarli. Certo è però, sottolinea Lagalla, che ''il censimento in corso conferma le preoccupazioni in merito alla vetustà delle apparecchiature radiologiche installate in Italia, per cui insorgono perplessità sulla capacità diagnostica delle attrezzature più datate, con particolare riferimento ai mammografi, utilizzati per lo screening del carcinoma mammario''. ''Solo il 35% di questi può essere considerato di avanzata generazione - precisa Lagalla - ciò è importante soprattutto considerando che si abbassa sempre più l'età di insorgenza di questo tumore e che la mammella giovane, per la sua consistenza, è più difficile da esaminare''. Bisogna quindi aggiornare le apparecchiature che lo necessitino, conclude, soprattutto nei centri specialistici e d'eccellenza.

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