Indagine del Senato: anche quattro ore di attesa al pronto soccorso. I buchi della medicina territoriale

Redazione DottNet | 28/06/2011 16:13

L'anello debole della catena dei soccorsi in Italia e' il livello intraospedaliero. E' quanto emerge dall'indagine conoscitiva sul trasporto degli infermi e sulle reti di emergenza e urgenze messa a punto dalla Commissione Igiene e Sanità del Senato. L'indagine, anticipata già ad aprile con il documento conclusivo, è stata presentata a Roma con la diffusione dei tre volumi che la compongono. 'Due dati sconvolgenti - ha spiegato il senatore della Lega Nord, Fazio Rizzi, illustrando la relazione alla commissione ad aprile - sono i 241 minuti d'attesa media nei Dea (Dipartimento emergenza accettazione), con la punta di 451 minuti in Abruzzo, ed i percorsi privilegiati per gli accertamenti diagnostici per i pazienti di pronto soccorso, pressoché inesistenti, salvo sporadiche realtà.

 Lo stesso dicasi per le procedure specifiche integrate per patologia, presenti, nelle Regioni più performanti, solamente nel 50 per cento dei Dea, fino a giungere all'assenza assoluta in Basilicata, Molise e Sicilia. Certamente troppi pazienti vengono trasportati in ospedale, come si evince dai tempi medi di stazionamento delle ambulanze, che in qualche caso (Lazio e Puglia) arrivano a sfiorare le 3 ore, sottraendo tra l'altro risorse per i soccorsi territoriali; questo dato è indubbiamente indicativo di una scarsissima capacità di filtro svolta dalla medicina territoriale e dalla sua assoluta mancanza di integrazione ed interazione con il sistema di soccorso'. 'Preoccupante - ha aggiunto Rizzi - è l'assenza di sistemi informativi e di software gestionali, superiore al 60 per cento in Calabria, Puglia, Sicilia e Campania: mancando ogni tipo di strumento informatico per l'elaborazione dei dati, diventa conseguentemente difficilmente proponibile la predisposizione di una programmazione sanitaria adeguata'.

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