Milano, cardiologo opera il paziente e muore d'infarto subito dopo

Cardiologia | Silvio Campione | 28/06/2011 19:49

Come cardiologo, il cuore doveva di certo conoscerlo come le sue tasche. Pero' al suo non ha dato troppo ascolto, nonostante non stesse bene: ha preferito operare, per salvare un paziente. E una volta uscito dalla sala operatoria non ce l'ha fatta piu'. E' morto cosi' Vincenzo Capacchione, del Servizio di Emodinamica all'ospedale di Rho (Milano), a soli 49 anni.
L'episodio e' avvenuto sabato scorso. Come racconta lo stesso ospedale, il medico quel giorno 'si trovava a casa in stato febbrile, seppure in reperibilita', per non lasciare scoperta un'eventuale urgenza. Fatto che si e' verificato'. Nonostante non stesse bene, insomma, in sala operatoria il cardiologo ci e' andato lo stesso, mettendo il bene del paziente al di sopra del proprio.
 

'Dopo essersi recato in ospedale - continua la struttura - il dottor Capacchione ha effettuato un intervento di angioplastica su un paziente salvandone la vita. Finita l'operazione il cardiologo si e' accasciato a terra privo di sensi'. Un malore che lo stesso medico aveva segnalato come 'uno strano dolore al petto', presumibilmente un infarto.
'Quando arrivano sul tuo tavolo notizie di questo genere - ha commentato Ermenegildo Maltagliati, direttore generale dell'Azienda Ospedaliera Salvini di Garbagnate Milanese, a cui afferisce il presidio di Rho - e' sempre difficile trovare le parole giuste. Lo e' ancora di piu' quando l'eta' del collega che ci lascia e' cosi' giovane e quando a casa lascia tre figli piccoli e una moglie. Se poi a questo si aggiunge il fatto che Vincenzo Capacchione facesse parte di un team di tre medici emodinamisti che ogni giorno, tra mille difficolta', ha il compito di salvare la vita alle persone, davvero non si trovano le parole. Posso pero' affermare - ha aggiunto Maltagliati - che uomini come Capacchione, per il loro quotidiano impegno, per il loro altruismo e per la loro dedizione, danno lustro alle istituzioni per cui lavorano. E di questo, io in primo luogo, e tutti noi colleghi, gliene saremo sempre grati'.
La vicenda ricorda da vicino un caso analogo, avvenuto esattamente un anno fa all'ospedale Cardarelli di Napoli, il 27 giugno 2010. Filippo Minieri era primario del reparto di chirurgia endovascolare dell'ospedale, ed e' morto per infarto dopo un turno di 11 ore consecutive. In quella occasione l'Ordine dei medici di Napoli aveva chiesto di 'rivedere i carichi di lavoro dei medici per evitare altre tragedie'.
 

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