Enpam, alla Covip il controllo sulla Cassa: Oliveti, una decisione che ci avrebbe evitato gli attacchi. Gli specializzandi: Di Silverio a Dottnet, entreremo nell’Ente di previdenza dei medici e faremo più formazione

Previdenza | Silvio Campione | 01/07/2011 05:50

Ancora novità dal fronte dell’Enpam e dalle Casse di previdenza in genere. La decisione di attribuire alla COVIP il controllo sui patrimoni degli enti previdenziali privatizzati, contenuta nella manovra finanziaria approvata dal Consiglio dei Ministri, e in attesa di essere trasformata in legge, rappresenta un passo positivo verso l'unificazione e la razionalizzazione del sistema dei controlli più volte richieste dall'Enpam e dalle altre Casse. Si tratta in effetti di un soggetto unico con cui rapportarsi che, dotandosi di professionalità specifiche, genera un flusso di informazioni chiaro, preciso e ordinato verso i Ministeri Vigilanti, non può che essere considerato un elemento di maggiore garanzia per il sistema, per gli iscritti e per gli stessi amministratori degli enti.

 "Questo sistema - ha detto Alberto Oliveti, vicepresidente vicario dell’ente previdenziale dei medici e dei dentisti - avrebbe certamente evitato le recenti strumentalizzazioni di cui è stata vittima l'Enpam". Tuttavia, la natura degli enti di primo pilastro, in forza di un'autonomia sancita dalla legge anche in termini amministrativi, non può prevedere un’estensione pedissequa delle norme previste per i fondi integrativi per cui la Covip è stata creata. Sarà fondamentale il confronto con il sistema Adepp in sede di emanazione del decreto interministeriale, previsto dalla norma, che detterà la natura e il confine dei futuri controlli. Il codice di autoregolamentazione finanziaria, in fase di avanzato studio nell'ambito dell'Adepp, può rappresentare lo snodo fondamentale dell'evoluzione del sistema di vigilanza. Per questo Enpam intende contribuire attivamente al varo del documento e al successivo confronto con i Ministeri dell'Economia e del Lavoro.

Intanto la cassa dei medici italiani si schiera al fianco dei più giovani. Che  guardano con grande attenzione alla manovra economica in via di approvazione. Il provvedimento, infatti, potrebbe portare all’addio dell’obbligo di contribuzione Inps per gli specializzandi. Secondo alcune anticipazioni, infatti, il documento economico-finanziario conterrebbe anche un’interpretazione autentica sui soggetti obbligati a versare alla gestione separata dell’Inps. I giovani medici da anni chiedono di essere esonerati dai versamenti all’Inps, che considerano un ingiusto doppione. Gli iscritti alle scuole di specializzazione, versano già obbligatoriamente i loro contributi all’Enpam. Della questione se n’è discusso  venerdì 1 luglio a Napoli nel corso di una tavola rotonda organizzata da Federspecializzandi e alla quale ha partecipato anche il vice-presidente della Fondazione Enpam, Giampiero Malagnino. Sui doppi obblighi contributivi la confederazione nazionale delle associazioni dei medici specializzandi ha preso una posizione netta: “Reputiamo questa una delle tante gravi e incresciose  anomalie che continuano ai danni del medico - afferma Piero Di Silverio, presidente di Federspecializzandi -, pertanto abbiamo avviato azioni affinché il medico in formazione specialistica possa riconoscere come unico ente previdenziale l’Enpam.”

Dottor Di Silverio siete ovviamente contro la doppia contribuzione Inps e Enpam che danneggia i vostri giovani colleghi

È un’assurdità che dobbiamo versare i contributi alle due casse. L’Inps è per l’ospedalità privata, ma noi che lavoriamo nel pubblico abbiamo la nostra cassa, ovvero l’Enpam dove vogliamo essere iscritti in virtù del nostro contratto di formazione. E con queste conferenza itinerante vogliamo appunto informare la categoria sui nostri passi e sulle azioni che stiamo portando avanti.

Cioè?

Gli specializzandi devono comprendere che versare il 17% dei guadagni all’Inps significa gettare soldi al vento e che non serviranno mai a nulla se non a far fare cassa a un ente previdenziale che di fatto non ci appartiene. Noi possiamo lavorare solo dove facciamo formazione, ovvero nel pubblico.

Che risultati avete ottenuto finora?

Le nostre richieste di passare all’Enpam sono per il momento cadute nel vuoto. Abbiamo comunque un tavolo aperto con la nostra cassa e siamo in contatto costante col ministero. Confidiamo nel cambio di rotta che potrebbe esserci entro la fine di luglio, anche perché l’Inps potrebbe aumentare ulteriormente le aliquote e ciò sarebbe un ulteriore danno per tutti noi. Le confermo che siamo sulla buona strada e siamo certi di raggiungere il nostro obiettivo

Lei parlava di formazione. Avete un tavolo aperto anche su questo capitolo?

Certo: la rete formativa per noi è uno strumento indispensabile. E in questo contesto gli ospedali hanno un ruolo determinante. Siamo convinti che la formazione ospedaliera è un obbligo dell’università nei confronti dello specializzando che solo così potrà avere una competenza acquisita sul campo.

Quindi vi state muovendo anche con università e scuole di specializzazione?

Infatti. Abbiamo avviato un iter nel quale abbiamo inserito un’ottantina di strutture da abilitare come rete formativa. Dal 6 luglio cominceremo le nostre audizioni con i direttori delle scuole divisi per area proprio per far partire la formazione dove ancora è in fase di stallo coinvolgendo le scuole di specializzazione.

Secondo lei occorre anche rivedere gli standard della formazione?

Senza dubbio. Un esempio calzante potrebbe essere quello della chirurgia: secondo il  riassetto delle scuole di specializzazione del 2007, lo specialista in chirurgia per ottenere la specializzazione deve avere eseguito  almeno 50 interventi di grande chirurgia, 100 interventi di media chirurgia e 200 di piccola chirurgia. Ma senza tuttavia precisare che cosa sia ‘grande chirurgia’, ‘media chirurgia’ e ‘piccola chirurgia’. E non è tutto.

Dica

Si tratta di numeri notevoli per come è strutturato  il sistema universitario, visto tra l'altro che la norma in vigore stabilisce il limite del 30% all’attività destinata alla formazione. Così il sistema presenta delle evidenti lacune, per questo chiediamo la formazione ospedaliera.

Fazio  propone appunto di far fare ai più giovani due anni in ospedale.

Fazio, in pratica, vorrebbe trasformare il contratto atipico in un contratto vero e proprio, a tutti gli effetti simile a quello di un dirigente medico. Ma così  ci accolleremmo responsabilità che l’attuale iter formativo italiano non ci mette nelle condizioni di affrontare.

Perché?

Le leggi sono di fatto non rispettate e perché la formazione non è attuata come dovrebbe essere.

Quindi?

Chiediamo di poter fare formazione all'interno di una rete protetta, dove la legge impone una serie di paletti. Ovvero che l'attività non vuole essere  in alcun caso sostitutiva del personale di ruolo; non è pensabile, infatti, utilizzare  uno specializzando per sopperire alle carenze della sanità facendosi per giunta carico di responsabilità che non è in grado di gestire. Clicchi qui per essere informato.

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