Medici obiettori in aumento: il Lazio guida la classifica

Silvio Campione | 03/07/2011 23:15

Aumentano i medici italiani obiettori rispetto alla legge 194 per gli interventi di interruzione volontaria di gravidanza (Ivg). I ginecologi obiettori infatti, secondo gli ultimi dati disponibili, sono passati dal 58% registrato nel 2005 al 70% del 2007. Il dato emerge dalla relazione annuale al Parlamento sulla attuazione della legge 194 per l'interruzione volontaria di gravidanza. A livello nazionale, per i ginecologi si passa dal 58,7% del 2005 al 69,2% del 2006 al 70,5% del 2007. Per gli anestesisti, negli stessi tre anni, dal 45,7% del 2005 al 52,3% del 2007. Per il personale non medico dal 38,6% al 40,9%.

 La relazione segnala inoltre come per alcune regioni l'aumento sia molto rilevante: percentuali superiori all'80% si registrano tra i ginecologi nel Lazio (85,6%), in Basilicata (84,1%), in Campania (83,9%), in Sicilia (83,5%) e in Molise (82,8%). Per gli anestesisti i valori più elevati si osservano al sud (con un massimo di oltre il 77% in Molise e Campania) e i più bassi in Toscana (29%) e a Trento (31,6%). Infine, per il personale non medico, i valori sono più bassi, con un massimo di 82,5% in Sicilia e 82% in Molise. In relazione ai tempi di attesa tra rilascio della certificazione e l'intervento, i dati segnalano che è aumentata la percentuale di Ivg effettuate entro 14 giorni dal rilascio del documento (58,6% nel 2007 rispetto al 56,7% nel 2006) ed è di conseguenza diminuita la percentuale di Ivg effettuate oltre tre settimane anche se persiste ''una non trascurabile variabilità tra regioni''.

Singolare però il caso di Arezzo dove sono tutti 'obiettori' tranne uno. Così rischia di entrare in crisi il servizio di interruzione volontaria di gravidanza all'ospedale di Arezzo. Un allarme che ha suscitato un vero e proprio tam-tam  dominato dal timore anche quell'ultimo medico non obiettore, ultimo ''baluardo'' del servizio, potesse dare forfait. Un allarme che è cresciuto fino all'organizzazione stamane di un sit-in. Le circa trenta persone che hanno partecipato alla protesta sono state poi rassicurate dal direttore generale della Asl Enrico Desideri: l'azienda sanitaria aretina aveva già organizzato un vero e proprio pool di medici, anche di altri presidi della Asl, che in otto garantiranno il servizio. Il problema, almeno per l'immediato, è risolto. Anche se le cifre del caso di Arezzo, che rischia di essere emblematico per molti altri ospedali, parlano chiaro circa le difficoltà. L'unico medico non obiettore dell'ospedale aretino è il ''superstite'' di una pattuglia che fino a tre mesi fa contava tra le sue fila quattro medici che assicuravano in servizio di interruzione volontaria della gravidanza. E, più in generale, in tutta la Asl su 31 medici ginecologi sono solo otto, appunto, quelli che sono disponibili ad effettuare interventi abortivi. Da qui la decisione della Asl di utilizzarli in tutti e tre gli ospedali di competenza: Arezzo, Bibbiena e Montevarchi. Secondo i numeri forniti dalla Asl 8, nel 2010 gli interventi di interruzione di gravidanza in provincia di Arezzo sono stati 525 (297 ad Arezzo, 152 in Valdarno, 76 in Casentino), 139 nei primi tre mesi del 2011 (80 Arezzo, 40 Valdarno, 19 Casentino), con un andamento costante negli ultimi anni. La costituzione di un unico percorso di accesso e di gestione, oltre alla equità per le pazienti, garantirà, a parere della direzione aziendale, anche una aggiornamento comune degli operatori sanitari che non hanno dichiarato la loro obiezione. Nel momento più caldo dell'allarme i senatori radicali Donatella Poretti e Marco Perduca avevano denunciato il rischio per le donne aretine di dove ''andare fuori città ad abortire, seguendo l'esempio di quelle lucane 'costrette' dai picchi di obiezione ad abortire nelle regioni limitrofe''. Poi la manifestazione ed il chiarimento della Asl, basato sul piano di ''emergenza'' adottato. Il direttore generale Desideri ha ricordato che il 50% delle donne che ricorrono all'interruzione di gravidanza sono straniere ed il 30% giovanissimi. ''Dobbiamo interrogarci sul perché. Ma non è un compito della Asl che deve garantire l'applicazione della legge. Noi abbiamo trovato una soluzione che non risolve definitivamente il problema, che presto potrebbe riproporsi. Ed è un problema non solo aretino, ma nazionale''.

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