Integrazione ospedale-territorio: Catananti (Gemelli) propone micro aree e un maxi ospedale

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 04/07/2011 17:44

Se l'integrazione tra ospedale e territorio non è mai decollata nella Penisola, specie in alcune aree del Centro-Sud, si può provare a modificare gli equilibri. Spostando per una volta l'ago della bilancia dalla parte dell'ospedale, struttura in grado di accompagnare realmente il paziente nella gestione territoriale del post-acuzie, in modo da non lasciarlo solo dopo la dimissione. A illustrare le sue tesi, descritte anche nel 'Rapporto Sanità 2011' (Il Mulino), è Cesare Catananti, direttore generale del Policlinico Gemelli di Roma.

 "Anziché insistere nell'affidare l'integrazione tra ospedale e territorio alle Asl - spiega Catananti, che non a caso firma un capitolo del Rapporto intitolato 'Ospedale e territorio: un incontro mancato. Perché?' - si potrebbe sperimentare un'organizzazione nuova, basata su micro-aree territoriali costituite da un ospedale-azienda a cui afferiscono, direttamente o in convenzione, le funzioni proprie del post-acuzie, dell'Rsa e dell'hospice. L'Italia invecchia - riflette l'esperto - la popolazione anziana aumenta: si tratta di persone con multipatologie, che di fatto spesso non hanno bisogno del ricovero in ospedale, ma non sanno dove andare. Mancano strutture sul territorio, oppure le liste di attesa sono lunghissime". Così le famiglie si arrangiano come possono. "Rischiamo di ritrovarci come dopo la legge Basaglia: con la chiusura dei manicomi alcuni malati psichiatrici si sono ritrovati senza strutture di riferimento, senza un posto in cui andare". Ebbene, per il direttore generale del Gemelli oggi ospedale e territorio troppo spesso non si incontrano: gli anziani malati rischiano di restare senza una struttura di riferimento. "Per la quota che non ha, o non ha più, bisogno di stare in ospedale - prosegue - non c'è un territorio in grado di garantire l'assistenza"Una realtà che emerge con chiarezza analizzando il rapporto tra posti letto residenziali e popolazione 'over 65': in Lombardia siamo a circa 450 letti per 10.000 anziani, a Roma ad appena 50 letti per 10.000. Insomma, "mancano le strutture ad hoc. E le Asl, che gestiscono oggi il territorio, sono una realtà diversa rispetto a una struttura sanitaria". Per rispondere al meglio a queste "sempre più pressanti" esigenze della sanità italiana, ecco che "si potrebbe immaginare che l'ospedale gestisca il circuito di cure territoriali, dalla riabilitazione all'hospice. Il paziente e i suoi familiari - dice Catananti - non verrebbero lasciati soli al momento della dimissione, ma coordinati in un percorso personalizzato di assistenza". Catananti pensa a reti di maxi-ospedali-azienda sul territorio, in grado di inserire il paziente nel corretto percorso di assistenza, senza lasciarlo "solo, alle prese con liste di attesa e ricerca di strutture adeguate ai propri bisogni". E se in particolare al Sud c'è anche il problema della carenza di strutture mirate sul territorio, "queste - conclude l'esperto - andrebbero realizzate e incardinate al meglio in una nuova rete di assistenza, centrata su un rapporto innovativo tra ospedale e territorio". "Non esiste una formula magica per migliorare l'assistenza sanitaria sul territorio.  Per migliorare l'offerta c'è sicuramente bisogno di maggiori investimenti e di una riorganizzazione della rete ospedaliera". Parola di Angelo Lino Del Favero, presidente di Federsanità Anci, che commenta cosi' quanto avanzato dal direttore generale del Policlinico Gemelli di Roma, Cesare Catananti. Per Del Favero, però, "questi sono argomenti che vanno presi con cautela, la cui soluzione non può dipendere da una formula magica. Anche perché - aggiunge - l'aspetto organizzativo delle cure primarie è una materia di competenza delle Regioni. Comunque - conclude il presidente di Federsanita' Anci - quello che serve è certamente liberare più risorse per il territorio".La proposta di una nuova organizzazione della sanità italiana, imperniata su micro-reti territoriali costituite dall'ospedale-azienda a cui sarebbero collegate, direttamente o in convenzione, le funzioni del post-acuzie, "è stata avanzata da chi ritiene che i costi della sanità pubblica siano troppo alti, ma intende affermarlo non solo come principio, bensì offrendo un modello concreto di gestione. Un modello da prendere in considerazione". Lo afferma Cesare Cursi, senatore del Pdl e presidente dell'Osservatorio sanità e salute, commentando la tesi del direttore generale del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, Cesare Catananti. “In alcune strutture private - prosegue Cursi - è noto che i costi sono più bassi rispetto a molte strutture pubbliche. Anche il ministro della Salute, Ferruccio Fazio ha parlato di nuove sperimentazioni nella gestione della sanità pubblica", conclude.

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