Pillola dei cinque giorni, l’85% dei ginecologi dice no al test di gravidanza. Radicali: pubblicare l’elenco dei medici obiettori

Redazione DottNet | 06/07/2011 11:01

Il via libera alla 'pillola dei 5 giorni dopo' è arrivato il 15 giugno scorso dal Consiglio Superiore di Sanità (CSS), ma è già in discussione l'obbligo di sottoporsi a un test di gravidanza prima della somministrazione. Su questo punto quasi 9 ginecologi italiani su 10 - considerando EllaOne un contraccettivo di emergenza compatibile con la legge 194 (e come tale da non considerarsi farmaco abortivo) - si dice contrario alla prescrizione di un test "che non può ritenersi obbligatorio per tutte le donne che richiedono la contraccezione d'emergenza, ma solo dove una valutazione clinica lo rendesse necessario". La restrizione imposta, secondo quanto dichiara il 50% dei ginecologi, non sarebbe comunque in grado di escludere una gravidanza, specie se molto precoce, e di rispondere quindi a tempi compatibili con la tempestività d'uso della contraccezione d'emergenza.

 

Determinata, sempre secondo i ginecologi, anche la posizione della donna riguardo al test: solo il 15,7% ritiene che lo accetterebbe senza obiezioni, mentre il 32% pensa che le donne potrebbero rinunciare a questa opportunità. Sono questi i principali risultati della prima indagine sul tema, svolta da Datanalysis per conto dell'Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da) su oltre 300 ginecologi italiani di Asl e Ospedali, over 40, distribuiti uniformemente sul territorio italiano. "Questo farmaco - dichiara Rossella Nappi, ginecologa, endocrinologa e sessuologa all'Università di Pavia e Past Presidente dell'International Society for the Study of Women's Sexual Health (ISSWSH) - non deve essere considerato come contraccezione di emergenza per donne 'distratte' o superficiali, ma come soluzione per donne che hanno avuto problemi seri o vissuto eventi ad alto rischio. Penso, ad esempio, a casi in cui una donna possa sentirsi in diritto di tutelarsi da una gravidanza a rischio o indesiderata, garantendosi una protezione piu' sicura rispetto alla pillola del giorno dopo attualmente in commercio e ultimo efficace baluardo prima di ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza, l'esperienza più dolorosa sotto tutti gli aspetti, fisici, psichici e morali". "La 'pillola dei 5 giorni dopo' - afferma Emilio Arisi, Presidente della SMIC (Società Medico Italiana della Contraccezione) - non va assolutamente confusa con la pillola abortiva RU486. Può essere prescritta dal ginecologo, come da qualsiasi altro medico che abbia accertato l'assenza di gravidanza in atto". "Anche l'Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da) - conclude la sua presidente, Francesca Merzagora - si affianca a quanto espresso dal mondo clinico, ritenendo che l'Italia rappresenterebbe, in caso di restrizioni, un'eccezione assoluta tra i Paesi europei". ìIntanto i  senatori radicali Donatella Poretti e Marco Perduca hanno rivolto un'interrogazione al ministro della Salute segnalando che "in alcuni ospedali, come quello di Arezzo, tutti i medici specialisti del reparto ginecologia ostetricia si dichiarano obiettori di coscienza rispetto alla legge 194 sull'interruzione anticipata di gravidanza, rendendo in questo modo indisponibile tale servizio nel Comune. Oltre a questo, per l'anno 2011 risulta ancora da prodursi la relazione annuale al Parlamento sull'applicazione della legge 194, la cui presentazione è secondo i termini di legge effettuata dal Ministro della Salute entro il mese di febbraio. Secondo l'ultima relazione presentata (anno 2010) il tasso di obiettori di coscienza tra i ginecologi italiani impegnati nelle strutture pubbliche è di circa sette ogni dieci. In un tale quadro, se si vuole garantire il servizio prescritto dalla legge 194, le Asl sono costrette a sobbarcare di lavoro i pochi medici ginecologi che non si avvalgono dell'obiezione di coscienza. Per queste ragioni, chiediamo di sapere: le motivazioni per cui il Ministro non ha ancora depositato al Parlamento la relazione annuale sull'applicazione della legge 194 e se non intenda presentarla quanto prima; il numero per ogni Asl e struttura ospedaliera pubblica dei ginecologi disponibili con la specificazione di quanti di questi si dichiarino obiettori di coscienza; cosa intende fare per garantire presso ogni presidio ospedaliero dove sia presente un reparto di ginecologia ostetricia, la disponibilità costante di medici disponibili a effettuare interruzioni anticipate di gravidanza".

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