Chirurgia bariatrica, prima istanza anche per i diabetici

Silvio Campione | 08/07/2011 20:40

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La chirurgia bariatrica dovrebbe essere considerata una opzione di prima istanza anche per i pazienti diabetici lievemente obesi, per limitare le gravi complicanze che possono derivare dal diabete. A sostenerlo e' la International Diabetes Federation (Idf), la piu' autorevole organizzazione mondiale del diabete, che scende in campo per illustrare la sua posizione su un argomento spesso controverso, con un articolo pubblicato sulla rivista The Lancet. In particolare - sostiene la Idf nell'articolo - la chirurgia bariatrica dovrebbe essere offerta come opzione a tutti i pazienti diabetici con indice di massa corporea (Bmi) pari almeno a 35 (dato che si ricava dividendo il peso in chili per il quadrato della statura in metri, ndr) e anche a quelli con Bmi fra 30 e 35 che nonostante una ottimale terapia non riescano ad avere un buon controllo della glicemia, specie in presenza di comorbilita' importanti, come ipertensione e dislipidemia.

 Per arrivare a una posizione comune, la Idf - che rappresenta 200 societa' diabetologiche di 160 nazioni - ha creato una task force di 20 esperti internazionali, diretti da un ristretto gruppo composto da Paul Zimmet (Melbourne), George Alberti (Londra), Francesco Rubino (New York - Roma) e John Dixon (Melbourne), autori dell'articolo pubblicato su Lancet. I dati riportati sottolineano che la chirurgia bariatrica, che in molti casi puo' provocare la scomparsa della malattia, porta al miglioramento del controllo metabolico nel 72% dei pazienti a due anni dall'intervento e nel 36% a 10 anni. Il controllo glicemico migliora nei mesi successivi all'intervento con tecnica del bendaggio gastrico, e il miglioramento e' ancora piu' rapido dopo il by-pass gastrico con procedura Roux-en-y. ''L'introduzione della chirurgia come legittima opzione nella terapia del diabete tipo 2 - spiega Francesco Rubino, Direttore del Programma di Chirurgia Metabolica del New York Presbyterian Hospital e ricercatore dell' Universita' Cattolica di Roma - cambia il modo di concepire la cura del diabete''. E aggiunge: ''quando esercizio fisico, dieta e farmaci non sono sufficienti bisogna valutare accuratamente le caratteristiche del paziente e il suo grado di obesita' per verificare se esiste indicazione all'intervento. In quel caso e' dovere del medico informare il paziente; ma oggi meno dell'1% dei pazienti con indicazione chirurgica ha accesso a questo tipo di terapia''. La combinazione di obesita' e diabete di tipo 2 si profila come un grave problema di sanita' pubblica. Il diabete e' oggi in rapido incremento con quasi 300 milioni di persone colpite in tutto il mondo e con la previsione che 450 milioni di persone soffriranno di diabete entro il 2030.