I sindacati sospendono il sit-in del 21 luglio: gli stati generali spostati al giorno dopo. Manovra, colpiti due volte i medici di medicina generale: ai 30mila euro in meno dal 2010 al 2014 si aggiungono i maggiori oneri

Medicina Generale | Silvio Campione | 13/07/2011 15:28

La manovra che sarà presto approvata col meccanismo della fiducia non va giù a molte categorie. E tra queste la più danneggiata appare proprio quella dei medici, che, tuttavia, hanno deciso di sospendere le azioni di protesta annunciate nei giorni scorsi a causa della grave situazione economica. Le organizzazioni sindacali dei medici dirigenti dipendenti, dei medici convenzionati, dei pediatri di libera scelta, dei medici dell'ospedalità privata e dei dirigenti sanitari, veterinari e amministrativi del Ssn in considerazione delle tensioni sui mercati finanziari e della svolta impressa all'iter parlamentare per l'approvazione della manovra economica, hanno deciso, infatti, di sospendere il sit-in programmato per giovedì 21 luglio e tutte le altre iniziative di protesta previste.

 La necessità inderogabile dell'approvazione della manovra economica per tutelare il Paese dalle speculazioni finanziari non cancella, però, il totale dissenso per quei provvedimenti che colpiscono duramente il SSN ed il personale sanitario e che minacciano di compromettere il sistema di tutela della salute dei cittadini. Le organizzazioni sindacali, confermano lo stato di agitazione della categoria e la convocazione degli Stati Generali della Sanità giovedì 22 luglio a Roma alle ore 09.30 presso la sala Capranichetta (Piazza Montecitorio). Dagli Stati Generali partirà un confronto di idee, programmi e proposte per tutelare le categorie del SSN che pagano uno dei prezzi più alti in termini economici e di condizioni di lavoro al risanamento dei conti pubblici del Paese ed insieme un valore fondamentale quale il Servizio Sanitario Nazionale. Le organizzazioni auspicano che nel momento della definizione ed approvazione dei regolamenti a cui la manovra economica rinvia, si possa trovare soluzione alle criticità denunciate, se non modificate con gli emendamenti presentati: definanziamento del servizio sanitario e taglio dei servizi sociali che chiamerà i cittadini a pagare di tasca propria la tutela della propria salute; blocco della contrattazione collettiva nazionale e delle convenzioni fino al 2014, con una perdita del potere d'acquisto del 20%; blocco del turn over con la deroga solo per i direttori di struttura complessa per le regioni sottoposte ai piani di rientro; blocco della rivalutazione economica delle pensioni che colpirà tutta la dirigenza; mantenimento del tetto economico alle assunzioni senza deroghe per le aree più critiche; blocco delle risorse per la contrattazione accessoria, che pure non pesca nel bilancio dello Stato; penalizzazioni per i medici di medicina generale che vengono colpiti due volte, sia nella parte che riguarda i loro compensi professionali che in quella che riguarda i fattori produttivi (studio, attrezzature e personale) che, con rimborsi fermi al 2009 e con spese in crescita, mettono quotidianamente a disposizione dei cittadini. Il senso di responsabilità a cui tutti in questo momento sono chiamati deve anche guidare il Governo ad affrontare con urgenza i problemi della Sanità". Vediamo, allora, in che misura la manovra penalizza i medici e in particolare quelli di base: dal primo gennaio 2010 le retribuzioni sono ferme, e lo resteranno almeno fino al 31 dicembre 2014. Misure così pesanti non sono mai state prese nel passato tanto che le retribuzioni non saranno rivalutate secondo i tassi d’inflazione programmata. Si è calcolato che la mancata rivalutazione comporterà la perdita di circa 30mila euro complessivi dal 2010 al 2014 considerando l’inflazione del 2010 all’ 1,6 per cento e quella del 2011 del 2,60 per cento. Tale somma sarà persa per sempre perché non è prevista nessuna misura di recupero nel 2015 dei cinque anni precedenti. E non è tutto: a questa misura si aggiunge la decurtazione per tutti del 5 per cento per l’eccedenza del reddito lordo superiore ai 90mila euro. La situazione è ancora peggiore per i medici convenzionati ed in particolare per i medici di famiglia che al blocco economico degli emolumenti dovranno aggiungere il danno dell’aumento delle spese di gestione dell’attività professionale ( studi, auto, ecc…) che al contrario continuano a crescere. In queste condizioni sarà inevitabile bloccare tutte le iniziative per il miglioramento del servizio ai cittadini se non completamente coperte finanziariamente dalle Regioni. “Il timore – sottolinea il presidente dell’Umi (Unione Medici Italiani) Francesco Falsetti – è che sarà difficile poter mantenere gli attuali livelli organizzativi del servizio che rischia pertanto di peggiorare specie nelle città dove i costi sono più elevati. Anche l’impegno economico personale dei medici, compresi quelli a rapporto di dipendenza, per l’aggiornamento e la formazioni professionale sarà ridotto anche le concomitanti riduzione delle detrazioni fiscali. Il sostegno economico delle ditte farmaceutiche verrà meno per altre misure verso queste ultime”. “Questa perdita – prosegue Falsetti – peserà per gli anni a venire e penalizzerà anche le pensioni future per i minori contributi versati agli enti previdenziali oltre che sulla liquidazione. Tutte le pensioni in atto (comprese quelle ENPAM) saranno anch’esse penalizzate per il blocco della rivalutazione automatica, blocco al momento confermato”. “Questo pesantissimo sacrificio economico richiesto ai medici dirigenti ( ed anche ad altri settori della Pubblica Amministrazione) è aggravato dai continui compiti burocratici e spesso impropri (vedi esenzioni per reddito) che continuano ad essere imposti da Governo, Regioni ed Aziende in maniera sconsiderata senza il rispetto delle regole e senza il sostegno di adeguati mezzi come è il caso dell’informatizzazione delle certificazioni di malattia. Non si prevede neppure un miglioramento futuro delle condizioni lavorative vista che non si vuole incidere sulla classe dirigente politico-amministrativa che mantiene ancora grandi privilegi e ciò anche in Lombardia dove verifichiamo esempi a livello regionale ed aziendale di arroganza ed assoluta mancanza di trasparenza”.  “In queste condizioni assisteremo al peggioramento (già in atto) delle prestazioni sanitarie nel loro complesso non avendo il personale medico più possibilità di assecondare le scelte politiche sempre più configgenti con quelle della deontologia professionali e tali da non garantire più ai cittadini livelli minimi di assistenza anche nei servizi di base e di urgenza-emergenza ( per es. Pronto Soccorso, ecc…)”. E anche l’Istati dice la sua: l’istituto mette in guarda dai rischi di un'ulteriore stop all'adeguamento delle retribuzioni nelle pubbliche amministrazioni e segnala che la proroga del blocco degli aumenti retributivi nel pubblico impiego prevista nella manovra correttiva "potrebbe comportare uno scalino consistente nei differenziali salariali rispetto al settore privato alla fine dell'orizzonte temporale della manovra", afferma  il presidente dell'Istat Enrico Giovannini durante la sua audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sulla manovra correttiva. La manovra prevede la proroga del blocco degli aumenti contrattuali e del turn over nel pubblico impiego fino al 2014. "Al di là dell'effetto macroeconomico di riduzione del reddito reale di molte famiglie - spiega Giovannini - il blocco potrebbe comportare una demotivazione del personale e una perdita delle risorse umane più qualificate, fenomeni che renderebbero difficile conseguire gli obiettivi di riqualificazione ed aumento dell'efficienza ed efficacia dell'attività della pubblica amministrazione". Stesso discorso vale per il blocco del turn over in settori di punta del pubblico impiego, sottolinea infine l'Istat, come ad esempio "quello degli enti di ricerca". Clicchi qui per essere informato.

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