Aids, gli studi confermano l’efficacia dei farmaci contro il contagio

Redazione DottNet | 13/07/2011 19:39

In attesa del vaccino che ancora arranca, il futuro della lotta all'Aids potrebbe passare per una pillola da 25 centesimi di dollaro al giorno. Alcune ricerche recenti, che verranno presentate alla International Aids Society Conference che si apre a Roma il 17 luglio, hanno dimostrato che le terapie antiretrovirali più comuni hanno anche un effetto nel diminuire i contagi, un concetto che potrebbe rivoluzionare l'idea di prevenzione. I ricercatori coordinati dall'università di Washington hanno coinvolto nella ricerca in Kenya e Malawi 4.758 coppie in cui uno dei due membri era sieropositivo e l'altro no, divise in tre gruppi: ad uno è stato dato quotidianamente il farmaco tenofovir, ad un altro il tenofovir in combinazione con emtricitabina e ad un terzo un placebo.

Nel primo gruppo le infezioni sono state il 63% in meno rispetto a quello con il placebo, mentre nel secondo il calo è stato del 73%: "Questo studio è il più grande mai fatto sull'efficacia della 'PrEp' (profilassi pre-esposizione) - afferma Connie Celum, il principale ricercatore coinvolto nel progetto, che è stato finanziato dalla Bill e Melinda Gates Foundation - dimostra che gli antiretrovirali sono una pietra miliare fondamentale nella prevenzione dell'Hiv, e dovrebbero diventare parte integrante degli sforzi in questo senso". Questi risultati sono stati confermati da un altro studio effettuato in Botswana su 1200 coppie, dove la riduzione con il solo tenofovir è risultata del 62%, e fanno il paio con quelli dello scorso maggio, che hanno attestato che se la persona sieropositiva è in cura, la possibilità di contagiare il partner cala del 97%. I risultati hanno 'convinto' anche Margaret Chan, direttore generale dell'Oms, che in un comunicato ha affermato che "questi studi possono avere un enorme impatto nel prevenire la trasmissione eterosessuale", aggiungendo che l'agenzia lavorerà di concerto con i paesi per utilizzare le nuove scoperte nelle strategie di lotta alla malattia. "Il legame tra terapia e prevenzione non è nuovo nel mondo della medicina - spiega Stefano Vella dell'Istituto Superiore di Sanità, uno degli organizzatori della conferenza di Roma - si pensi ad esempio alla Tbc, che con l'introduzione dei farmaci e' stata debellata. Questo si traduce in un messaggio molto semplice: se si riesce a portare le terapie nelle zone dove l'epidemia è più grande si può riuscire a 'spegnerla'". Non è la prima volta che si parla di una 'pillola del giorno prima' contro l'Aids, ma l'argomento divide gli esperti, soprattutto per la possibilità che un simile strumento porti i malati a comportamenti sconsiderati: "Intanto bisogna dire che quello con i farmaci è solo un metodo di prevenzione, che va affiancato agli altri già conosciuti, come il preservativo - spiega Vella - non deve passare il messaggio che ora si possono avere comportamenti dissennati perché la terapia protegge. Un'altra questione fondamentale è quella delle diagnosi, visto che più del 50% dei sieropositivi nel mondo non sa di essere infettato: se non si promuove l'uso più ampio possibile del test non si può poi sapere chi bisogna trattare, ed è impossibile abbattere la trasmissione".

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