Aids, in Italia un’infezione ogni due ore. Fauci: farmaci per tutti

Redazione DottNet | 18/07/2011 19:30

Ogni 2 ore in Italia una persona viene contagiata dal virus Hiv responsabile dell'Aids, per un totale di 4.000 nuove infezioni l'anno. Nel mondo la diffusione è ancora più rapida, con un'infezione ogni 6 secondi, circa 7.400 al giorno, ma solo la metà viene curata e ogni ora 200 persone muoiono di Aids. A 30 anni dal primo caso documentato di Aids e a 15 dall'arrivo delle terapie che hanno allungato la vita delle persone sieropositive la lotta contro l'Aids è tutt'altro che alle ultime battute, come emerge dai dati presentati a poche ore dall'apertura ufficiale, ieri a Roma, della conferenza mondiale della International Aids Society (Ias).

'Se vogliamo abbattere la circolazione del virus dobbiamo curare le persone e portare la terapia a tutti, come è stato fatto negli anni '50 per la lotta alla tubercolosi', ha detto Stefano Vella, co-presidente della Conferenza di Roma e direttore del dipartimento del farmaco dell'Istituto Superiore di Sanità (iss). Una strada che anche l'Italia deve impegnarsi a seguire, secondo gli esperti che hanno incontrato a Roma la stampa, in un incontro organizzato a margine della Conferenza mondiale. 'L'Aids non è affatto sotto controllo', ha detto l'infettivologo Massimo Andreoni, dell'università di Roma Tor Vergata. Si stima che le persone che in Italia vivono con il virus Hiv siano fra 143.000 e 165.000, delle quali 22.000 hanno l'Aids e almeno 30.000 non sanno di avere l'infezione. Le donne sono circa il 40% e sono in aumento costante. Lo scenario cambierà ancora fra pochi anni: 'nel 2015 le persone sieropositive di oltre 50 anni saranno le più numerose e questo significa che saranno in cura anche molte donne in menopausa', ha osservato l'infettivologo Marco Borderi, del policlinico Sant'Orsola di Bologna. 'Non sappiamo che cosa succederà a quel punto - ha osservato - perché i farmaci anti-Hiv finora sono stati sperimentati solo sugli uomini'. Intanto la lotta contro l'Aids ha una nuova arma: i farmaci che negli ultimi 15 anni hanno permesso di allungare la sopravvivenza possono essere usati in modo nuovo, ancora piu' precocemente, per ridurre le nuove infezioni. E' ottimista Anthony Fauci, il direttore dell'Istituto Nazionale per la lotta alle malattie infettive degli Stati Uniti (Niaid) che e' uno dei punti di riferimento della ricerca sull'Aids a livello internazionale.
Fauci e' ottimista anche sul vaccino: 'i tempi sono ancora molto lunghi, ma adesso siamo sulla strada giusta', ha detto  a Roma.
Mentre la chiave di volta della terapia consiste, per Fauci, nel trattare tutte le persone sieropositive il piu' precocemente possibile, il vaccino richiede una prospettiva completamente nuova e diversa da quella seguita finora tradizionalmente per mettere a punto vaccini contro altre malattie.
A suggerire il nuovo uso dei farmaci per silenziare l'infezione sono i risultati di alcune ricerche molto recenti, che saranno presentate a Roma. La prima, indicata con la sigla Hptn 052, dimostra in modo definitivo che all'interno di una coppia il partner sieropositivo riduce il rischio di trasmettere il virus cominciando ad assumere i farmaci prima possibile. 'La terapia e' la prevenzione: ecco la prova' e' il titolo della sessione nella quale domani saranno presentati questi dati. A questo punto, secondo Fauci, 'bisogna fare molta attenzione a non creare un conflitto tra le risorse destinate alla terapia e alla prevenzione perche' ormai la terapia e' prevenzione'. E' una prospettiva nuova che, ha aggiunto, 'richiedera' una grande quantita' di denaro, ma spendere molto adesso significa risparmiare in futuro in termini di assistenza e vite'.
Se i farmaci aiuteranno a tenere a bada il virus Hiv e gli impediranno di circolare, la lotta all'Aids non sara' comunque finita. 'Controllare il virus non significa eradicarlo e non riusciremo a raggiungere questo obiettivo in pochi anni. Basti pensare che non abbiamo ancora eradicato la poliomielite'.
Quello che accadra', realisticamente, nei prossimi anni sara' un rallentamento significativo della circolazione del virus Hiv', ha osservato Fauci. 'A lungo termine - ha aggiunto - l'Aids potra' non essere piu' un problema di sanita' pubblica se si puntera' a test, campagne di informazione e terapia precoce'.
C'e' molto da fare in questa direzione, ha aggiunto, 'perche' sono molte, attualmente, le persone che non sanno nemmeno di avere l'infezione'.
Parallelamente, ha detto ancora Fauci, si deve continuare a seguire la strada dei vaccini: 'adesso sappiamo di essere sulla strada giusta e che dobbiamo modificare completamente la strategia'. Finora 'si puntava essenzialmente a imitare il virus in modo da suscitare la reazione del sistema immunitario, ma questo non puo' funzionare con un virus che muta facilmente come quello dell'Aids', ha spiegato. 'Ora abbiamo tecnologie che ci permettono di isolare una parte del virus e di utilizzarla per produrre una reazione immunitaria. Le conoscenze - ha concluso - ci sono, ma saranno necessari ancora anni di lavoro'.

Convivere col virus

Imparare a convivere con il virus dell'Aids: in un modo o nell'altro e' questa la nuova direzione che sta prendendo la lotta contro il virus Hiv e c'e' un italiano in prima fila in questa nuova fase della ricerca.
Da anni lavora negli Stati Uniti, dove studia le scimmie che nel corso dell'evoluzione hanno imparato a vivere con il virus senza esserne danneggiate. 'La lezione delle scimmie e' quella di ridurre l'immunoattivazione, ossia l'attivazione persistente del sistema immunitario che permane anche quando il livello del virus nell'organismo e' basso', ha detto  Guido Silvestri, che attualmente lavora presso la Emory University di Atlanta.
'Non abbiamo ancora una cura contro l'Aids e l'unica via possibile oggi e' una terapia che permetta di controllare il virus, senza renderlo resistente e senza provocare effetti colaterali', ha aggiunto il ricercatore. 'Non e' ancora chiaro il meccanismo con cui il virus Hiv provoca l'immunoattivazione', ha osservato. Per esempio, 'non sappiamo fino a che punto l'immunoattivazione dipenda direttamente dal virus oppure dai danni che il virus ha prodotto in precedenza, o ancora se si tratta di un meccanismo che una volta attivato non si riesce a spegnere'. Le scimmie, allora, 'possono insegnarci qualcosa, considerando che hanno eliminato l'immunoattivazione'. Naturalmente sono riuscite a farlo in un periodo lunghissimo, ma potrebbero aiutare a rispondere ad alcune domande cruciali. Per esempio, a 'capire in quali tipi di cellule si replica il virus e' determinante per capire come avviene l'immunoattivazione'. A questo proposito sono in corso 'studi comparativi nei quali le scimmie con la malattia e scimmie sane vengono confrontate con gli uomini. In questo modo stiamo scoprendo geni che ci danno indicazioni utili'.
Nella Conferenza di Roma il gruppo di Silvestri presenta le ricerche piu' recenti, volte a capire quali sono le cellule nelle quali, annidandosi, il virus puo' provocare piu' facilmente il fenomeno dell'immunoattivazione. 'Il sistema immunitario - rileva Silvestri - e' molto complesso, ma l'idea e' che, infettando memorie centrali del sistema immunitario, il virus Hiv riesca ad entrare direttamente nella 'stanza dei bottoni' delle difese dell'organismo'. Convivere con il virus non e' pero' l'obiettivo finale. 'Quest'ultimo resta la cura', ossia la completa assenza del virus dall'organismo, ed e' per questo che la ricerca sul vaccino sta avendo un nuovo impulso. Per esempio si sta dando la caccia agli anticorpi capaci di neutralizzare il virus Hiv: e' una battuta a tappeto, che sta conducendo John Mascola, nell'ambito del gruppo del Centro di ricerca sui vaccini dei National Insitutes of Health americani coordinato da Gary Nabel.
 

I numeri in Italia

Sono fra 143.000 e 165.000 le persone che in Italia vivono con il virus Hiv responsabile dell'Aids.
Secondo le stime presentate  a Roma, a margine della Conferenza mondiale della International Aids Society (Ias), ogni 2 ore in Italia una persona viene contagiata dal virus Hiv, per un totale di 4.000 nuove infezioni l'anno.
I dati ufficiali del Centro Operativo Aids attivo presso l'Istituto Superiore di Sanita' (Iss), relativi al 2009, indicano 2.588 nuove diagnosi con un'incidenza pari a 6 abitanti ogni 100.000, maggiore al Nord rispetto a Sud e Isole. 'Dati - rileva l'Iss - che che inquadrano l'Italia fra i Paesi dell'Europa occidentale con un'incidenza di nuove diagnosi di Hiv medio-alta'.
Emerge inoltre che l'eta' al momento della diagnosi e' sempre piu' avanzata: se nel 1985 era di 26 anni per i maschi e 24 anni per le femmine, nel 2009 e' aumentata rispettivamente a 39 e 36 anni. Sempre secondo i dati dell'Iss, in un terzo dei casi la malattia viene diagnosticata solo quando la malattia e' ormai in fase avanzata e il numero delle cellule immunitarie CD4, che sono il principale bersaglio del virus, e' inferiore a 200 per microlitro di sangue. Nel 2010 quasi 60% dei chi ha avuto la diagnosi di Aids conclamato quando ha scoperto di essere sieropositivo: una tendenza che e' aumentata progressivamente negli ultimi 15 anni e che ha fatto si' che ben due terzi delle persone che hanno avuto la diagnosi dal 1996 ad oggi non abbia beneficiato delle terapie prima della diagnosi. Cambiano anche le modalita' con cui si trasmette il virus: i tossicodipendenti, fra i quali nel 1985 la trasmissione del virus era la piu' elevata (74,6%), nel 2009 erano appena il 5,4%, mentre attualmente il virus Hiv viene trasmesso nella maggioranza dei casi (79%) per via sessuale (nel 1985 solo il 7,8%). Secondo i dati dell'Iss, il 40,8% delle donne e l'11,8% deli uomini ha avuto rapporti con un partner che sapeva essere sieropositivo.
Le nuove diagnosi fra gli stranieri, rileva l'Iss, e' aumentata dall'11% del 1992 al 32,9% del 2006, ma da allora ha cominciato a ridursi e nel 2009 sono state pari al 27,2%. 'In pratica - rileva l'Iss - nel 2009 quasi una persona su 3, diagnosticata come HIV positiva, e' risultata di nazionalita' straniera'. Tra questi, inoltre, il virus si e' trasmesso soprattutto per contatti eterosessuali (dal 24,6% del 1992 al 70% del 2009).
Sempre secondo i dati dell'Iss, le diagnosi di Aids conclamato sono state 62.617 dal 1982, anno della prima diagnosi di Aids in Italia, al 31 dicembre 2010. Di queste, 48.389 (77,3%) riguardavano uomini, 773 (1,2%) bambini al di sotto di 13 anni e 5.335 (8,5%) stranieri. Nel 2010 sono stati notificati 1.079 nuovi casi di Aids (361 dei quali diagnosticati negli anni precedenti). Come per la sieropositivita', anche per l'Aids conclamato la diagnosi arriva sempre piu' in eta' avanzata. Per la maggior parte ( 66,2%) riguarda persone che hanno fra 30 e 49 anni (44 anni per gli uomini e 40 per le donne nel 2010, contro l'eta' media di 31 anni per gli uomini e 29 per le donne che si registrava nel 1990).
 

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