I costi che sostengono le aziende farmaceutiche derivano soprattutto da problemi regolatori

Redazione DottNet | 25/07/2011 12:24

Le aziende farmaceutiche operanti in Italia individuano come principale causa dell'aumento dei loro costi di produzione fattori esterni al ciclo produttivo, legati per lo più al processo regolatori o italiano caratterizzato da continui cambiamenti nelle decisioni di policy del farmaco, troppo spesso contraddittori e tra di loro. Questo è quanto è emerso da un'indagine condotta da I-Com, Istituto per la Competitività presentata oggi nel corso del convegno "Better Regulation for Innovation - Le sfide della regolazione farmaceutica per l'Italia di domani", presso la sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato.

 La ricerca, che si basa sulla somministrazione di un questionario alle maggiori aziende farmaceutiche, ha rilevato la percezione della qualità della regolamentazione del mercato e ha individuato le soluzioni che potrebbero migliorare la competitività del settore. Le normative ritenute più gravose, secondo quanto emerge dalla ricerca, sono quelle che fanno riferiment o all'immissione in commercio dei farmaci: per l'89 per cento delle aziende questo è un elemento che incide in modo rilevante o molto rilevante sulla crescita degli oneri, mentre l'84 per cento indica anche le normative regionali tra quelle che hanno un impatto rilevante o molto rilevante sulle spese. La regolamentazione locale, infatti, è considerata dalle aziende un vero e proprio contesto regolatorio parallelo a quello statale. Altro aspetto rilevante riguarda il rapporto tra aziende e istituzioni: il 79 per cento si è espresso con giudizi negativi o estremamente negativi rispetto alla qualità dell'interazione con le Autorità del farmaco sia nazionali che regionali. Questo dato esprime un disagio che sembra essere subìto con particolare intensità dalle aziende straniere, tanto da poter indurre tali società ad investire meno capitali nel mercato italiano o a scoraggiare nuovi possibili investitori. "L'analisi delle risposte - ha detto Davide Integlia, responsabile dell'area innovazione di I-Com, nel corso della presentazione dello studio - suggerisce di avviare un processo di semplificazione a partire proprio dall'interazione tra aziende e autorità nazionali e regionali. E' necessario prevedere soggetti e luoghi dedicati all'audizione delle aziende con lo scopo di migliorare la comprensione delle regole e dei requirement che sono in continua evoluzione sia a livello nazionale sia a livello regionale. L'individuazione di un interlocutore unico - ha concluso Integlia - che funga da sportello per le aziende può facilitare la comprensione della normativa in evoluzione tra i differenti mercati farmaceutici che si sono venuti a creare in Italia, e renderebbe molto più fluido e rapido il processo di recepimento dell'innovazione farmaceutica". L'indagine promossa da I-Com ha animato una tavola rotonda in cui alcuni esponenti di spicco del mondo industriale e rappresent anti delle istituzioni si sono confrontati su ‘diagnosi e terapie'. "E' chiaro che una semplificazione normativa gioverebbe fortemente al mercato farmaceutico - ha dichiarato Silvio Gherardi, Presidente del Gruppo Emoderivati di Farmindustria e Amministratore Delegato di Baxter Italia, commentando le conclusioni dello studio I-Com -. Un settore spesso limitato da un'eccessiva burocrazia nazionale e regionale che frena lo sviluppo di una sana concorrenza. La farmaceutica dovrebbe essere vista al pari di altre realtà industriali come quelle del Manifatturie ro o del Chimico". "Le aziende farmaceutiche insediate sul territorio - prosegue Gherardi - rappresentano un'importa nte realtà in termini di produzione, di investimenti e di forza lavoro e per questo dovrebbero assumere il ruolo effettivo di stakeholders di riferimento anche in ambiti politico-istituzionali ed economici. Un esempio su tutti è quello degli emoderivati, un settore del tutto unico nel panorama della produzione farmaceutica.

In questo campo una better regulation significherebbe per l'Italia ‘entrare davvero in Europa' aprendo di fatto il mercato dei plasmatici a più attori, migliorando la qualità dell'offerta ai pazienti e contribuendo anche ad un contenimento della spesa farmaceutica". "È improbabile attuare un federalismo sanitario efficace fino a quando si continuerà a tollerare gravi divisioni territoriali in campo farmaceutico". Così Ignazio Marino, Presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, presente alla tavola rotonda. "I prontuari farmaceutici di ciascuna regione italiana rispondono ancora al principio di limitazione della spesa e non a quello di efficacia e qualità delle cure.

Questo sistema ha creato dei paradossi inaccettabili, poiché una singola regione potrebbe decidere di non servirsi di farmaci che invece risultano prescrivibili in tutto il resto d'Europa. Questo sistema ci pone al di fuori del contesto sanitario internazionale, oltre a indebolire in partenza qualsiasi forma di federalismo sanitario". "Bisogna intervenire affinché le necessità di controllo della spesa non inficino la qualità delle cure - ha insistito il senatore Marino -. E' necessario individuare i farmaci davvero innovativi, in quanto diversi studi scientifici attestano che solo il 28 per cento dei farmaci prodotti è davvero tale; introdurre la figura del farmacologo clinico che verifichi l'appropriate zza delle cure negli ospedali; diffondere nei nosocomi i sistemi elettronici per una dose singola del farmaco che permettono di garantire la qualità delle cure, controllan do al contempo le spese". Teresa Petrangolini, Segretario Nazionale di Cittadinanzattiva, ha sottolineato invece, la necessità di mettere al centro del processo il cittadino: "Nel sistema di regolazione sui farmaci - ha dichiarato - è indispensabile la presenza del cittadino come attore.

Esistono percorsi a livello internazionale che facilitano il dialogo con le organizzazioni di cittadini e di pazienti.

Allo stesso modo, sarebbe fondamentale che anche in Italia si aprissero spazi di comunicazione e interlocuzione che mettano il cittadino al centro del sistema. In un'epoca di scarsità di risorse la partecipazione civica non è più un lusso". "Indubbiamente la farmaceutica e le biotecnologie sono settori chiave per la competitività del sistema Paese" - ha commentato Alessandro Sidoli, Presidente di Assobiotec, l'Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, che fa parte di Federchimica . "Al fine di alimentare un processo virtuoso che stimoli l'innovazione, che sta alla base dell'identificazione di nuove soluzioni terapeutiche, è fondamentale agire su due leve: sul sistema dei finanziamenti per la ricerca e sulla tutela dei prodotti innovativi. Lo scopo è quello di consentire maggiori investimenti alle aziende, ottimizzare i costi della spesa farmaceutica e trovare soluzioni nuove ed efficaci per il paziente e per la società".I-Com, Istituto per la Competitività, è un think tank indipendente. E' stato fondato nel 2005 da un gruppo di studiosi, professionisti e manager under 40 per promuovere temi e analisi sulla competitività in chiave innovativa, all'interno del quadro politico-economico europeo ed internazionale. Presieduto da Stefano da Empoli, l'Istituto è formato da un vasto network di collaboratori che si occupano di elaborare studi e ricerche di taglio economico e regolatorio. Il think tank organizza inoltre convegni, seminari, promuove dibattiti e incontri su temi inerenti in particolare energia, telecomunicazioni e ICT, finanza, sanità e farmaceutica.

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