Linfoma di Hodgkin, la chemio italiana ancora la preferita

Redazione DottNet | 20/07/2011 20:44

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La vecchia chemioterapia contro il linfoma di Hodgkin messa a punto nel 1975 dal gruppo di ricerca dell'Istituto dei Tumori di Milano (Int) guidato da Gianni Bonadonna, è ancora oggi preferibile al programma sostenuto dai ricercatori tedeschi come nuovo standard terapeutico di questo linfoma. Lo ha dimostrato un nuovo studio dei ricercatori milanesi che uscira' domani del New England Journal of Medicine e a cui la stessa rivista scientifica dedica un ampio editoriale.

Dopo aver seguito i pazienti per 7 anni, i ricercatori hanno verificato che la combinazione dei farmaci previsti nella chemioterapia 'italiana' Abvd (con somministrazione di doxorubicina, bleomicina, vinblastina e dacarbazina) messa a punto 36 anni fa all'Int, è più vantaggioso della terapia Beacopp progettata dal 'German Hodgkin Study Group' perché offre le stesse probabilità di guarigione ma è meglio tollerata e ha minori rischi e complicanze.La ricerca, svolta in collaborazione con l'Universita' di Milano e supportata dalla Fondazione Michelangelo, e' stata svolta su 331 pazienti con linfoma di Hodgkin, che sono stati suddivisi in due gruppi e rispettivamente curati con Abvd e Beacopp. A 7 anni dalla diagnosi non avevano manifestato riprese della malattia l' 85% dei pazienti trattati con Beacopp e il 73% dei casi curati con Abvd.
I ricercatori hanno concentrato quindi l'attenzione su coloro che hanno avuto recrudescenze della malattia e che sono stati sottoposti a chemioterapia ad alte dosi e trapianto di cellule staminali ematopoietiche. In questi casi e' emersa la differenza: il 33% dei pazienti curati con Abvd si e' ripreso, contro solo il 15% degli altri. Nel complesso, al termine del periodo di osservazione, la sopravvivenza dei pazienti curati con il metodo tedesco era dell' 88% a fronte dell'82% col metodo italiano.
'A sette anni dall'inizio della terapia - commenta Alessandro M. Gianni, responsabile della struttura di Medicina oncologica 3 dell' Int e coordinatore dello studio - non esistono differenze significative tra i due gruppi. I motivi del risultato favorevole alla terapia italiana sono l'efficacia e l'ottima tollerabilita' dei trattamenti cosi' detti di seconda linea o di salvataggio, che oggi ci consentono di guarire molti dei pazienti che ricadono. Su questa base e' ovvio scegliere il trattamento, l'Abvd, che offre al paziente la migliore qualita' di vita perche' meno tossico e con minor rischio di complicanze'.