Legge Brunetta, pochi o nulli i tagli agli stipendi dei manager sanitari

Silvio Campione | 21/07/2011 19:58

Tagli agli stipendi, ma a macchia di leopardo. Questi gli effetti che ha prodotto sulle paghe dei vertici delle aziende sanitarie la legge Brunetta (L.133/2008) che prevedeva una taglio del 20% alle loro retribuzioni. Lo studio commissionato da Federsanità Anci e curato da Vania Carignani dà, dunque, un esauriente spaccato degli stipendi nella sanità pubblica con la prima ricognizione organica sul trattamento economico riservato a Direttori generali, Direttori sanitari e Direttori amministrativi delle aziende sanitarie pubbliche in Italia. Per il sondaggio sono state esaminate 147 aziende (tra Asl, aziende ospedaliere, aziende ospedaliero-universitarie e Irccs), dislocate in 16 diverse Regioni.

 La prima precisazione è d’obbligo: il taglio del 20% non c’è stato. In alcuni casi anzi le Regioni hanno, al contrario, deciso di alzare le retribuzioni o, semplicemente, di ignorare la norma. In media però una riduzione c’è stata: se prima della legge 133/2008 la retribuzione media di un Direttore generale era di 151.159 euro/anno, ora è scesa a 140.344 euro/anno; per Direttori sanitari e Direttori amministrativi si è passati invece da 122.277 euro/anno di media a 113.823 euro/anno. In sostanza circa il 7% in meno. Ma anche con un range molto più ampio, che dunque rende meno significativa la media: prima della “legge Brunetta” per i DG lo scarto tra la retribuzione più alta e quella più bassa, sempre annuale, era di 37.730 euro, salito ora a 68.402 euro, mentre per DS e DA il range che era di 30.407 euro è salito ora a 56.375 euro. Ma, ancora una volta, la maggiore evidenza sta nella differenza nelle scelte delle Regioni. La maggior parte di quelle coinvolte nella rilevazione (47%) hanno applicato la prevista riduzione del 20%, ma molte non hanno applicato alcun taglio (29%) o una decurtazione inferiore (18%); infine in alcuni casi (6%) si è scelto di incrementare il trattamento economico. Tutte le Regioni che hanno applicato tout court la norma prevista dalla legge 133/2008 sono sottoposte a Piani di Rientro, ma non è vero il contrario: vi sono infatti Regioni che, pur avendo sottoscritto il Piano di rientro, hanno optato per decurtazioni parziali o addirittura per incrementi. Particolarmente carente l’applicazione della “valutazione di risultato”, ovvero della possibilità, prevista nella stessa legge, di incrementare il trattamento economico di Dg, DS e DA a fronte del raggiungimento di obiettivi. Basse le quote incentivate (tra il 10 e il 20%) e tardivi gli interventi regionali in materia, tanto che solo il 25% del campione ha già concluso l’iter di valutazione. Inoltre gli obiettivi assegnati sono prevalentemente di natura economica e in nessun caso invece legati agli outcome. Dove le valutazioni sono state compiute, però, l’80% dei DG ha raggiunto gli obiettivi assegnati.

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