Scoperto l’enzima Ido: servirà per la cura del diabete giovanile e della sclerosi

Diabetologia | Redazione DottNet | 01/08/2011 16:14

Apre la strada a nuovi studi mirati ad identificare terapie efficaci nella cura del diabete giovanile e della sclerosi multipla, la scoperta di gruppo di ricercatori dell'università di Perugia sul meccanismo biologico regolato da una molecola, l'enzima indolamina 2,3-diossigenasi (IDO), all'origine del controllo delle patologie autoimmunitarie croniche. Il gruppo di lavoro (con i professori Ursula Grohmann, Paolo Puccetti e Francesca Fallarino, del dipartimento di medicina sperimentale e scienze biochimiche dell'ateneo perugino, con la dottoressa Maria Teresa Pallotta) è stato pubblicato dalla rivista scientifica americana Nature Immunology, con un articolo dal titolo: ''Indoleamine 2,3-dioxygenase is a signaling protein in long-term tolerance by dendritic cells''.

 I ricercatori perugini ricordano che, in condizioni fisiologiche normali, il sistema immunitario non attacca i nostri organi e tessuti, ma li ''tollera'' perché non li considera estranei, come fa invece per batteri e virus. Un meccanismo che diventa ancora più importante nella gravidanza, dove il sistema immunitario della madre si trova a dover ''tollerare'' un organismo estraneo come il feto. Già da alcuni anni vari gruppi di ricerca, incluso quello perugino, hanno intuito come una molecola importante per controllare questi processi è l'enzima IDO. Fino ad oggi era chiaro che tale enzima, particolarmente attivo in gravidanza, svolgesse le sue funzioni di ''vigile'' del sistema immunitario degradando l'aminoacido triptofano (fondamentale per la moltiplicazione dei globuli bianchi) e producendo molecole di scarto (le chinurenine) capaci di interrompere molteplici funzioni di difesa. Questo meccanismo riesce a spiegare l'effetto di spegnimento immediato di una risposta immunitaria acuta, come nel caso di un'infiammazione, ma non da' ragione della ''tolleranza'' a lungo termine nei confronti dell'embrione/feto da parte della madre per nove mesi oppure verso i propri tessuti per tutta la vita. Da qui l'importanza del lavoro dei ricercatori perugini, che ha evidenziato come IDO non sia solo un diretto ''esecutore'' del controllo del sistema immunitario, ma sia anche capace di coinvolgere altre molecole, ''riprogrammando'' cosi' a lungo termine la cellula dendritica, regista delle difese immunitarie. Quindi il controllo di IDO diventa determinante per riuscire a rimodulare l'organismo immunitario e le sue risposte.

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