Policlinico di Roma e Policlinico di via Sforza a Milano: dal caos del primo al punto di riferimento del secondo per chi resta senza medico di famiglia. E il Gemelli è in crisi finanziaria

Sanità pubblica | Silvio Campione | 01/08/2011 19:51

Due policlinici a confronto: Roma e Milano. Nel primo, all’Umberto I, l’affluenza da stadio di calcio paralizza i servizi e compromette l’assistenza, anche agli ammalati più gravi. Al secondo, al policlinico di via Sforza a Milano, c’è un’intera sezione dedicata alla sostituzione del medico di famiglia in vacanza, anche se solo per i fine settimana. C’è da chiedersi che cosa separa le due strutture in termini di gestione e di risorse umane. Senza ovviamente toccare gli altri presidi, quelli del Sud, dove l’aspetto terzomondista ha spesso il sopravvento, nonostante gli sforzi profusi dal personale medico e paramedico. Ma vediamo, dunque, come vanno le cose all’Umberto I a Roma e in via Sforza a Milano.

 A farci da accompagnatore è  il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale Ignazio Marino: ''Al Policlinico abbiamo trovato persone in attesa di ricovero da 36 ore e alcune anche da 48. Al pronto soccorso dell'Umberto I vengono registrati 375 accessi al giorno, in pratica 137mila all'anno. Questa cifra, in alcuni casi, è il doppio rispetto ad altri ospedali. Inoltre, le condizioni con cui vengono accolte le persone sono disagevoli”. “La Commissione d'inchiesta deciderà quali autorità regionali convocare perché c'è necessità di spazi, attrezzature e di risorse umane'', afferma Marino. Che  ha comunque precisato: ''il personale dell'ospedale cerca di fare tutto il possibile mettendo straordinaria umanità nel proprio lavoro, in condizioni che sembrano quelle di un Paese in via di sviluppo''. ''Purtroppo - ha proseguito Marino - si va da un minimo del 30% di personale precario nelle aree di emergenza al 90% nei Dea pediatrici. E in alcuni casi si superano i dieci anni di servizio da precario. Dal sopralluogo in oncologia pediatrica e nei Dea è emersa una situazione lascia sbigottiti a causa dei disagi dei pazienti, sia per le lunghe attese che per la mancanza di privacy. Tutto questo a fronte di volumi edilizi dismessi e aree ampie nel Policlinico''. Da Roma a Milano ci sono quattro ore di treno e una rivoluzione in atto che coinvolge i medici di famiglia. In via Sforza, infatti, ci sarà il primo ambulatorio per i "codici bianchi" gestito dalla guardia medica: sono in corso i preparativi per dare il via alla sperimentazione, a livello lombardo, di una struttura che, durante i fine settimana con orario dalle 10 alle 20, faccia da punto di riferimento per il cittadino che resta senza il medico di famiglia. L´ambulatorio del Policlinico, ospitato nel padiglione Monteggia, ha l´obiettivo di ridurre l´afflusso dei malati al pronto soccorso, concentrando gli interventi dei medici in prima linea sui casi davvero gravi. Tutto il resto, dai "codici bianchi" fino alla prescrizione dei farmaci, diventa di competenza dell´ambulatorio della guardia medica. La novità, che andrà in porto da metà agosto in poi, nasce da una collaborazione tra Asl e Policlinico. E se la sperimentazione di via Sforza darà risultati positivi, il progetto sarà esteso a tutti gli ospedali milanesi. L’iniziativa è stata spinta dal ministro della Sanità, Ferruccio Fazio, che tra i suoi cavalli di battaglia ha la riduzione di  accessi impropri nei dipartimenti d´emergenza. Come accade a Milano quando nei fine settimana, il paziente punta sul  pronto soccorso, senza sapere che in città esistono sette ambulatori gestiti dalla guardia medica. La struttura rappresenterà un supporto al pronto soccorso che quest´estate opera all´interno di un prefabbricato. Ma non è tutto: in via Sforza l´infermiere di turno, oltre a valutare la gravità del paziente e attribuirgli un codice, potrà avviare anche una serie di accertamenti in modo tale che il medico possa visitare il malato con le analisi del sangue o le radiografie già fatte. Il tutto con l’obiettivo di abbattere i tempi d´attesa e offrire un servizio più efficiente. Un cenno, infine, al Policlinico Gemelli di Roma dove la pesante situazione finanziaria fa lanciare  un grido di allarme perché siano presi provvedimenti per coprire ''l' enorme massa'' di crediti accumulata negli ultimi 5 anni ''legati all'attività istituzionale e non saldati''. In una nota il Policlinico sottolinea come la ''la massa creditizia dell'ultimo quinquennio ammonta a 701 mln di euro (112 di interessi); da aggiungere altri 224 mln oggetto di contenzioso rispetto al quale l'Università Cattolica ha già visto riconosciute le proprie ragioni da un lodo, pronunciato all'unanimitaà e vincolante. Nonostante ciò il lodo non è stato eseguito ed è stato impugnato dalla Regione Lazio''. La struttura ospedaliera - si sottolinea - è la prima del Lazio per numero di ricoveri (oltre 100mila all'anno) e per la quota di ricoveri di alta complessità; è l'ospedale che in Italia ha la maggiore capacità di attrazione di pazienti proveniente da fuori Regione (oltre 13mila degenti extra Regione nell'anno 2010); è il più grande ospedale oncologico del Paese, con una leadership riconosciuta da numerose rilevazioni, quale per esempio quella della Fondazione Veronesi (Sportello Cancro); nell'ambito del sistema sanitario del Lazio, e' struttura di riferimento principale (hub) in numerosi ambiti di intervento, che non riguardano solo l'assistenza ospedaliera (come la rete oncologica, cardiologica, ictus, malattie infettive e perinatale), ma anche quella territoriale (sistema di emergenza-urgenza ed elisoccorso, specialistica ambulatoriale diagnostica di base, centro dialisi, ambulatorio del dolore e hospice). Infine si sottolinea come i bilanci del Gemelli siano ''assolutamente corretti e trasparenti e ben noti alle istituzioni''.

 

 

 

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