In sette strutture su dieci mancano medici per gli ambulatori turistici. Fimmg: turni troppo impegnativi

Silvio Campione | 03/08/2011 17:42

Farsi curare d’estate è un problema. E lo diventa ancora di più se ci si ammala in un luogo di villeggiatura, lontano dalla città e dai suoi servizi. Già, perché gli ambulatori turistici, che un tempo venivano aperti proprio per garantire le cure primarie in zone che si affollano solo pochi mesi l'anno, sono spesso privi dei medici che li facciano funzionare. Succede in 7 strutture su 10: non sempre le Asl, infatti, attivano tutti i servizi previsti fino al 2005 e, quando decidono di farlo, hanno difficoltà a reperire i camici bianchi a cui affidare l'incarico. E così, con le solite differenze tra le Regioni, le assegnazioni vanno sovente deserte.

 A fare il quadro del settore è Silvestro Scotti, segretario nazionale per la continuità assistenziale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg). E non basta. Quando tutto funziona, per i turisti italiani di altre regioni c'è la beffa. A loro tocca pagare la prestazione di medicina generale (non rimborsata tra Regioni) che per gli altri turisti europei è gratis, perché l'Unione prevede l'assistenza diretta. La Asl, cioè, può farsi tranquillamente rimborsare dal sistema sanitario di riferimento, secondo gli accordi comunitari.  "Nel nostro Paese - spiega Scotti - non è prevista compensazione delle visite di medicina generale fuori dalla propria Regione, cosa che invece accade con le visite specialistiche, di cui invece si può usufruire come se si fosse nella Asl di appartenenza. Nell'ambulatorio turistico, così, per la una ripetizione di ricetta si paga una cifra non superiore ai 10 euro, per una visita 15. Ma il colmo è che gli altri europei non hanno bisogno di pagare: il nuovo ricettario prevede, sul retro, di prendere i dati dell'assicurazione nazionale. Il medico, in questo modo, viene pagato dall'Asl che poi si fa rimborsare dall'altro Paese. In pratica ci comportiamo come Stato rispetto agli stranieri e come Regione rispetto agli italiani di altre aree regionali. Sono le stranezze del nostro federalismo". Curiosità  burocratiche a parte "il vero problema della medicina turistica - spiega ancora Scotti - è la difficoltà di reperire medici. In Campania, Regione in cui i camici bianchi sono considerati in esubero, alle ultime pubblicazioni regionali circa il 70% delle zone è rimasta deserta". Una percentuale - per le strutture pubblicate in delibere regionali fino al 2005 - che secondo Scotti, in media, è 'esportabile' sul piano nazionale, con punte più elevate nelle regioni a scarsa popolazione medica. "Ad accettare gli incarichi oggi - spiega ancora il sindacalista - sono o medici di guardia ai quali viene offerta la possibilità di aumentare così le proprie ore, oppure sostanzialmente i neolaureati". I medici non accettano soprattutto perché questa attività stagionale impone - in particolari periodi dell'anno - turni impegnativi con lo stesso tariffario applicato alla guardia medica durante l'anno. Secondo l'esponente della Fimmg il problema si potrebbe risolvere con accordi aziendali con i camici bianchi della guardia medica - "come è previsto anche nel nostro contratto già dal 2005" - di 'prolungamento', per esempio con la rimodulazione dell'orario su tutto l'anno dei medici già in organico (es: meno ore d'inverno per utilizzarne di più d'estate) e una piccola integrazione. "Oggi le Asl - conclude Scotti - non si preoccupano di fare accordi aziendali sulla medicina turistica, perché spesso per loro è solo un aumento di costo senza finanziamento. Non sono interessate ad attivare i servizi ad hoc e spesso lo fanno su pressione del sindaco locale o di chi per lui. Eppure la mancanza di questo tipo di assistenza pesa sui pronto soccorso degli ospedali piu' vicini ma soprattutto sulla salute dei cittadini perché, in queste aree, quasi sempre mancano strutture di primo intervento vicine", conclude Scotti.

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