Dal 13 settembre certificati medici solo online. Intanto Calabria e Campania protestano contro la ricetta elettronica

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 02/09/2011 09:45

Ancore due settimane, poi addio ai certificati medici su carta. Dal 13 settembre entra infatti a regime il nuovo sistema di invio telematico. Dopo questa data tutti i datori di lavoro non potranno più chiedere la copia cartacea delle attestazioni di malattia ai dipendenti, ma potranno consultare i relativi documenti solo attraverso l’utilizzo dei sistemi informatici, collegandosi al sito dell’Inps. La scadenza di settembre - figlia della circolare del 18 marzo scorso firmata dal ministero della Pubblica amministrazione e da quello del Lavoro, che fissava prima dell’avvio definitivo del sistema un periodo transitorio di tre mesi dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, avvenuta poi il 13 giugno scorso - riguarda quindi soprattutto i datori di lavoro, ma ha naturalmente i suoi effetti anche su chi compila questi certificati: i medici di famiglia.

 «Ad oggi - riferiscono fonti del ministero della Pubblica amministrazione e innovazione - i camici bianchi che utilizzano il nuovo sistema telematico sono il 94% del totale». Insomma, dopo le tante polemiche iniziali ora il sistema sembra funzionare. E non lo dice solo il ministero di Renato Brunetta. «Qualche inconveniente tecnico ancora c’è - spiega il segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di famiglia (Fimmg), Giacomo Milillo - ma possiamo dire che il sistema funziona. Le criticità si sono abbastanza ridimensionate. Il vero problema era quella relativo al sanzionamento, che metteva in ansia i camici bianchi, una volta rimosso quello le cose si sono poi aggiustate. Dove c’è rete e collegamento web i medici ormai utilizzano il sistema online». Tuttavia se i passaggi che regolano le procedure telematiche sono stati ormai definiti nei dettagli, manca ancora un impianto di regole certe che supportino i datori di lavoro nella gestione del rapporto di lavoro, soprattutto con riferimento agli obblighi in capo ai lavoratori che realizzeranno le assenze. Con l'obiettivo di facilitare il flusso di informazioni tra impresa e lavoratori in occasione di eventi di malattia, lo scorso 20 luglio Confindustria insieme a Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto un accordo interconfederale ad hoc, per delineare un comportamento comune, in attesa che i contratti collettivi nazionali possano essere aggiornati alle nuove disposizioni e coordinati con le nuove modalità di rilascio e trasmissione telematica dei certificati di malattia (un altro accordo è stato sottoscritto il 26 luglio da Confapi con Cgil, Cisl e Uil). Nulla è innovato – come chiarisce l'accordo del 20 luglio – sul trattamento economico e normativo applicabile in caso di malattia al lavoratore. In proposito le parti hanno ribadito che continuano a sussistere gli obblighi di tempestiva comunicazione dell'assenza, poiché il sistema telematico di consultazione dei certificati che l'azienda dovrà utilizzare non esonera il lavoratore da avvisare la stessa. Si tratta di un principio comune a tutti i Ccnl che, se non viene osservato dal lavoratore, può portare all'applicazione di sanzioni disciplinari. Inoltre deve sempre essere comunicata ogni variazione dell'indirizzo di reperibilità durante l'assenza, utile in caso di effettuazione di visite di controllo.  L'avviso del 20 luglio – che sebbene limitato al comparto industriale, fornisce comunque utili indicazioni per gli altri settori – introduce a carico del lavoratore un nuovo adempimento che va a sostituire quello previgente di consegna del certificato medico al datore di lavoro: l'obbligo di comunicare all'azienda il numero di protocollo identificativo del certificato inviato dal medico in via telematica. È un passaggio che consente al datore di lavoro di avere certezza del l'evento oltre a poter accedere alla sezione dedicata del sito web dell'Inps per visualizzare l'attestazione di malattia. Questa regola potrebbe essere introdotta anche a livello aziendale: peraltro, qualora l'azienda non intenda sottoscrivere un accordo ovvero – per le proprie dimensioni – non abbia una rappresentanza sindacale costituita tra i lavoratori, potrà comunque avvalersi della disposizione contenuta nella circolare ministeriale n. 4/2011 che fissa l'obbligo in capo al lavoratore di comunicare il numero di protocollo, qualora tale adempimento sia stato richiesto dal datore di lavoro. Se il datore di lavoro opta per questa possibilità è comunque opportuno che effettui una comunicazione scritta ai lavoratori per informarli circa i nuovi obblighi, magari aggiornando i regolamenti aziendali. Si ricorda infine che (come specificato dalla circolare n. 4) nel caso in cui il medico non proceda all'invio online del certificato di malattia – ad esempio per malfunzionamenti dei sistemi di trasmissione telematica – il lavoratore rimane tenuto alla presentazione dell'attestazione cartacea (rilasciata dal medico) al proprio datore di lavoro e, ove previsto, alla consegna all'Inps del certificato, secondo le modalità tradizionali previgenti.

Agitazione in Calabria e Campania

La Federazione italiana dei medici di famiglia (Fimmg) della Calabria ha proclamato lo stato di agitazione della categoria ed ha chiesto un incontro con il Presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti, per definire la vicenda relativa all'invito telematico delle ricette e la stesura del fascicolo elettronico.  Il segretario regionale della Fimmg della Calabria, Giuseppe Varrina, ha evidenziato che ''come avevamo previsto gia' da alcuni mesi, il primo settembre e' arrivato ed allo stato la tanto decantata rivoluzione telematica non c'e' e non potra' avviarsi, salvo un serio impegno e un coinvolgimento di tutte le categorie interessate e recuperando risorse per il territorio che sono necessarie oltre all'impegno tecnico-organizzativo richiesto, anche al maggiore carico di lavoro professionale''.  ''All'esordio - prosegue - si era avviata una trattativa sindacale per il rinnovo dell'accordo integrativo regionale in seno al comitato consultivo regionale che inizialmente vedeva la parte pubblica farsi carico di tutte le criticita' emerse ma il 10 agosto scorso le gia' esigue somme previste dal finanziamento di tutto il 'pacchetto informatico' sono venute meno, facendo naufragare una trattativa che all'inizio sembrava nata sotto i migliori auspici. A tutto cio' si aggiungono i forti ritardi delle varie Aziende sanitarie calabresi nella informatizzazione delle altre categorie interessate nell'acquisizione dell'hardware e software utili. In questa situazione e preoccupati delle possibili conseguenze si era chiesto un incontro con il presidente della Regione, Scopelliti, al fine di mettere tutte le carte sul tavolo per addivenire ad una fattiva ed ottimale chiusura di tutti i problemi della vertenza del 'Pacchetto informatico', che, si ribadisce, non sono solamente economici, ma anche tecnico-organizzativi''. ''Ad oggi, quindi, tutta la concertazione necessaria - conclude - a soddisfare le imprescindibili e numerose esigenze tecnico-organizzative e gestionali di tutti i medici prescrittori e' allo stallo. In questo contesto nessun medico di medicina generale potra' essere obbligato ad inviare per via telematica i dati della ricetta fino a quando la Regione non avra' ottemperato agli obblighi previsti dall'Accordo collettivo nazionale''. Proteste anche in Campania dopo che è stato riconosciuto un contributo di soli venti euro mensili per l’informatizzazione del medici di famiglia ai fini dell’adozione della ricetta elettronica.  Dopo la dichiarazione dello stato di agitazione e l’annuncio di sciopero sono state esperite il 9 agosto le procedure di conciliazione presso la prefettura di Napoli chieste dalla Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) e Simet (Società italiana medicina territoriale). Alla vigilia della riunione la Regione ha fissato per il 29 agosto a Palazzo Santa Lucia un’ apposita riunione per cercare di trovare un’intesa con i camici bianchi. Il nodo da sciogliere riguarda il compenso, considerato risibile dai sindacati, di appena 20 euro al mese: “Un atto non concordato che offende la professionalità dei medici – tuona Silvestro Scotti, vicesegretario nazionale della Fimmg – e che fa ricadere interamente sui medici di famiglia gli oneri dell’adozione di un atto che spetta alle Regioni garantire. In Lombardia, tanto per fare un esempio, ammonta a oltre 200 euro mensili il rimborso garantito ai colleghi di quella regione per implementare la ricetta telematica”. I contenuti della delibera regionale 343 del 19 luglio scorso – chiarisce intanto Mario Vasco, capoarea dell’assessorato, presente alla riunione del 9 agosto, – attengono alla realizzazione delle prime azioni relative alla connettività convenzionata ed ha una valenza transitoria, fino al rinnovo dell’accordo integrativo regionale che, come previsto dal commissario ad acta, deve essere siglato entro la fine del prossimo dicembre”. Riguardo a quest’ultimo Vasco annuncia che, con un decreto del presidente della giunta regionale del 2 agosto, è stata nominata la delegazione di parte pubblica che siederà al tavolo delle trattative. Clicchi qui per essere informato.

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