Tubercolosi, in aumento i casi in Italia, ma presto potrebbe arrivare un vaccino. Il batterio sempre più resistente ai farmaci. E in Toscana segnalato un caso di lebbra

Redazione DottNet | 05/09/2011 15:20

Create le basi per un nuovo vaccino contro la tubercolosi: il soccorso preventivo contro questa malattia che ogni anno uccide ancora milioni di persone nel mondo potrebbe infatti arrivare da un batterio ibrido nato nei laboratori dell'Albert Einstein College of Medicine di New York. Il batterio, creato da William Jacobs, e' un ibrido del Dna del micobatterio della tubercolosi e di un altro micobatterio, il Mycobacterium smegmatis, che e' innocuo. L'ibrido cosi' creato e' in grado di indurre nei topolini una potente reazione immunitaria specifica e di proteggerli quindi da un'iniezione in dose elevata di Mycobacterium tuberculosis, il bacillo che causa la tbc.

 ''L'ibrido - spiega Jacobs  - e' un batterio innocuo che puo' funzionare come vaccino, abbiamo dimostrato la sua sicurezza e innocuita' su 14 ceppi di topi senza sistema immunitario; il nostro vaccino e' risultato piu' sicuro di quello attualmente in uso, chiamato BCG''. ''Nel giro di 2-3 anni - continua Jacobs - il vaccino potrebbe essere pronto per iniziare le prime sperimentazioni cliniche su persone''. La tubercolosi e' una malattia che ancora preoccupa il mondo, soprattutto i paesi in via di sviluppo dove trova facili prede tra persone denutrite, immunologicamente deboli e magari anche malate di Aids. Ad oggi esiste solo un vaccino ma non e' molto efficace. Ci sono ovviamente dei farmaci anti-tbc che funzionano ma stanno via via emergendo dei ceppi di tbc che resistono ai farmaci oggi disponibili. Trovare un vaccino efficace e' dunque importante per tenere a bada questo patogeno.  Gli esperti sono partiti da un parente innocuo del batterio della tubercolosi, il Mycobacterium smegmatis. Gli hanno tolto alcuni geni e li hanno sostituiti con i corrispondenti geni del Mycobacterium tuberculosis, precisamente hanno sostituito un set di geni chiamati esx-3, indispensabili al micobatterio per vivere. Cosi' e' nato l'ibrido battezzato IKEPLUS. I ricercatori hanno iniettato IKEPLUS in topolini e visto che questi sviluppano una reazione immunitaria con tanto di linfociti T helper prodotti in grande quantita'. Infatti, ricevuta questa ''vaccinazione'' a base di IKEPLUS, i topolini sono risultati capaci di difendersi dalla tbc: quando infettati con alte dosi di M. tuberculosis, molti dei topi hanno reagito all'infezione e sono rimasti in vita. Un gruppo di topolini di controllo non vaccinati con IKEPLUS, invece, ricevuta endovena la stessa massiccia dose di tbc, sono morti in cinque giorni. Le implicazioni di questo studio sono enormi: questo sarebbe ''il primo vaccino che induce una risposta immunitaria battericida (finora questa possibilita' non era certa) - conclude Jacobs. Adesso la porta e' aperta allo sviluppo di vaccini migliori anti-Tbc. Inoltre i nostri risultati suggeriscono anche la possibilita' di un vaccino terapeutico contro la tbc'' per gli individui che hanno gia' contratto l'infezione. Ogni anno la Tbc contagia 9 milioni di persone e provoca un milione e 700mila morti. Ma quello che è più grave è che il batterio diviene sempre più resistente ai farmaci.  La Tbc è diffusa a livello mondiale e la propagazione del virus è favorita dai flussi migratori, particolarmente quelli provenienti dall'Est Europa, dalla Cina e dall'India. L'allarme su questa malattia è stato lanciato col documento “Tubercolosi: omissione di soccorso” da Medici Senza Frontiere (MSF) e dalla Commissione straordinaria per la tutela dei Diritti Umani del Senato. Relativamente all’Italia nel solo 2008 sono stati notificati 4418 casi di tubercolosi (TBC) in 19 Regioni e 2 Province Autonome (P.A. Bolzano e P.A. Trento).

- Le Regioni del Sud e delle Isole nel 2008 notificano solo il 10% dei casi totali a livello nazionale.

 - Le province di Roma e di Milano notificano da sole il 25% dei casi totali notificati a livello nazionale nel 2008.

- Il 73% dei casi totali notificati nel 2008 provengono da Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte.

Nell’ultimo cinquantennio (1955-2008), il numero annuale di casi di TBC registrati è passato da 12.247 a 4.418; il tasso grezzo annuale è passato da 25,26 casi per 100.000 abitanti a 7,41 con un decremento pari a circa il 64% per il numero di casi e di circa il 71% per l’incidenza. Cambia però la tipologia delle tubercolosi. La tubercolosi polmonare è in netta e decisa diminuzione fino agli anni ’80 dopodiché è relativamente stabile, con tassi annuali intorno a 6 per 100.000; viceversa, mentre prima degli anni ‘80 non si osservano variazioni di rilievo nell’incidenza di TBC extrapolmonare (oscillando intorno a valori pari a 0,4-0,5 casi per 100.000), nel periodo successivo l’incidenza aumenta progressivamente fino a raggiungere più di 2 casi per 100.000 all'anno, con tassi di aumento annuale intorno all’8-12% a seconda del quinquennio considerato fino al 1995. Nell’ultimo decennio il tasso sembra essersi stabilizzato (Figura 2.3). In termini percentuali, in tutto il periodo considerato, nella maggior parte dei casi segnalati vi è un interessamento polmonare (circa il 90%, in media), ma i casi di TBC polmonare, che rappresentavano nel 1955 il 98% dei casi, ad oggi rappresentano il 74% (di contro, la TBC extrapolmonare, che nel 1955 rappresentava appena il 2% dei casi, ad oggi rappresenta un quarto dei casi totali segnalati). Secondo il Ministero della Salute nel 2005 si sono avuti 4214 casi nelle tre forme, in prevalenza si tratta di uomini: 3028 Tbc polmonare, trachea e bronchi; 1033 extrapolmonare e 153 forme miste. L’incidenza, sempre in Italia, è di 7 casi ogni diecimila abitanti. Il problema principale è che il batterio della TBC cambia e diventa multo resistente, un vero e proprio killer. Questo killer che ha un nome, Xdr-Tb, che viene soprattutto dall’Est Europeo e dall’Estremo Oriente, non è il solo batterio resistente ai farmaci che sta facendo tornare l’incubo di una malattia che, forse, troppo presto è stata confinata nei testi di medicina. C’è un batterio, denominato Mdr-Tb, che è anche lui multiresistente a due farmaci. Nell’Ospedale di Sondalo specializzato nella cura della TBC in due anni ci sono stati 60 casi e c’è da sottolineare che i batteri super resistenti ai farmaci sono un potenziale pericolo: non si sa quanta gente si sia già contagiata nel nostro Paese. Il batterio della Tbc non è come Ebola che porta subito a morte. Il paziente che viene a contatto con il batterio può restare infetto anche anni senza ammalarsi. Quando si ammala la diagnosi è spesso tardiva e a questo punto il soggetto può trasmettere inconsapevolmente la malattia con la semplice tosse. Quando ci si ammala di queste forme resistenti non ci sono farmaci per curare i pazienti per cui sorge il problema di isolare questi malati per tutta la vita visto che il contagio avviene con la tosse. Ma è possibile questo?”. Il Vaccino anti-TBC attualmente più utilizzato, il Bacillus Calmette-Guerin (BCG), è disponibile da più di un secolo e previene efficacemente la tubercolosi nei bambini, ma non negli adulti. Il maggior numero di ammalati in Italia proviene dalla Romania (oltre 500 ammalati nel solo 2008), seguita dal Marocco, dal Senegal, dal Perù, dal Pakistan, dall’India, dalla Cina Popolare, dalle Filippine. Dall’Equador, dal Bangladesh.  Lo stesso Ministero della salute italiano a conclusione del recente pregevole rapporto sulla tubercolosi in Italia concludeva suggerendo che per prevenire e ridurre il rischio di una recrudescenza nella popolazione generale la necessità:

 -del potenziamento della diagnosi e della sorveglianza della tubercolosi a partire da campagne di sensibilizzazione e percorsi formativi rivolti agli operatori socio-sanitari che potrebbero essere primo contatto dei servizi con i pazienti con tubercolosi (ad. es: medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, pronto soccorso, consultori, centri di accoglienza, penitenziari, ecc…);

 -della focalizzazione dell’attenzione sulle fasce di popolazione particolarmente a rischio, ma con la chiara consapevolezza che chiunque può contrarre e sviluppare la tubercolosi.

 Nessun allarme ma nessuna sottovalutazione, allora, lo ricorda anche la recente dichiarazione di Berlino sulla tubercolosi e la risoluzione 62.15 dell’Assemblea Mondiale della Sanità (WHA) del 22 maggio 2009 a riguardo di “Prevenzione e controllo della tubercolosi MDR e XDR” per ridurre il rischio della diffusione di ceppi MDR e XDR nella popolazione generale (negli ultimi anni anche in Italia si sono rilevati i primi casi di ceppi XDR ed XXDR‡, questi ultimi resistenti a tutti i farmaci testati) Il fatto è riportato nella relazione sanitaria 2011 diffusa dalla direzione dell’Azienda Usl. «Nel corso del 2010 — si legge nella relazione — è stato segnalato al nostro servizio un caso di lebbra in un soggetto di origine pakistane ospite di alcuni connazionali. Il caso è stato diagnosticato grazie all’intervento congiunto del medico di medicina generale di un parente del malato che, viste le lesioni papulonodulari presenti agli arti del paziente, ha richiesto accertamenti dermatologici presso ambulatori specialistici territoriali che hanno condotto, previa biopsia cutanea, all’individuazione di bacilli acido-alcool resistenti nelle lesioni compatibili con la diagnosi di “lebbra lepromatosa” effettuata dall’unità operativa di anatomia patologica del nostro ospedale. Il lavoro congiunto tra gli operatori sanitari dell’igiene e sanità pubblica, il medico di medicina generale, lo specialista di malattie infettive ha permesso poi il ricovero del soggetto prima all’ospedale di Lucca e poi all’ospedale “San Martino” di Genova uno dei centri di riferimento italiani per il morbo di Hansen. I conviventi del malato, il quale è tuttora in trattamento presso il centro di cura genovese, sono attualmente seguiti dall’unità funzionale igiene e sanita pubblica dell’Azienda Usl di Lucca che le invia periodicamente, almeno per un anno come indicato dalle disposizioni sanitarie in materia, a visite specialistiche presso la dermatologia dell’ospedale di Lucca per controlli clinici». In pratica questo caso di lebbra è stato diagnosticato grazie a una tempestiva intuizione del dottor Claudio Sabò dell’anatomia patologica dell’ospedale. La malattia è infatti talmente rara dalle nostre parte che possono passare decine di anni prima di osservarne un caso. Il paziente, durante il suo ricovero in ospedale in malattie infettive, è stato seguito dalla dottoressa Sara Moneta. Il malato che ha 44 anni inizialmente aveva dato ai medici un altro nome poi i successivi accertamenti hanno permesso di stabilirne l’esatta identità. «Il rischio di contagio è molto basso — spiega il dottor Sabò — ma per chi si ammala si tratta di una malattia cronica. Da noi la difficoltà è proprio quella di diagnosticarla visto che i casi sono più unici che rari».

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