Pillola dei cinque giorni dopo, appello dei medici all’Aifa: no al test di gravidanza

Ginecologia | Redazione DottNet | 06/09/2011 17:33

E' attesa a giorni, tra il 14 e il 15 settembre, la decisione dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sulle modalita' di uso della cosiddetta pillola dei 5 giorni dopo (Ulipristal acetato). Si tratterebbe del sostanziale via libera anche in Italia a questo farmaco per la contraccezione di emergenza, gia' in uso in 24 paesi Ue e negli Stati Uniti. E alla vigilia della dibattuta decisione, arriva l'appello delle Societa' scientifiche mediche all'Aifa affinche' l'utilizzo del farmaco non sia subordinato alla preventiva esecuzione di un test ematico di gravidanza che, di fatto, affermano i medici, ''ridurrebbe l'accesso delle donne'' a tale contraccettivo.
 

Gia' nei mesi scorsi il Consiglio superiore di sanita' (Css) si era pronunciato affermando che la pillola EllaOne puo' essere utilizzata come ''contraccettivo di emergenza, ferma restando l'esclusione di una gravidanza in atto prima della somministrazione''. E' dunque chiaro, hanno ribadito oggi la Società italiana della contraccezione (Sic) e la Società medica italiana contraccezione (Smic), con il supporto della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), che non si tratta di un farmaco abortivo. Ma e' forte la preoccupazione delle Societa' scientifiche in merito alla possibilita' di una ''applicazione limitativa, ossia che la somministrazione della pillola sia esclusivamente subordinata all'esecuzione del test ematico di gravidanza''. Le ragioni, spiegano gli esperti, sono ''evidenti'': Il test, sostengono, "é ingiustificato dal punto di vista clinico, poiché la diagnosi di stato di gravidanza compete al medico" e rappresenterebbe, inoltre, ''un rischio concreto di inaccessibilità o ritardo nell'accesso al farmaco, tant'é che la sua obbligatorietà non é prevista dalle altre agenzie regolatorie europee e internazionali".  ''Questo farmaco - spiega il presidente della Societa' medica italiana per la contraccezione, Emilio Arisi - inibisce l'ovulazione della donna per 5 giorni dalla sua assunzione; in questo lasso di tempo, gli spermatozoi muoiono e la donna, dopo un rapporto a 'rischio', non puo' dunque restare incinta. Si tratta quindi di un farmaco contraccettivo e non abortivo''. Concorda il presidente della Societa' italiana della contraccezione, Carmine Nappi: ''E' escluso che tale farmaco abbia effetti negativi su di una gravidanza gia' instaurata, ma l'efficacia di EllaOne dipende in gran parte dalla tempestivita' con cui e' somministrata. Prevedere un test di gravidanza - avverte - comporterebbe inevitabilmente un ritardo nell'assunzione del farmaco e potrebbe inficiare l'efficacia della contraccezione d'emergenza''. Insomma, ribadisce il direttore della Clinica ostetrica dell'Universita' di Cagliari Benedetto Melis, il test ''diventa una barriera alla somministrazione della contraccezione di emergenza''. Senza contare, aggiunge il direttore della Clinica ostetrica dell'Universita' di Sassari Salvatore Dessole, che il test ''rappresenterebbe un costo inutile per la Sanita' pubblica''. Al contrario, secondo i medici, avere a disposizione tale strumento porterebbe a un'ulteriore riduzione degli aborti, che in Italia nel 2009 sono stati oltre 118mila (Istat). E sono circa il 5% le italiane che usano una contraccezione regolare che hanno fatto anche uso della contraccezione d'emergenza.
Da qui, dunque, l'appello delle Societa' scientifiche all'Aifa: ''L'Italia si allinei a quanto raccomandato da tutte le altre agenzie regolatore internazionali, che non subordinano la prescrizione dell'Ulipristal acetato all'esecuzione del test ematico di gravidanza se non in caso del dubbio del medico''

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