Contenzioso specializzandi, arriva la proposta di un compromesso forfettario

Redazione DottNet | 06/09/2011 20:46

Sarà una batosta per lo Stato da oltre 12 miliardi: come abbiamo riportato nei giorni scorsi la Cassazione ha accolto il ricorso presentato da oltre 800 medici rappresentati dall'Associazione Consulcesi Health e Ricerca e ha stabilito che il diritto di questi medici non e' ancora prescritto. Ma in totale sono oltre 120mila i medici di tutta Italia, che hanno frequentato la scuola di specialità fra il 1983 e il 1991 e che quindi vedono avvicinarsi la possibilità di ricevere più di 100 mila di euro ciascuno per borse di studio non erogate.

 La conseguenza e' che potranno richiedere quanto è loro dovuto alla Presidenza del Consiglio, al Ministero della Salute e a quello dell'Università e della Ricerca. E così dal senatore Stefano De Lillo (PdL) una proposta: riconoscere a chi ne abbia diritto un compenso forfettario di 20 mila euro per ogni anno di specializzazione. In questo modo la spesa per le casse pubbliche scenderebbe intorno agli 800 milioni di euro.  Come viene ricordato nella nota congiunta che l’Associazione ha emesso insieme al senatore Stefano De Lillo (PdL), si tratterebbe di un costo “insostenibile” tale da “mettere in ginocchio le casse dello Stato”. Il senatore ha avanzato una proposta, riprendendo i contenuti del ddl n. 2786/2011, da lui stesso presentato prima dell’estate, “per giungere alla soluzione definitiva di questa annosa questione”, magari anche attraverso un inserimento delle nuove disposizioni nella Finanziaria 2011-2014. La proposta prevede una sorta di compromesso tra il Governo e l’esercito dei ricorrenti, assegnando un importo forfettario di 20.000 euro ciascuno, per ogni anno di corso, in favore dei medici che si sono rivolti alla legge per ottenere un diritto loro dovuto secondo le norme dell’Unione Europea (75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE, in seguito coordinate dalla direttiva 93/16/CEE). L’accoglimento della proposta e il suo eventuale inserimento nella manovra all’esame dell’Aula del Senato, si sottolinea nella nota, “Potrebbe chiudere il decennale contenzioso tra lo Stato e i medici”.  I giudici di ultima istanza, del tutto in linea con le decisioni più recenti  hanno così ribadito che la prescrizione per questo tipo di rapporti è decennale, e che decorre dal definitivo recepimento delle direttive comunitarie (per l'Italia, dal 27 ottobre 1999) per troppo tempo invece – oltre 20 anni – ignorate dal legislatore nazionale.  La sentenza 17350, oltre a rimettere ordine cronologico e logico alle direttive Ue, alle sentenze della Corte continentale e della Cassazione stessa, in aggiunta agli interventi legislativi nazionali, risolve una serie di zone d'ombra che ancora gravavano sui diritti degli ex specializzandi. In particolare, i giudici della Terza hanno statuito che in caso di una direttiva comunitaria «chiara» ma non self-executing (e che quindi necessita di una legge di recepimento), l'inerzia dello Stato fa sorgere il diritto al risarcimento, che è permanente e la cui prescrizione inizia a decorrere solo dal giorno in cui viene promulgata la legge "riparatoria". Non solo, se la legge "riparatoria" è “parziale sotto il profilo soggettivo” – nel senso che provvede solo per il futuro o solo per alcune categorie ma non per altre – il calcolo della prescrizione non parte per i soggetti esclusi “perché la residua condotta di inadempimento sul piano soggettivo continua a cagionare in modo permanente il danno e, quindi, a giustificare l'obbligo risarcitorio”. Secondo la Terza civile, il diritto al risarcimento del danno da inadempimento della direttiva 82/76/Cee, riassuntiva delle direttive 75/362/Cee e 75/363/Cee, a beneficio dei medici che avevano seguito corsi di specializzazione dal 1° gennaio 1983 all'anno accademico 1990-1991 «si prescrive nel termine di dieci anni, decorrente dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge 370 del 1999”. La vicenda degli specializzandi si trascina da 29 anni. L'Italia infatti non ha mai dato “integrale applicazione” alle direttive degli anni '70, che sarebbero dovute diventare parte del corpus legislativo al più tardi il 31 dicembre 1982 (articolo 16 della direttiva 82/76/Cee). La Corte di Giustizia il 7 luglio 1987 (sentenza della causa C-49-86) dichiarò la “inadempienza” di Roma, che non dispensava comunque l'Italia dal recepire al più presto le regole comunitarie. “Tale obbligo – scrivono i giudici di Cassazione – avrebbe potuto essere adempiuto integralmente soltanto se lo Stato Italiano, nell'introdurre una disciplina attuativa della direttiva e conforme ad essa, avesse disposto non solo per l'avvenire, cioè in relazione alle situazioni dei singoli riconducibili ad essa dopo la sua entrata in vigore, ma anche prevedendo la retroattività di detta disciplina”. Poco rileva che nel frattempo la direttiva 2005/36/Ce, dettando una nuova disciplina dei medici specializzati, ha previsto l'abrogazione a partire dal 20 ottobre 2007 delle direttive precedenti. Se è vero che “a quella data è cessato l'obbligo dello Stato Italiano di adempiere, sia pure tardivamente, le direttive 75/362/Cee, 75/363/Cee e 82/76/Cee”, non è “immaginabile che l'ultima direttiva abbia inteso sacrificare i diritti risarcitori dei singoli ove già insorti e ancora esistenti, non è possibile ritenere che l'abrogazione li abbia fatti venire meno”. Vediamo che cosa accadrebbe con l’accettazione della proposta di Di Lillo: lo Stato risparmierà da 12 miliardi a 800 milioni di euro, risultanti dal solo rimborso dell’ammontare della borsa di studio (circa 11 mila euro per ogni anno di specializzazione), senza gli interessi e la rivalutazione delle somme che sono dovuti in base agli orientamenti più recenti della Corte di Cassazione e di quella di Appello. Inoltre dilazionerà la spesa prevista in tre anni, tra il 2011 e il 2014, di cui il 50% da rimborsare sotto forma di sconti sulle ritenute d’acconto. Il vantaggio per il medico  sarebbe quello di non dover più attendere anni e anni di giudizio necessari per veder riconosciuto il suo diritto al rimborso, dato che lo potrebbe ricevere subito.

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