ASP, in Lazio al via progetto prevenzione tumori femminili

Redazione DottNet | 24/10/2008 16:32

Un'iniziativa pilota nella prevenzione dei tumori femminili per coinvolgere, sensibilizzare e fidelizzare ai programmi di screening uno specifico target femminile che per motivi culturali e sociali necessita di un'attenzione particolare: le donne disagiate e quelle immigrate, maggiormente esposte al rischio di ammalarsi. A lanciare il progetto Di.Pre, in collaborazione con l'Associazione Differenza donna, è Laziosanità-Agenzia di sanità pubblica (Asp). Differenza donna è una Onlus senza scopo di lucro, un'associazione nata per difendere e ascoltare le donne vittime di una violenza.
 

Ogni anno a Roma - si legge in una nota dell'Asp - vengono assistite circa 1500 donne per un periodo di circa un anno ciascuna. Vengono accolte donne italiane e straniere di tutte le età, di cui il 72% residenti a Roma. I programmi di screening per la prevenzione dei tumori femminili sono un servizio gratuito di controlli periodici offerto dalle Asl a cui tutte le donne hanno diritto. Il percorso prevede per le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni di età un Pap-test ogni tre anni, per le donne tra 50-69 anni una mammografia ogni due anni. In caso poi siano necessari approfondimenti diagnostici e un conseguente intervento chirurgico il Ssr prenderà in carico la donna.
L'incidenza e la mortalità per carcinoma della cervice uterina sembrano essere correlate al livello di povertà e di deprivazione sociale delle donne nei diversi paesi del mondo. Tali indicatori di disuguaglianza mostrano che l'80% dei casi e oltre l'85% delle morti avviene nei paesi poveri.
"Laziosanità-Asp, Differenza Donna e i Coordinamenti dei Programmi di Screening delle Asl - spiega la responsabile del progetto, Barbara Giordani - vogliono raggiungere le donne disagiate, appartenenti a fasce vulnerabili della società, donne italiane ed immigrate, che hanno subito abusi o violenze, socialmente svantaggiate, affinché venga garantito loro il diritto alla salute attraverso una consapevole adesione ai programmi di prevenzione dei tumori femminili". In Italia, ricorda la responsabile, "gran parte dei cancri invasivi colpiscono le donne immigrate, cioè le donne che non
verrebbero mai raggiunte dai programmi di screening gratuito perché non residenti. Lo stesso vale per le donne disagiate che, anche se residenti, non si occupano del loro stato di salute proprio per la specifica condizione socio-economica".
 

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