Lombardia, tagliati i rimborsi ai pazienti extra-regione. La protesta delle associazioni. E in Gran Bretagna si risparmia impedendo agli Mmg di prescrivere le analisi

Redazione DottNet | 09/09/2011 09:23

In Lombardia arrivano ogni anno per curarsi quasi 150 mila pazienti da altre Regioni. Ma i ritardi nel pagare i rimborsi per le prestazioni, soprattutto per alcune Regioni del Sud, hanno portato il Pirellone a rivedere le tariffe per i pazienti extra-regione, uniformandole alle tariffe nazionali. Tradotto, significa che per gli ospedali lombardi curare un paziente della loro stessa Regione sara' economicamente piu' conveniente che il curarne uno 'esterno'.

 La decisione e' contenuta in una delibera del 28 luglio scorso: ''I pazienti provenienti da altre Regioni - si legge nel documento - (a decorrere da quelli dimessi a luglio) saranno finanziati al valore concordato, per il 2011, a livello nazionale della tariffa unica convenzionale''. Si stima che il cambiamento ridurra' di 20 milioni di euro gli incassi per gli ospedali lombardi. Ogni prestazione medica o intervento e' rimborsata tramite un meccanismo chiamato Drg: secondo il federalismo in sanita', ciascuna Regione puo' fissare la propria quota di rimborso, decidendo cioe' quanto ripagare il singolo ospedale che ha effettuato una determinata prestazione. Alcune prestazioni in Lombardia, ad esempio gli interventi cardiochirurgici, sono pagate di piu' che in altre Regioni: queste tariffe rimarranno valide per i cittadini lombardi, ma per i cittadini extra-Regione (stabilisce la delibera) le tariffe saranno quelle stabilite a livello nazionale, che sono piu' basse. In definitiva, un ospedale guadagnera' di piu' a curare un lombardo che un non lombardo. La decisione e' stata presa anche per far fronte ai ritardi con i quali alcune Regioni rimborsavano la Lombardia dopo le cure ad un paziente: e' la Lombardia infatti ad anticipare i soldi agli ospedali, ma ha visto piu' volte contestarsi i rimborsi delle altre Regioni perche' le sue tariffe erano considerate troppo alte. Uniformando i tariffari a livello nazionale, questo rischio non sussistera' piu'. “Questa  delibera e' iniqua'' e rappresenta un ostacolo all'accesso alle cure per tutti i cittadini''. Questo il commento della coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato (Tdm)-Cittadinanzattiva Francesca Moccia. ''In teoria - sottolinea Moccia - uniformare i tariffari sarebbe giusto, ma che la Regione Lombardia lo faccia solo per i pazienti extra-regione e' discriminate ed e' anche una distorsione del federalismo in sanita', federalismo - aggiunge - che ha reso il servizio sanitario meno equo''. Quello lombardo, prosegue Moccia, e' dunque ''un provvedimento fortemente iniquo''. Il nuovo meccanismo previsto, infatti, afferma la coordinatrice Tdm, ''fara' si' che soprattutto le strutture convenzionate avranno meno interesse a ricoverare pazienti extra-regione e questo creera' un ostacolo in piu' all'accesso alle cure, in primo luogo per i pazienti che provengono dalle regioni del sud''. ''Nei prossimi giorni - annuncia Moccia - studieremo eventuali possibili iniziative contro questo provvedimento''. ‘'Nettamente contrari''. E' la posizione della Fp-Cgil Medici rispetto alla delibera della Lombardia. La delibera, rileva Cozza, ''rischia di creare una discriminazione tra i cittadini sulla base della residenza e provenienza regionale. Al contrario, le istituzioni pubbliche dovrebbero garantire uguale trattamento a tutti i cittadini''. Dunque, secondo il leader sindacale, questo provvedimento ''rischia di diventare anche un 'ricatto morale' nei confronti del medico, dal momento che il meccanismo previsto presuppone che l'ospedale guadagni di piu' o di meno a seconda della regione di residenza del paziente. Per questo - conclude - il rischio e' quello di una inaccettabile discriminazione tra i pazienti''.

Il caso inglese

I bilanci prima tutto, anche a costo di rischiare la pelle dei pazienti. E' a quanto pare la strategia adottata da un consistente numero di Primary Care Trusts (PCT), gli uffici responsabili per circa l'80% della spesa del servizio sanitario nazionale britannico (NHS). Che pur di far quadrare i conti spesso e volentieri mettono pressione ai medici di base perche' riducano le prescrizioni di esami salvavita come tac e risonanze magnetiche. La scomoda verita' e' emersa grazie a una ricerca condotta dalla rivista GP Newspaper. Il giornale dei medici di base britannici - General Practitioners o GP - e' infatti riuscito - grazie al Freedom of Information Act - a entrare in possesso delle linee guida applicate dai (PCT) per gestire le richieste di visite specialistiche. Dei 116 PCT presi in esame (su un totale di 152) circa il 25% ha dunque ammesso di far uso di politiche di riduzione di esami ''inappropriati''. In cinque hanno poi direttamente vietato ai medici di base di prescrivere gli esami: in queste aree - Bury, Salford, South West Essex, Southampton e Stockport - i GP britannici devono riferire il caso ai medici dell'ospedale che, a loro volta, avranno il potere di decidere se autorizzare o meno gli esami. Un doppio passaggio giudicato inutile e rischioso per la salute dei pazienti. ''Qui l'attenzione e' rivolta ai soldi e ai conti, non alla cura delle persone'', ha tuonato Clare Gerada, presidente del Royal College of GPs. ''Com'e' possibile che un giovane medico di un ospedale abbia la facolta' di prescrivere un test agli ultrasuoni mentre io, che ho 25 anni di esperienza, devo passare prima da uno specialista?''. Il 'j'accuse' dei medici di base e' stato subito raccolto dal Daily Mail. I tagli, scrive il tabloid, sono in corso nonostante il governo abbia promesso di dar maggior potere di prescrizione ai GP e salvare cosi' circa 5mila pazienti all'anno. La Gran Bretagna ha infatti una delle piu' basse percentuali di sopravvivenza ai tumori in Europa e gli esperti puntano il dito proprio contro le diagnosi tardive. ''Le diagnosi tempestive - ha dichiarato Lindsay Wilkinson del Macmillian Cancer Support - hanno un enorme impatto sulla speranza di guarigione dei pazienti affetti da cancro: e' di vitale importanza che i medici di base possano prescrivere test specialistici''. Sir Mike Richards, National Clinical Director for Cancer, consulente del governo, ha pero' ribattuto: ''La tempestivita' della diagnosi nei sospetti casi di tumore e' una priorita' per l'esecutivo. Stiamo lavorando per migliorare l'accesso ai test da parte dei GP e a breve pubblicheremo nuove linee guida''.