Con i nuovi ticket, il privato costerà meno della sanità pubblica

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 12/09/2011 18:52

Nello sforzo di risanamento dei conti pubblici, fatto in apnea da almeno due anni, tirati per la giacca prima dall’Europa, poi dai tagli di cui al federalismo e infine dai mercati finanziari in questi giorni, si è persa coscienza sulla vicenda dei ticket sanitari. Per la verità la situazione è così preoccupante per il sistema economico e sociale del paese, ancora prima che i per i conti della Pubblica Amministrazione, che la vicenda dei ticket è passata quasi inosservata. Proprio in questo contesto però, l’imposizione dei ticket diventa emblematica, perché incidendo veramente poco nell’equilibrio complessivo dei conti sanitari ha permesso una inosservata seppur considerevole trasformazione del sistema dei servizi sanitari ambulatoriali e laboratoristici del paese.

 Si prenda in considerazione, ad esempio, le analisi del sangue e le visite specialistiche che milioni di italiani fanno più o meno regolarmente presso i servizi laboratoristici e gli studi specialistici pubblici o privati. Nel 2009 arriva, per le regioni sottoposte a Piano di Rientro l’obbligo di aumento dei ticket sulle analisi di laboratorio e sulla specialistica. Tale incremento di 4 euro si aggiunge ai ticket fino a quel momento applicati su ciascuna impegnativa di analisi di laboratorio fino ad un massimo di ticket di 36,15 euro e sulle impegnative di visita specialistica il cui costo ticket era già di 20,66 euro. Il paziente non esente quindi, che si rivolgeva nel 2009 allo sportello della Asl  con una impegnativa contenente in media 5 o 6 analisi da fare fino ad un massimo di 8, avrebbe dovuto sostenere alla cassa un costo complessivo massimo di ticket pari a 40,15 euro. Ma che succedeva se lo stesso paziente si presentava allo sportello di un laboratorio privato o convenzionato? Che il laboratorio privato  per fargli lo stesso prelievo di emocromo, il cui costo è di 4,15 euro, gli faceva risparmiare i 4 euro di ticket di cui al Piano di Rientro dal disavanzo sanitario. Una vera e propria anomalia, destinata ad assumere dimensioni più significative. Con la manovra 2011, infatti, le cose peggiorano. Il ticket sanitario, da strumento di sanzione per le regioni meno virtuose, diventa strumento per far cassa ed è rivolto a tutti, per un costo aggiuntivo di 10 euro. Sebbene con qualche distinguo importante, alla fine le regioni impongono la maggiorazione di 10 euro ad impegnativa. A questo punto, nel Lazio per esempio, lo stesso paziente per fare l’emocromo spenderà 4,15 di ticket ante 2009, 4 euro di ticket per il rientro dal disavanzo sanitario e 10 euro di ticket per il rientro nei parametri di Maastricht. 18,15 euro in tutto. Lo stesso paziente andrà alla struttura privata che gli farà pagare 4,15 o poco più. Gran parte delle analisi, in sostanza, tranne quelle legate a patologie gravi  e molto costose che si continuano a fare rigorosamente presso gli ospedali, sono letteralmente crollate, in termini di affluenza, nelle strutture pubbliche in favore di quelle private. Oggi il paziente si presenta allo sportello Asl per sapere i prezzi e valutare se e dove andare. I bigliettini della fila rimangono nella macchinetta, le sale di aspetto vuote,  e il pubblico dichiara forfait. I conti sono presto fatti: nessun reale flusso di gettito in più mentre il gettito previsto sui ticket della laboratoristica crolla. E pensare che c’era stato un momento in cui per efficientare il sistema si era deciso di ridurre il numero dei laboratori, soprattutto quelli privati e pubblici di piccole dimensioni, perché sotto una certa soglia la letteratura internazionale, considera inefficiente e addirittura rischiosa la loro gestione. Nell’esperienza della Regione Lazio per esempio, l’ultimo decreto (decreto del Commissario ad Acta n.  54/2010) individua il minimo, per la verità in forte riduzione rispetto al precedente atto del 2007, in 200 mila esami nel triennio 2011-13 e in 100 mila nel 2011. Il quadro a questo punto si ribalta e per via dei ticket e della riduzione della soglia minima, il precedente obiettivo di accentrare le analisi sulle strutture ospedaliere attive o sui grandi centri privati viene abbandonato in favore della laboratoristica privata sotto casa. Sulle visite specialistiche e radiologiche di base (orto panoramiche, RX), se possibile è anche peggio, perché contro i 34,66 euro attuali del pubblico (20,66 + 4 + 10 nell’esempio), l’offerta privata diventa molto vantaggiosa già a 26 euro con una perdita di potere d’acquisto  per i cittadini di oltre il 35% rispetto al 2009.  Senza andare troppo in là con le valutazioni e aspettando l’ennesimo aumento già preannunciato sui ticket, prendiamo atto del cambiamento e rileviamo che su questo tema si è abbandonata la logica di una programmazione sanitaria che si struttura per rispondere ai bisogni indotti principalmente dalla domanda del paziente. Il modello in pista invece richiama alla capacità imprenditoriale di offrire un pacchetto sanitario anche al di là della manifestata esigenza di sanità. Il laboratorio sotto casa o lo studio polispecialistico di quartiere sarà indotto a offrire, al pari dei last minute dell’agenzia di viaggio, pacchetti e cicli di esami e visite con sconti e prezzi vantaggiosi, favorendo un aumento indotto della complessiva domanda di sanità. A quel punto il rischio è che diventerà più complicato garantire la copertura dei reali fabbisogni sanitari della collettività e che in ultima istanza salti, per effetto domino, il principio universalistico e solidale del sistema sanitario italiano, che nonostante le molte distorsioni, rimane comunque saldo al secondo posto nella graduatoria dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Tommaso Antonucci, economista (Terra)

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