Lombardia, siglato l’accordo per la medicina generale. Snami: gli mmg italiani i peggio pagati

Silvio Campione | 14/09/2011 15:31

E' stato siglato nella tarda serata di martedì l'accordo regionale 2011-2012 per la medicina generale tra la direzione generale della sanita' della Regione Lombardia e la Fimmg (Federazione dei medici di medicina generale) Lombardia, l'unico sindacato a sottoscrivere l'intesa. Le altre sigle, Smi, Snami e Intesa sindacale, non lo hanno fatto e stanno pensando a forme di protesta, come rende noto la Fimmg. 

 

''Con l'accordo siglato ieri e' stato riportato a 1 medico per ogni 1300 pazienti il rapporto ottimale, con la certezza di riportare a circa 1200 il numero di pazienti medio - spiega Fiorenzo Corti, segretario regionale della Fimmg Lombardia - C'e' stato inoltre il riconoscimento delle nuove associazioni di rete e di gruppo e sono stati riconosciuti i contributi di finanziamento per quei medici che si sono dotati di collaboratori di studio e infermieri da gennaio 2009 al 31 dicembre 2010''. In base all'accordo inoltre le attivita' previste a livello di asl, per le quote di governo clinico, dovranno essere orientate alla promozione di programmi di prevenzione e ad attivita' di gestione delle patologie croniche. Le spese sostenute per le attivita' informatiche, oltre ai 77 euro mensili previsti dalla convenzione, saranno finanziate con una quota di 1,25 euro per ogni paziente iscritto nei propri elenchi, per i medici che trasmetteranno con il servizio informativo regionale almeno l'85% delle prescrizioni, mentre sono mantenuti i fondi regionali (per un totale di 12,8 milioni di euro) per le attivita' aggiuntive volte ad ampliare l'orario di studio, del collaboratore e dell'infermiere e l'apertura degli studi sabato mattina. Intanto, secondo lo Snami, il medico di famiglia italiano guadagna in un anno la metà di quanto prendono i suoi colleghi americani e dai dieci ai ventimila dollari in meno rispetto a francesi e australiani. «E’ la conferma di quanto già sospettavamo da tempo: il Servizio sanitario nazionale non tratta i suoi medici delle Cure primarie con la stessa attenzione di altri paesi dell’Occidente avanzato». A parlare è Angelo Testa, presidente dello Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani), e il riferimento è la recente ricerca condotta da due docenti della statunitense Columbia university. Secondo l’indagine, che ha messo a confronto le retribuzioni dei medici di famiglia di sei paesi (Usa, Australia, Canada, Francia, Germania e Regno Unito) i professionisti americani prenderebbero in media 186.582 dollari all’anno, detratte le spese e prima delle tasse. Molto più lontani gli altri: un generalista australiano guadagnerebbe poco meno di 93mila dollari mentre un francese supererebbe appenai 95mila. E gli italiani? Per lo Snami, guardano i loro colleghi dal basso verso l’alto. «In media» spiega Testa «ogni medico di famiglia conta 1.100 pazienti, il che significa uno stipendio di circa 60mila euro, ossia 81mila dollari. Andrebbero aggiunti gli incentivi, che spesso variano considerevolmente da Regione a Regione, ma vanno anche detratte le spese, come hanno fatto i ricercatori americani sul loro campione: sommato e sottratto, i medici italiani stanno certamente peggio dei francesi e la distanza è destinata ad aumentare, visto il congelamento decretato dalla Manovra di luglio ai rinnovi delle convenzioni e l’aumento di costi come affitti e benzina».

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