Congresso diabetologi di Lisbona, presto le nuove linee guida

Redazione DottNet | 14/09/2011 18:32

Al bando gli eccessi di dolci e di bevande zuccherate. Senza demonizzare lo zucchero, e' tuttavia necessario che tutti, persone con diabete e non, si tengano sotto il limite consentito che, secondo gli esperti della Societa' italiana di diabetologia (Sid), e' di 8 cucchiaini al giorno (circa 50 grammi per gli uomini, e 40 per le donne, ancor meno per i bambini). Superarlo mette a rischio, soprattutto a lungo termine, la salute, portando scompensi sui trigliceridi nel sangue e sull'insulino resistenza, le complicanze dunque del diabete che e' fattore di rischio cardiovascolare perche' la glicemia alta, soprattutto dopo i pasti, fa male al cuore.

"Lo zucchero si trova nei carboidrati, nel pane bianco piu' che in quello integrale; sulla glicemia questi prodotti da forno hanno lo stesso impatto - precisa il presidente della Societa' italiana di diabetologia (Sid) Gabriele Riccardi - tuttavia dopo un anno si vede che l'integrale riduce il colesterolo, ottimizza il valore dei trigliceridi, puo' far ridurre il peso e migliora la sensibilita' insulinica. I prodotti con farine raffinate no. Ma e' piuttosto il consumo dei soft drink a far sballare piu' facilmente i conti sul fabbisogno giornaliero perche' bere una bibita zuccherata prima dei pasti da' un senso di sazietà - ha sottolineato Riccardi - pari allo zero, e pertanto non frena l'appetito. Una lattina del consueto formato da 330 ml contiene mediamente dai 27 ai 33 grammi di zucchero; se la si beve due volte a settimana e' possibile a compensarla ma con due lattine al giorno si e' fuori quota massima. Per i giovani italiani si stima un consumo medio di soft drink di 3 bevande a settimana, un giorno si' e un giorno no. Mentre i loro coetanei negli Usa, con un consumo medio di una lattina al giorno, hanno gia' le tipiche conseguenze dell'obesita' infantile''. Le nuove Linee guida - Riccardi e' membro del team che rivedra' quelle europee entro l'anno prossimo - enfatizzano il messaggio di non eccedere con i zuccheri aggiunti, diversi da quelli presenti nel cibo naturalmente che, come il fruttosio, sono a lenta cessione nell'organismo. "A lungo termine il surplus di zuccheri aggiunti ha un effetto bomba" ha detto Riccardi nel precisare che "tuttavia questo discorso non vale le bibite light o zero. Queste - secondo studi preliminari su giovani - sembrerebbe tuttavia che possano riverberare la preferenza per il dolce. Come se inducessero i ragazzi a scegliere, ad esempio in aereo, sempre lo snack dolce". Per avere un quadro del proprio stato di salute, metabolico in particolare, Riccardi sottolinea il maggiore valore informativo delle misurazioni della glicemia postprandiale rispetto al consueto check a digiuno. Anche alla luce di una maxi studio, condotto su oltre 500 pazienti con diabete di tipo 2 seguiti per 14 anni dai ricercatori Sid dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano (Torino), secondo cui l'iperglicemia dopo i pasti "è un fattore altamente predittivo del rischio di eventi cardiovascolari e di mortalità, più importante della iperglicemia a digiuno". Tuttavia  si è anche scoperto che in molti pazienti con diabete di tipo 2 un eccesso di infiammazione a livello dei vasi sanguigni può contribuire a favorire l'insorgenza della malattia. L'infiammazione danneggia i vasi e questo crea scompensi metabolici che, a lungo andare, compromettono il controllo della glicemia: lo affermano gli esperti della Società Italiana di Diabetologia durante il congresso dell'European Association for the Study of Diabetes (Easd) a Lisbona. dal 12 al 16 settembre. Trial clinici hanno indicato la possibilità di migliorare la glicemia con l'aiuto di farmaci antinfiammatori, che in un prossimo futuro potrebbero ridisegnare la terapia del diabete. "Abbiamo ormai solidi dati epidemiologici che dimostrano come in una discreta quota di pazienti con diabete di tipo due ci sia una netta correlazione fra l'infiammazione a livello dei vasi sanguigni e la successiva comparsa della malattia; allo stesso modo in molti modelli sperimentali l'infiammazione vascolare precede la comparsa di insulino resistenza a livello di muscolo, fegato e tessuto adiposo - spiega Massimo Federici del Dipartimento di Medicina Interna dell'Università Tor Vergata di Roma - Non c'è ancora certezza sull'origine dell'infiammazione che poi spiana la strada al diabete: secondo alcuni esistono agenti patogeni che possono esserne responsabili, altri ritengono che dipenda soprattutto dallo stile di vita scorretto. Cattive abitudini protratte per decenni, dal fumo di sigaretta all'eccesso di alcol, da una scorretta alimentazione alla sedentarietà, provocano infatti un minimo ma continuo fastidio alla parete interna dei vasi sanguigni, l'endotelio, che reagisce infiammandosi. Questo stato di perenne infiammazione endoteliale "disturberebbe" il metabolismo del glucosio e pian piano condurrebbe a una ridotta sensibilità all'insulina e all'iperglicemia, che a loro volta favoriscono l'infiammazione. Un circolo vizioso che porta alle complicanze del diabete, dall'aterosclerosi alla retinopatia e alla nefropatia, e che potremmo forse riuscire a spezzare proprio grazie agli antinfiammatori". Il diabete e' una malattia che si manifesta sempre nello stesso modo, ovvero con un eccesso di glicemia, ma, come sottolineato dal direttore del servizio di Diabetologia del Policliclinico di Siena Francesco Dotta, "e' una malattia complessa in quanto provocata da almeno otto meccanismi eterogenei, non solo l'insulina quindi. Coinvolge il sistema immunitario, le stesse betacellule tentano di difendersi dalla distruzione, e la flora batterica intestinale va a modulare la risposata immunitaria ed energetica. E' stato visto, in studi sperimentali, che in gran parte dei casi, circa due su tre, - ha aggiunto Dotta - di diabete di tipo 2 il sistema immunitario si attiva come quando c'e' infezione. Produce sostanze adipose nel fegato e danni vascolari, testimonia la ricerca di Federici. Misurare l'infiammazione non e' facile, ci sono studi in corso sul pancreas dei pazienti morti ma i dati non sono ancora solidi. Ma conoscere la correlazione tra i fenomeni infiammatori e il diabete ci portera' in un prossimo futuro a ottimizzare le terapie di cura" conclude Dotta.Arriva intanto un sostegno concreto e cospicuo alla ricerca sul diabete. Boehringer Ingelheim e la Fondazione europea per gli Studi sul diabete, Efsd, hanno annunciato, al 47mo Congresso Europeo sugli studi diabetologici Easd in corso a Lisbona, una nuova partnership che finanziera' con un fondo di 2,5 milioni di euro la ricerca scientifica per il prossimo triennio. Obiettivo di questa collaborazione è quello di stimolare, ed accelerare nuovi progetti di studio sulle disfunzioni metaboliche in Europa. l presidente della Fondazione Easd Ulf Smith ha sottolineato l'importanza dell'incremento dei fondi per la ricerca in Europa: ''Easd e' orgogliosa - ha detto - di aver definito che promettente collaborazione con Boehringer Ingelheim. E spero che questa iniziativa ispirera' sia i governi che l'industria ad aumentare i loro contributi sulla ricerca diabetologica''.

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato