Procreazione, le regioni studiano il tetto a 43 anni

Redazione DottNet | 19/09/2011 15:30

Quarantadue anni, 11 mesi e 29 giorni: e' questo il limite d'eta' che le regioni vogliono porre come soglia di accesso per le donne che intendono sottoporsi a trattamenti di procreazione medicalmente assistita rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. Il tavolo tecnico interregionale sulla procreazione assistita ha infatti elaborato un documento che va in tale direzione, che ora dovra' essere esaminato dalla commissione degli assessori regionali alla Salute. Un'iniziativa che si inserisce proprio in un momento in cui si fanno sempre piu' accese le polemiche per le cosiddette 'mamme-nonne', ma che suscita alcune perplessita' nei medici.

"L'idea e' di uniformare i criteri di accesso in tutte le regioni - spiega Stefano Marson, del coordinamento tecnico interregionale della commissione Salute - perche' ora alcune hanno posto dei limiti e altre no". Come dimostra la delibera della regione Veneto che a giugno ha 'esteso' la possibilita' di fare i trattamenti di pma a carico del Ssn anche alle donne fino a 50 anni, e per gli uomini fino a 65 anni. Nel documento cui stanno lavorando le regioni si riprendono anche alcuni criteri gia' contenuti nelle linee guida sulla legge 40, "come limitare l'accesso a donne anche piu' giovani ma con diabete e un indice di massa corporea eccessivo e troppo basso - continua -, cioe' ne' donne obese ne' troppo magre, e a chi e' diabetica. Inoltre ogni regione potra' stabilire una partecipazione o meno alla spesa da parte delle coppie''. Ma stabilire per legge l'eta' di accesso alla fecondazione assistita non trova tutti concordi nel mondo medico. Se e' vero che il codice deontologico degli ordini dei medici prevede il divieto di attuare pratiche di fecondazione assistita in donne in menopausa non precoce, ci sono pero' degli altri fattori da prendere in considerazione. Almeno secondo gli specialisti di medicina della riproduzione. ''Le regioni vogliono mettere un limite all'eta' - commenta Luca Gianaroli, presidente del Sismer (Societa' italiana studi medicina della riproduzione) - per frenare la spesa su trattamenti sanitari poco redditizi. E' vero che a livello statistico una donna di 43 anni e' nel pieno delle capacita' riproduttive nell'8% dei casi, ma l'accesso alla pma non dovrebbe essere deciso su un dato meramente anagrafico, bensi' su alcuni parametri''. Come il dosaggio ormonale dell'fsh e dell'amh, la regolarita' dei cicli mestruali, il peso della paziente e la sua storia clinica. Quanto alle 'mamme-nonne', il criterio secondo cui regolarsi dovrebbe essere questo. ''Fino al 2004, quando anche in Italia era consentita la fecondazione eterologa, noi ci siamo regolati cosi' - spiega - Abbiamo visto qual era l'ultima eta' in cui le donne partorivano naturalmente, cioe' 47 anni, e posto il limite di accesso a 46 anni. Ha poco senso fare la pma su donne di 50-60 anni, perche'inevitabilmente i loro figli capiranno come sono stati concepiti''.