Cgil, la manovra penalizza i medici: nel mirino pensioni e trasferimenti. Confermata la mobilitazione del 13 ottobre

Sindacato | Redazione DottNet | 20/09/2011 08:42

La conversione in legge della manovra economica "rende operative 6 nuove norme penalizzanti per i medici pubblici, che sommate a quelle delle precedenti manovre rappresentano un quadro devastante contro il quale e' fondamentale per la categoria riprendere la mobilitazione unitaria, a partire dalla manifestazione nazionale del 13 ottobre a Roma". E' quanto afferma una nota della Fp-Cgil. Secondo il sindacato tra le norme penalizzanti c'e' "in primo luogo la norma che proroga fino al 2014 la possibilita' di rottamazione unilaterale da parte delle aziende per chi ha 40 anni di contributi, compresi i riscatti".

Inoltre, spiega il sindacato, "a partire dal 2012 chi va in pensione per dimissioni o decadenza (all'ottenimento dei requisiti di anzianita') percepira' la liquidazione dopo 24 mesi dalla data di cessazione del servizio. Chi invece va in pensione per il raggiungimento dei limiti di eta' o di servizio (pensione di vecchiaia) dovra' aspettare 6 mesi". Tra le altre note dolenti, spiegano i medici della Cgil, la possibilita' per i medici pubblici di "essere trasferiti in ambito regionale per motivate esigenze e sulla base di criteri aziendali", e "la reintroduzione del prelievo forzoso del 5% sulle retribuzioni oltre i 90mila euro e del 10% oltre i 150mila, ma per i soli dirigenti pubblici". Intanto si è sfiorata  quota “10.000” firme  promossa dai sindacati medici e sanitari contro la manovra economica del Governo, raccolta che proseguirà comunque fino al 10 ottobre. Lo slogan resta lo stesso “Cambiamo la manovra” mentre viene aggiornato il testo dell’appello che, prendendo atto dell’approvazione della manovra bis, rilancia la protesta sindacale. “Non possiamo che confermare le ragioni di una protesta che ci porterà alla manifestazione di Roma il 13 ottobre – dicono i gestori  di www.cambiarelamanovra.it - per scongiurare ulteriori attacchi alla professione e reclamare l’attenzione che il settore merita a difesa di un sistema salute che garantisca in maniera adeguata la tutela dei cittadini e la dignità professionale degli operatori”. Ad oggi sono state raccolte 9.271 firme. La maggior parte dei firmatari è del Nord Italia (51%), seguiti dal centro (38%) e dal Sud (11%). I maschi sono il 59,5% e le donne il 40,5%. Le città in testa alla classifica per l’adesione all’appello sono: Roma: 14,4%, Torino: 7,88%, Napoli: 6,67%, Milano: 5,86% e Firenze: 5,05%. Le firme saranno consegnate a Palazzo Chigi al termine della manifestazione del 13 ottobre.

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