La fisiopatologia funzionale nell'organizzazione biologica

Enrico Venga | 27/09/2011 14:09

La nostra indagine è stata mirata alla ricerca dell’organizzazione  bioenergetica che sottende ed alimenta la Funzione e non alla Funzione come rappresentazione sintomatica. Ciò ci ha consentito di ritenere che le Funzioni della Specie, supportate dalla Neuroenergia, si possono trasformare o modificare. Funzioni che, comunque, riflettono o meglio riverberano l’organizzazione bioenergetica. Naturalmente, poiché le Funzioni esprimono l’organizzazione bioenergetica, il problema che a posteriori sembra Funzionale-sintomatico, sostanzialmente non lo è, perché se non vi è bioenergia che alimenta e, quindi, trasduce a livello funzionale un comportamento, un atto o un pensiero, le Funzioni non possono essere rappresentate: ovvero se la bioenergia non è in quel modo organizzata, non può funzionalmente essere rappresentata che nello stesso modo.

Quindi, il nostro problema, al di là della diversificazione-differenziazione Funzionale, è  bioenergetico, Ed allora la nostra indagine è stata mirata:

a) alla ricerca della strutturazione dell’organizzazione biologica,

b) ed al perché la struttura biologica è determinante per le Funzioni.

Naturalmente, tutto ciò non può farci escludere altre strutturazioni dell’organizzazione biologica, dato che qualsivoglia organizzazione bioenergetica non può essere avulsa dalla primigenia energia vincolata.

A tal proposito, quindi, la struttura bioenergetica individuale é, a nostro avviso, determinante nella programmazione-differenziazione, poi, funzionale.

Quindi, a prescindere da un ipotetico modello bio-organizzativo, l’Uomo trovasi a rappresentare e, quindi, ad esprimere soltanto le “Funzioni” organizzate tali modo.

Tale ricerca, inoltre, ci ha consentito ( e ci consente) di indagare funditus sulla formazione-strutturazione di qualsivoglia “ Funzione” al di là della pura e semplice rappresentazione sintomatica e noetica.

 Questo nostro intendimento richiede delle precisazioni.

Innanzitutto analizziamo l’aspetto delle Funzioni che modificano lo status di un organo o apparato, poiché riteniamo che uno status fisiopatologico se non è predisposto e funzionale all’habitat che lo ospita – sistema biologico – non può manifestarsi od avere riscontro obiettivo.

Tuttavia, dobbiamo anche chiederci perché si manifesta in un dato momento della vita umana e non prima o non dopo.

A tal uopo,però, dobbiamo anche precisare che qualsiasi processo fisiopatologico viene colto soltanto quando esso si esprime sintomaticamente e, quindi, obiettivamente, per cui il momento della rappresentazione sintomatica non determina il tempo-energia dell’insorgenza, ma soltanto il tempo-cronologico.

In tal modo le Funzioni si manifestano e si rappresentano nella situazione soggettiva, alimentate, comunque, da un’organizzazione bioenergetica strutturale.

Quindi, la fisiopatologia è già insita in quell’organizzazione, al di là della rappresentazione fisiopatologica obiettiva.

In tal senso, il processo flogistico può anche presentarsi e risolversi dal punto di vista obiettivo, ma non subiettivo, atteso che esso si presenta e ripresenta sempre e nelle più svariate circostanze.

Bisogna, altresì, considerare che lo stesso fenomeno dell’ “eccitazione-inibizione” può rappresentare un processo flogistico, dato che esso ha la pretesa percettiva-interpretativa di provocare, nei casi specifici, “piacere-dolore” in organi ed apparati.

Naturalmente, non è l’eccitazione-inibizione la qualità delle Funzioni, poiché le Funzioni si esprimono ed operano ( e devono operare) al di là della concettualità obiettiva eccitatoria o inibitoria.

Quindi, non possiamo e né ci è concesso investire “ad libitum” una funzione ritenendola, poi, inibita o eccitata.

Tutto ciò può verificarsi poiché l’organizzazione biologica è energetica e non è la Materia che può condizionare l’Energia.

A tal uopo gli accorgimenti o presidi terapeutici possono o meno “agire” a livello bioenergetico sempreché trovino la disponibilità e la compatibilità bioenergetica.

Questo, però, non può stabilire, in assoluto, un principio terapeutico, ma soltanto un “momento biologico”. Ecco perché l’Uomo è condannato a ricercare sempre nuovi aggregati atomici-molecolari e a trovarsi sempre, e comunque, di fronte a diverse rappresentazioni Funzionali.

Ci troviamo, in tal modo, a rappresentare delle categorie anche quando non vogliamo, attribuendo ad esse un rigore scientifico.

A tal proposito, possiamo opinare, quindi, che, se una Funzione si esplica in modo non confacente all’organizzazione, è come se non fosse in sintonia con la suddetta organizzazione, ed allora, a livello di applicazione-sviluppo, potrebbe generarsi una “Disfunzione”.

 Però, noi abbiamo anche detto che la Funzione non può essere diversa dall’organizzazione che la alimenta, ed allora questa ratio non soddisfa.

A questo punto, dobbiamo definitivamente stabilire che l’organizzazione biologica che ha dato ( e dà) la Funzione-Uomo, non ammette altre Funzioni che quelle di base – organizzazione biologica di base -.

Quindi, la stessa  “eccitazione” o “inibizione” è già nell’organizzazione biologica con la possibilità della riorganizzazione Funzionale, in modo da poter rappresentare ed alimentare Funzioni che riflettono e che non si discostano dalla Funzione-Uomo – transdifferenziazione -.

A tal uopo, dobbiamo, allora, ritenere che l’Uomo nell’ “adattarsi”, adattamento compatibile col sistema bioenergetico, ha dovuto o si è trovato a trasdurre impulsi da un continuum energetico – quanti di energia – che, in quel momento storico-ambientale, erano necessari, ma che, in successivi momenti, potevano non esserlo.

L’Uomo, però, più che alla Funzione energetica ha cercato, non potendo fare altrimenti, di organizzare l’interpretazione storica-rationale in base a principi che non reggono all’indagine scientifica, eludendo il problema di base.

Cioè, l’Uomo ha creduto ( e crede) di stabilire le “Funzioni-Disfunzioni” con la somatologica interpretazione sintomatica-obiettiva.

Naturalmente, per educare le Funzioni, o meglio, per poter esprimere una certa organizzazione, l’Uomo si trova ad esprimersi ed a ricevere le informazioni dell’espletamento funzionale, per cui una Funzione “deve”, per manifestarsi obiettivamente, necessariamente adeguarsi alle funzioni universali.

A tal uopo, però, non sappiamo se le funzioni, ormai universalizzate, hanno realmente il significato percettivo-interpretativo dato, oppure esprimono Funzioni strutturali-soggettive che non conosciamo, ma che trasduciamo tali modo , per l’esigenza di una artefatta e coartata comunicatio rationale.

Allora, quando l’Uomo esprime “eccitazione” o “inibizione”, non sappiamo certamente cosa vuol comunicare, impossessati ed educati come siamo, dalle nostre interpretazioni rationali.

A tal riguardo ci viene anche il dubbio se una Funzione possa essere rappresentata come “eccitata” o “inibita”.

 Noi non lo crediamo, per il semplice motivo che una Funzione non comunica, ma si esprime, e noi dovremmo cercare di analizzare perché si esprime in quel modo, non che non si possa esprimere in altro modo. E questo perché l’Energia è vincolata soltanto quando si rappresenta nella Materia, e la Materia è transeunte, non così l’Energia.

La stessa Energia può rappresentarsi in diversi aggregati atomici-molecolare e non per questo dobbiamo incorrere nell’errore di stabilire rigorosi principii scientifici della Materia o dell’aggregazione energetica della Materia, poiché ribadiamo che l’Energia può generare differenti aggregati atomici-molecolari.

Quindi, il problema della Funzione si pone al di là della rappresentazione.

Tuttavia, se noi non impariamo a riconoscere le rappresentazioni, non possiamo nemmeno determinare le Funzioni.

Allora, non ci resta che “ricercare” la Funzione bioenergetica al di là  della rappresentazione noetica o eikasica, nell’ambito dell’organizzazione biologica.

Quindi, per cercare di comprendere, dobbiamo prima riportare il mondo linguistico-comunicativo al mondo delle Funzioni e poi all’organizzazione biologica di base.

La stessa organizzazione soggettiva è riferita alla specifica organizzazione bioenergetica.

Infatti, l’Energia è strutturale-individuale ed  è obiettiva soltanto all’osservatore.

A tal proposito, siamo costretti a rivedere le Funzioni soggettive ed a riconsiderare l’Uomo non più “operatore” , ma come un

semplice  e non unico “elemento bioenergetico”.

 Tali modo, sono sorte le Funzioni “eccitatorie”  e “inibitorie” e non un continuum Funzionale.

A noi, tuttavia, necessita la ricerca della Fisiologia Funzionale al di là delle categorie, anche perché crediamo che in tutte le categorie è già insito ed implicito il concetto rationale “fisiopatologico” della Materia.

Quindi, sotto questo aspetto, l’Uomo, purtroppo, è indotto ad  organizzarsi in categorie, da cui successivamente si deve poi liberare.

Naturalmente, ciò è conseguenziale poiché è l’Energia che organizza ed è vincolata alla Materia che si rappresenta in un’organizzazione funzionale.

Ovvero, la nostra bioenergia è vincolata al sistema che rappresenta e, quindi, come tale, può subire le modifiche che apparentemente sembrano e sono della Materia, ma che invece sono insite e indotte dal sistema bioenergetico.

O meglio, l’organizzazione della Materia presuppone l’organizzazione energetica, quindi, il sistema Materia-Energia non può essere né dicotomico né discreto.

A tal uopo chiariamo: se una qualsivoglia strutturazione morfologica si modifica, si trasforma, sia ad opera di agenti esterni o interni, la modifica, la trasformazione, la differenziazione, la transdifferenziazione, non può che esprimere la continuità e la compatibilità della stessa organizzazione biologica di base.

Venga Enrico