Approvato il Piano sanitario nazionale 2011/2013. Via libera anche al riordino degli enti. E lunedì si discute dell’assistenza territoriale

Redazione DottNet | 23/09/2011 10:01

Giornata importante per la sanità italiana con il via libera ad una serie di provvedimenti che riguardano il settore. La Conferenza Unificata ha approvato il Piano sanitario nazionale 2011-2013, come conferma il ministro della Salute, Ferruccio Fazio. Si tratta di un documento programmatico che traccia le linee fondamentali che riguardano la gestione della sanità: (mutamenti demografici, patologie rilevanti ecc.). L'elaborazione del provvedimento è iniziata a fine 2010. Via libera anche al riordino di alcuni Enti a tutela della salute pubblica.

 Il Consiglio dei ministri - riunito ieri mattina - ha infatti approvato, su proposta del ministro Ferruccio Fazio, uno schema di decreto legislativo per il riordino di alcuni Enti vigilati dal ministero di Lungotevere Ripa, in particolare la Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt), l'Istituto superiore di sanità (Iss), l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), gli Istituti zooprofilattici sperimentali (Izs). "Il riordino - riferisce una nota del Governo - che avviene in attuazione della specifica delega conferita all'esecutivo, persegue obiettivi di semplificazione e snellimento delle strutture, ottimizzazione delle spese e dei costi, ridefinizione del rapporto di vigilanza. Il testo verrà trasmesso alla Conferenza unificata e alle Commissioni parlamentari per il parere". Un altro passaggio importante riguarda le cure territoriali: lunedì prossimo se ne dovrebbe discutere al Ministero della Salute con i sindacati di categoria e con le associazioni di settore. Molte le novità introdotte, tra cui l’assistenza extraospedaliera per l’intero arco della giornata, l’adesione obbligatoria alle equipe mono e multi professionali per l’integrazione dell’assistenza e la remunerazione “pesata” sulla complessità dell’assistenza. La riforma di fatto interesserà  i medici di famiglia, pediatri, specialisti ambulatoriali e le altre professioni che operano al di fuori dell’ospedale. I passaggi più importanti riguardano il rapporto tra il servizio sanitario nazionale e i sindacati con accordi che devono tenere conto dei seguenti principi:

a) prevedere che le attività e le funzioni disciplinate dall’accordo collettivo nazionale e dagli accordi integrativi regionali rientrino nell’ambito dei livelli essenziali e uniformi di assistenza;

b) prevedere che la scelta del medico sia liberamente effettuata dall'assistito, nel rispetto di un limite massimo di assistiti per medico modulabile a livello regionale, abbia validità annuale e sia tacitamente rinnovata;

c)  prevedere l’assegnazione obbligatoria dei medici convenzionati a forme organizzative monoprofessionali (Aggregazioni Funzionali Territoriali) che condividono obiettivi, strumenti di valutazione della qualità assistenziale, Linee Guida, audit, etc. e multi professionali (Unità Complesse di Cure Primarie) che erogano prestazioni assistenziali tramite il coordinamento e l’integrazione dei professionisti delle cure primarie e del sociale, secondo modelli individuati dalle singole regioni.

d) regolamentare la possibilità di revoca della scelta da parte dell'assistito nonché la ricusazione della scelta da parte del medico qualora ricorrano  accertati motivi di incompatibilità;

e) disciplinare gli ambiti e le modalità di esercizio della libera professione prevedendo che  il medico sia tenuto a comunicare all'azienda sanitaria locale l'avvio dell'attività in libera professione indicandone sede ed orario di svolgimento, al fine di consentire gli opportuni controlli. In ogni caso, il pagamento, anche parziale, di prestazioni da parte dell'assistito o l'esercizio di attività libero professionale al di fuori delle modalità e dei limiti previsti dalla convenzione comportano l'immediata cessazione del rapporto convenzionale con il Servizio sanitario nazionale;

f) definire la struttura del compenso spettante al medico prevedendo una quota  per ciascun assistito o per ciascuna ora prestata, definita sulla base di variabili legate alla complessità della casistica degli assistiti, come corrispettivi delle funzioni e attività assistenziali nonché sulla base di eventuali funzioni complementari a quelle assistenziali.

g)  le Aziende sanitarie possono provvedere alla dotazione strutturale, strumentale e di servizi delle forme organizzative multi professionali (UCCP) fornendoli in forma diretta oppure tramite l’erogazione delle risorse finanziarie necessarie alla acquisizione degli stessi beni e servizi. In tale caso i medici garantiscono un impegno orario di almeno 38 ore settimanali;

h)  prevedere che per le forme organizzative multiprofessionali le Aziende sanitarie possano adottare forme di finanziamento a budget fermo restando quanto previsto alla lettera f);

i) prevedere la definizione del profilo professionale del referente/coordinatore delle forme organizzative ;

l) garantire l'attività assistenziale per l'intero arco della giornata e per tutti i giorni della settimana attraverso il coordinamento operativo e l'integrazione professionale, nel rispetto degli obblighi individuali derivanti dalle specifiche convenzioni, fra l'attività dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, della continuità assistenziale, della medicina dei servizi e della specialistica ambulatoriale, attraverso le forme organizzative multiprofessionali di cui alla lett. c);

m) prevedere che le convenzioni nazionali definiscano standard relativi all’erogazione delle prestazioni assistenziali, all’accessibilità ed alla continuità delle cure, demandando alle Regioni la definizione di indicatori e standard per le forme associative multiprofessionali di cui alla lett.c);

n) prevedere le modalità attraverso le quali le aziende sanitarie locali, sulla base della programmazione regionale e nell’ambito degli indirizzi nazionali, individuano gli obiettivi, concordano i programmi di attività e definiscono i conseguenti livelli di spesa programmati sia dei medici singoli che delle forme organizzative, in coerenza con gli obiettivi e i programmi di attività del distretto;

o) disciplinare le modalità di partecipazione dei medici alla definizione degli obiettivi e dei programmi di attività del distretto e alla verifica del loro raggiungimento;

p) disciplinare l’accesso alle funzioni di medico di medicina generale del servizio sanitario nazionale secondo parametri definiti nell’ambito degli accordi regionali, in modo che l’accesso medesimo sia consentito ai medici forniti dell’attestato o del diploma di cui all’articolo 21 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, o titolo equipollente prevedendo altresì che la graduatoria annuale evidenzi i medici forniti dell’attestato o del diploma, al fine di riservare loro una percentuale prevalente di posti in sede di copertura delle zone carenti ferma restando l’attribuzione agli stessi di un adeguato punteggio, che tenga conto anche dello specifico impegno richiesto per il conseguimento dell’attestato;

q)  prevedere che l’accesso al rapporto convenzionale per lo svolgimento delle attività di assistenza  primaria, continuità assistenziale, medicina dei servizi e di emergenza territoriale avvenga   attraverso una graduatoria unica generale per titoli, predisposta annualmente a livello regionale;

r) regolare la partecipazione dei medici convenzionati a società, anche cooperative, anche al fine di prevenire l'emergere di conflitti di interesse con le funzioni attribuite agli stessi medici dai rapporti convenzionali in atto;

s) l’adempimento del debito informativo, l'adesione all'assetto organizzativo ed al sistema informativo definiti da ciascuna regione costituiscono requisito essenziale e indispensabile per l'acquisizione ed il mantenimento della convenzione;

t) prevedere la possibilità, per le Aziende Sanitarie, di stabilire specifici accordi con i medici operanti nelle forme organizzative multiprofessionali,  secondo modalità e in funzione di specifici obiettivi definiti in ambito regionale, anche per l’erogazione di specifiche attività assistenziali con particolare riguardo ai pazienti affetti da patologia cronica;

u) prevedere le modalità con cui la convenzione possa essere sospesa, qualora nell'ambito della integrazione dei medici convenzionati nella organizzazione distrettuale, le aziende sanitarie locali attribuiscano a tali medici l'incarico di direttore di distretto o altri incarichi temporanei ritenuti inconciliabili con il mantenimento della convenzione;

v) le regioni hanno la possibilità di prevedere l’inquadramento dei medici convenzionati nel ruolo della dirigenza medica, con procedure e modalità analoghe a quelle già previste dal d.lgs. n.502/92 e s.m.i. per il passaggio alla dipendenza dei medici di medicina generale, continuità assistenziale, medicina dei servizi, emergenza sanitaria territoriale,  e di assegnarli a forme associative multi-professionali (all’interno di specifiche progettualità innovative per l’erogazione delle cure primarie gestite direttamente dall’Azienda Sanitaria o da altri organismi identificati dalle regioni).