Tbc, anche Fazio positivo al test: in arrivo nuove linee guida

Infettivologia | Redazione DottNet | 26/09/2011 10:08

Anche il ministro della Salute Ferruccio Fazio e' risultato positivo al test della tubercolosi. La notizia arriva, nel corso di un convegno a tema organizzato dal Codacons, per voce del direttore del dipartimento malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanita' Giovanni Rezza che aggiunge: ''Il ministero sta procedendo a varare nuove linee guida per rendere piu' stretti i controlli, soprattutto nelle neonatologie, dobbiamo far si che eventi simili non si ripetano piu'''.

 E proprio sul caso Tbc al policlinico Agostino Gemelli di Roma, dove un'infermiera del nido e' risultata affetta dalla malattia e 122 bimbi positivi al test, Rezza precisa che ''il ministero e' ben cosciente dei possibili limiti del test, tutti i bambini risultati positivi al Quantiferon risultano negativi al test cutaneo. Quindi ci potrebbero essere anche dei falsi positivi''. ''Il ministro e' positivo, come il 12% della popolazione - ha detto Rezza - ma non si sta curando, non ce n'e' bisogno. C'e' un rischio di essere contagiati a livello di comunita', ma nella stragrande maggioranza dei casi questo rischio non si traduce assolutamente in malattia''. Interpellato sui neonati nati al Policlinico Gemelli e risultati positivi al test Rezza risponde: ''Bisogna ammettere che nell'uso dei test per la Tbc, soprattutto nei bambini, non c'e' un test perfetto, quindi la scelta e' stata fatta sull'opzione migliore''. Ma se Rezza parla di possibili ''falsi positivi'', un altro esperto del settore, Giorgio Besozzi, ex primario tisiologo e direttore del centro di formazione per la tubercolosi punta i riflettori sui possibili ''falsi negativi''. ''La profilassi di norma dovrebbe essere fatta a tutti coloro che sono entrati in contatto con una persona malata, anche se risultano negativi al test - sostiene - Si chiama profilassi proprio per questo. Non so perche' non lo stiano facendo, le situazioni vanno valutate caso per caso. I bambini testati a maggio-giugno-luglio, inoltre, potrebbero essere falsi negativi''. Per questi casi, infatti, ricordano dall'Unita' di coordinamento per la sorveglianza e controllo della Tbc, e' gia' previsto un secondo controllo dopo le dodici settimane dal contatto con l'infermiera malata. All'incontro di oggi hanno preso parte anche diversi genitori di bambini risultati positivi al test Tbc. ''C'e' preoccupazione per le conseguenze del farmaco che stiamo utilizzando - dice Davide, uno di loro - che potrebbe creare sofferenze al fegato dei bambini. Per questo ci sono famiglie che hanno sospeso la terapia. Io sono solo un papa' non posso dire come si debbano punire i responsabili di questa storia, ma credo che sia tutta la struttura che doveva far rispettare i protocolli ospedalieri''. ''Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, e' in contatto diretto con i genitori coinvolti nel caso Tbc al Gemelli - riferisce Rezza - La prossima settimana il sito del ministero sara' aggiornato e ci saranno le risposte alle domande che le famiglie hanno posto''. Ma intanto dal Codacons riferiscono di un'intera famiglia risultata positiva al test per la tubercolosi. ''Abbiamo sentito per telefono i genitori di un bambino nato a febbraio del 2010 al Gemelli, positivo al test della Tbc - dice il presidente Carlo Rienzi -. Hanno fatto il test anche madre, padre e fratello e sono risultati tutti positivi. Ora stanno valutando l'ipotesi di riunirsi alla class action per il risarcimento''. Ma, nel corso dello stesso convegno, Besozzi frena: ''Visto che sia il bambino sia il fratello e anche i genitori sono risultati positivi e' piu' logico pensare a fonti familiari, senza fare riferimento al Gemelli''.Le condizioni, alternative, sono due e valgono per tutti: la persona accusa i sintomi della tubercolosi o ha frequentato un malato della forma contagiosa. Solo in questi due casi si deve procedere alla profilassi, dopo aver verificato con un test - per gli adulti e i bimbi piu' grandi - la positivita' al batterio. Mentre il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, e' risultato positivo al test e l'Iss ha ammesso che il test sui bimbi non e' perfetto, e' il prof. Alberto Villani, responsabile malattie infettive del Bambino Gesu' di Roma, a rassicurare chi ha il dubbio se sottoporsi al test per la tubercolosi, chiarendo anche quando e' opportuno 'immunizzarsi' dalla malattia. Nei bimbi, in particolare, sottolinea Villani, la profilassi dipende dalla loro eta': nel caso dei neonati e' opportuna la profilassi di sei mesi se sono entrati in contatto con il batterio. E' il caso dei bimbi del Policlinico Gemelli dove lavorava l'infermiera malata. "Per loro, mettendo sul piatto della bilancia il rischio della malattia e il pericolo di danni al fegato - osserva - il risultato e' che e' meno dannoso assumere il farmaco''. Per i bimbi piu' grandi, sotto i 5 anni, precisa Villani, "il protocollo prevede la profilassi se si e' entrati in contatto per almeno 8 ore" con un soggetto ammalato della forma contagiosa di tubercolosi, la cosiddetta ''cavitaria aperta'' (cioe' una sorta di cavernetta nei polmoni dove si annida il batterio che viene espulso). Ci sono infatti, ha precisato l'esperto, anche forme della malattia non contagiose, ma non meno gravi. In questi casi ci sono anche i test, di due tipi: quello cutaneo (introdermoreazione) e quello del sangue ('Quantiferon'). Il primo prevede l'inoculazione di una sostanza che scatena una reazione cutanea in chi e' entrato in contatto con il batterio, il secondo valuta il dosaggio di una sostanza, l'interferone, prodotta nei soggetti che sono entrati in contatto con il batterio. ''Non possiamo comunque escludere - rileva l'esperto - che una percentuale della popolazione sia falsa positiva''. La stessa negativita', poi, non ha valore assoluto: "se una persona vive con un malato e risulta negativa, il test va ripetuto ogni tre mesi per avere una risposta certa". La stessa negativita', inoltre, non esclude che il soggetto possa essere entrato in contatto con il batterio, anche se questo "non ha avuto esiti polmonari".

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