I Giovani Medici (S.I.G.M.) prendono posizione nei confronti della “svendita” delle prestazioni professionali medico-chirurgiche

Martino Massimiliano Trapani | 03/10/2011 13:59

I-Giovani Medici (S.I.G.M.) prendono posizione nei confronti della “svendita” delle prestazioni professionali medico-chirurgiche

il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) ritiene che sia opportuno adottare un regime di autoregolamentazione del fenomeno da parte della categoria, garantendo il rispetto dell’etica professionale medica e della professionalità di chi la esercita, ma ancora prima la tutela dell’interesse del cittadino, nella misura in cui la corsa al risparmio o alla speculazione sui grandi numeri non è per nulla sinonimo di sicurezza e qualità delle prestazioni sanitarie offerte dal professionista.

Cari Colleghi,

la contingente crisi economico-finanziaria colpisce primariamente le fasce più deboli della popolazione. Numerosi cittadini in restrizioni economiche vengono pertanto sempre più attratti, anche attraverso il web, da offerte di vendita di “pacchetti” di prestazioni sanitarie, con sconti che raggiungono percentuali prossime anche al 70-80%. Già da tempo, infatti, esistono siti web dedicati che permettono di costituire gruppi d’acquisto online in cui più persone comprano determinati oggetti o servizi con lo scopo di pagarli meno. Il concetto è: più persone comprano, meno pagano! Tale fenomeno, peraltro, ha preso consistenza quale effetto della Legge Bersani che ha eliminato i riferimenti tariffari minimi per le prestazioni mediche. Questo sistema offre sicuramente un servizio concreto all’esigente e vorace mondo del consumismo, ma quando questo modo di fare marketing tocca l’ambito medico non ci si può esimere dal porsi dei legittimi interrogativi: commercializzare la medicina al punto da “svendere” le prestazioni mediche a “pacchetti” non è eticamente e professionalmente accettabile. Pertanto, il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) ritiene che sia opportuno adottare un regime di autoregolamentazione del fenomeno da parte della categoria, garantendo il rispetto dell’etica professionale medica e della professionalità di chi la esercita, ma ancora prima la tutela dell’interesse del cittadino, nella misura in cui la corsa al risparmio o alla speculazione sui grandi numeri non è per nulla sinonimo di sicurezza e qualità delle prestazioni sanitarie offerte dal professionista. Infatti, dovendo concentrare un numero di prestazioni quantitativamente elevate, ne va della sicurezza e qualità delle cure. Avviene, purtroppo, che sempre più spesso vengano ad essere coinvolti in queste logiche i giovani medici che hanno da poco finito il loro percorso di studi ed aspirano a mettere in pratica quanto appreso. In un momento storico in cui insistono enormi difficoltà nell’inserimento lavorativo, tanto nel pubblico, quanto nel privato, forte è infatti la tentazione di praticare la professione e mettere da parte i primi guadagni, vieppiù che paradossalmente i giovani medici dopo la specializzazione si trovano inoccupati dopo un periodo durante il quale hanno percepito uno stipendio connesso al contratto di formazione specialistica. Il S.I.G.M. è da sempre impegnato in una costante opera di sensibilizzazione delle Istituzioni e della categoria, finalizzata al miglioramento della condizione dei giovani medici, dall’accesso ad una formazione di qualità ed adeguatamente professionalizzante, a quello nel mondo del lavoro. Per queste ragioni ed alla luce del fenomeno prima descritto, il S.I.G.M., pur nel rispetto del diritto ad autodeterminarsi, rivolge un appello a tutti i giovani medici affinchè si costituisca un fronte comune finalizzato ad organizzare una piattaforma di confronto nell’ambito della quale si condivida un tariffario nazionale con delle remunerazioni minime alle quali fare riferimento anche nell’ottica di esperienze di aggregazione professionali (società, cooperative, ecc.). Tutto ciò, al di là di qualunque legittima forma di liberalizzazione, al fine di non incorrere nel rischio sia di sconfinare il limite dello sfruttamento e della dequalificazione della nobile professione del medico, sia di incrinare irrimediabilmente il rapporto medico-paziente.